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In trasferta da Napoli a Rovereto per vendere iPhone contraffatti e profumi taroccati

La Guardia di Finanza è riuscita a bloccare e denunciare due truffatori di 41 e 21 anni che si aggiravano all'interno del centro commerciale Millenium cercando di vendere alcuni iPhone falsi e dei profumo taroccati

Pubblicato il - 28 ottobre 2018 - 08:58

ROVERETO.  Sono arrivati da Napoli a Rovereto per cercare di rifilare profumi contraffatti e falsi iPhone clonati con il classico tentativo di truffa del “pacco taroccato”. A finire nei guai, fermati dai militari della compagnia della Guardia di Finanza di Rovereto, sono state due persone di 41 e 21 anni.

 

I due si aggiravano nel centro commerciale “Millenium” mentre tentavano di rifilare i falsi iPhone clonati a dei potenziali clienti, alla ricerca dell'affare della vita, e accanto a questo anche una dozzina di profumi di marca contraffatti.

 

I finanziari, durante un servizio di controllo in borghese, hanno notato le due persone che vagavano senza una meta precisa tra i negozi del centro, con una borsa di medie dimensioni, gonfia di oggetti.

 

Avvicinatesi, le Fiamme Gialle si sono presentate, qualificandosi, chiedendo di vedere cosa i due avessero nel borsone e se avessero con gli scontrini di acquisto. All’interno del borsone c’erano dodici confezioni varie di profumi di marca, ovviamente privi di qualsiasi documento che ne giustificasse il possesso o l’acquisto, la cui provenienza i due campani non hanno giustificato in maniera credibile. Oltre a questo nella borsa erano presenti due scatole, al cui interno i due sostenevano ci fossero degli iPhone acquistati in una nota catena commerciale di elettronica, a fronte dei quali hanno però mostrato due scontrini recanti il prezzo e il luogo di acquisto.

 

Ai Finanzieri è bastato uno sguardo per comprendere che le confezioni dei profumi erano “taroccate”, così come i due scontrini esibiti; in quest’ultimo caso si è trattato del classico tentativo della truffa del “pacco taroccato”: di solito i truffatori si avvicinano alle persone mostrando la scatola di un iPhone di ultima generazione, mostrando uno scontrino fiscale falso, a riprova della liceità dell’acquisto e della lecita provenienza del prodotto, che reca il prezzo che si avvicina a quello reale di mercato degli iPhone più moderni (valore di mercato di oltre 1.300 euro), proponendolo però in vendita diretta e immediata a prezzi inferiori (generalmente dai 400 ai 600 euro).

Dopo che però la persona ha abboccato e pagato il prezzo pattuito, è aprendo il pacco che la truffa si svela: il cellulare è di solito un clone di infima qualità, con all’interno un sistema operativo scadente, mentre lo scontrino è totalmente contraffatto.

 

I Finanzieri fortunatamente sono riusciti a stroncare sul nascere i tentativi di truffa dei due, in trasferta da Napoli, che non avevano ancora piazzato nessun “pezzo”: entrambi sono stati deferiti alla Procura di Rovereto per tentata truffa e vendita di merce contraffatta, che è stata tutta sottoposta a sequestro.

 

Il sistema di contraffazione e truffa sembra essere analogo a quello scoperto in larghissima scala dalla Guardia di Finanza di Napoli, che nel febbraio di quest’anno ha sequestrato migliaia di iPhone contraffatti provenienti da Hong Kong.

I telefoni fatti passare per prodotti di Cupertino, erano dotati di un'interfaccia grafica del tutto identica a quella iOS, il sistema operativo dei telefoni cellulari della Apple, ma in realtà giravano su Android.

 

Con questo stratagemma i venditori fraudolenti avrebbero venduto al costo legale di oltre mille euro, prodotti truccati di prezzo molto inferiore. I falsi iPhone X venivano infatti corredati di tutti i particolari che ad un primo e poco attento sguardo ne impedivano il riconoscimento.

 

Ai dettagli del telefonino si aggiungevano, poi, quelli dell’imballaggio che veniva perfettamente replicato. C'era la documentazione commerciale di spedizione; sulle confezioni dei prodotti importati risultavano ritratte cuffie acustiche o batterie al litio sostitutive, raffigurate per mezzo di pellicole adesive plastificate di facile asportazione. Una volta rimosse, invece, venivano alla luce le effigi perfettamente riprodotte del noto brand della "mela" tipiche della casa di Cupertino. Anche nella maxioperazione delle Fiamme Gialle partenopee era stato scovato il sistema dei falsi scontrini riportanti la denominazione di una nota catena di elettronica di diffusione nazionale.

 

I falsi tagliandi fiscali erano stati appositamente predisposti dai truffatori per attestare la verosimile "prova di acquisto" del prodotto tecnologico, al costo legale di oltre mille euro. Gli scontrini avrebbero potuto facilmente essere utilizzati - mediante i canali di scambio dell'usato tra privati, diffusi soprattutto sul web - nei confronti di potenziali acquirenti, ignari della contraffazione e del connesso sistema, ma anche con un più artigianale sistema di vendita “porta a porta” come nel caso di ieri

 

Il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Trento ricorda a tutti che il rischio di essere truffati quando viene proposta merce notoriamente di valore a prezzi eccessivamente competitivi è alto e che dietro l’acquisto di prodotti contraffatti si nasconde la criminalità organizzata (principalmente la camorra). L’ultimo rapporto Censis vede l’Italia al secondo posto al mondo dopo gli USA nella classifica dei paesi con un alto tasso di prodotti contraffatti in circolazione e ne stima il giro d'affari illecito in 5,7 miliardi di euro (1,7 miliardi di euro per la produzione diretta e 4 miliardi di euro per la perdita di gettito sulla produzione indotta in altri settori connessi), con un valore aggiunto sommerso di 6,7 miliardi di euro ed oltre 100.000 posti di lavoro in meno.

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