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Il ruolo dell'educatore professionale in un convegno: ''Oltre il 90% dei laureati trovano subito impiego''

Domani mercoledì prossimo 27 giugno a Rovereto incontro su dinamiche e sviluppi di una figura considerata cruciale nell'evoluzione del sistema trentino di welfare e per la quale il prossimo mese sarà istituito l’albo professionale

Pubblicato il - 26 June 2018 - 12:12

ROVERETO. Una figura sociosanitaria che lavora a fianco delle persone più fragili e vulnerabili, per accompagnarle nel loro percorso di affermazione nella vita personale e sociale. È il “biglietto da visita” di educatori ed educatrici professionali. Un profilo per il quale il prossimo mese è prevista l’istituzione dell'Albo professionale (provinciale e nazionale), che segna una svolta nel riconoscimento di chi la esercita e sul piano della tutela e garanzia di chi usufruisce del servizio.

 

Un momento di approfondimento e confronto sulle evoluzioni della figura e della formazione dell’educatore professionale, in considerazione delle politiche sociali trentine e in vista dell’istituzione dell’albo professionale, è in programma mercoledì 27 giugno alle 15 a Rovereto nell’aula magna di Palazzo Piomarta (Corso Bettini, 84) con “Educatore professionale. Workshop sulle dinamiche e sviluppi di una professione cruciale nell'evoluzione del sistema trentino di welfare”.

 

Il pomeriggio è organizzato dal Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento nell'ambito del corso di laurea interateneo in Educazione professionale, attivato nel 2006 in convenzione con la Scuola di Medicina dell'Università di Ferrara. Oltre a docenti del corso, interverranno esperti ed esperte della Provincia autonoma di Trento, dell’Azienda provinciale dei servizi sanitari e dell’Associazione nazionale educatori professionali.

 

"Come per altre professioni della salute, anche l'educatore professionale, oltre che appassionato, deve avere una preparazione robusta che non può essere improvvisata o guidata solo dalla buona volontà", osserva Silvia Nicoletta Fargion, direttrice delle attività didattiche del corso di laurea in Educazione professionale. "Occorre una formazione di base universitaria di tipo bio-psicosociale, che prepari ad attuare progetti educativi e riabilitativi a favore di soggetti in difficoltà e di un benessere sempre più comunitario".

 

Il corso di laurea Università di Trento/Università di Ferrara dimostra di rispondere alla fame che la società ha di tale figura: il tasso di occupazione a un anno dalla laurea è, infatti, del 91,7%. "Questa collaborazione  tra gli atenei avvantaggia soprattutto il Trentino - osserva Dario Fortin, docente del corso - in quanto più del 90% dei 333 laureati e laureate del corso (dalla sua attivazione a oggi) risiedono in Trentino e il mercato del lavoro finora li ha assorbiti per circa il 90% in strutture pubbliche o del privato sociale convenzionate con la Provincia autonoma di Trento nelle aree della disabilità, salute mentale, minori, dipendenze, anziani, emarginazione giovanile e adulta, promozione della salute e del welfare territoriale".

 

Accanto alla prossima istituzione dell’albo professionale, Fortin ricorda che nel segno di una maggiore tutela "il mese scorso è stato approvato dalla Provincia che prevede che almeno l'80% del personale che abbia contatto diretto e abituale con l'utenza deve avere un titolo di studio specifico coerente con l'attività svolta" e che da una nuova norma provinciale l’educatore professionale ora è riconosciuto nel welfare provinciale per gli anziani "come una figura centrale per lo sviluppo del lavoro di comunità, della promozione sociale e della cittadinanza attiva, della valorizzazione del volontariato e del potenziamento della rete informale".

 

E aggiunge: "In questa dinamica in evoluzione risulterà, dunque, importante rafforzare le collaborazioni tra il mondo dei servizi sociosanitari pubblici e del privato sociale, con quello della formazione, della ricerca, delle politiche di welfare e delle professioni di aiuto, di cui l'educatore professionale copre sempre di più un ruolo indispensabile".

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