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Lettera a Salvini: il dl sicurezza lascia a piedi tanti bellunesi: ''Si rischia lo spopolamento delle montagne e le soluzioni sono difficili''

La modifica del codice della strada prevede multe e fermo amministrativo per le auto non immatricolate in Italia. L'onorevole Luca De Carlo, già sindaco di Calalzo di Cadore, scrive a Salvini una lettera "informale" per invitare il vicepremier alla riflessione. Questo provvedimento non tiene conto di un'intera categoria di cittadini e lavoratori che mantengono la residenza in Italia e trascorrono diversi mesi all'estero

 

Di Luca Andreazza - 27 dicembre 2018 - 20:28

BELLUNO. Il Veneto è tra le aree maggiormente colpite dal decreto legge del vicepremier Matteo Salvini che modifica anche gli articoli 93 e 132 del Codice della strada, la normativa che tratta la circolazione dei veicoli immatricolati all'estero. Tanti i cittadini multati per 500 euro e il blocco del mezzo fino al cambio della targa, la registrazione in Italia da effettuare in sei mesi. E allora il bellunese scrive al Ministro per rivedere il suo decreto, quello "sicurezza".

 

Un provvedimento, questo, entrato in vigore a inizio dicembre, che colpisce in particolare le aree della Val di Zoldo e Cadore. Tra le patrie dei gelatieri, le famiglie si recano in Germania per gestire l'attività tra i sei e gli otto mesi all'anno. Finita la stagione i nuclei che poi rientrano in paese. Una situazione che non riguarda solo il bellunese, alcuni casi si registrano, infatti, anche in Trentino e nel trevigiano.

 

Ma intanto il bellunese si muove, l'onorevole Luca De Carlo (Fratelli d'Italia), già sindaco di Calalzo di Cadore, scrive a Salvini una lettera "informale" per invitare il vicepremier alla riflessione. Se l'idea di punire i "furbetti" che ricorrono alle targhe estere per non pagare bollo e assicurazione è condivisibile, nel concreto a pagare sono i cittadini onesti.  

 

L'articolo 93 vieta che chi ha stabilito la propria residenza in Italia da oltre 60 giorni circoli con un veicolo immatricolato all'estero. Se "pizzicati" come fuorilegge la multa va da 712 a 2.848 euro e se non ci si attiva per il cambio della targa entro 180 giorni ecco che scatta il fermo amministrativo. Diversamente, per i cittadini non residenti in Italia entra in vigore un altro articolo che consente la circolazione dei veicoli immatricolati all'estero per un anno.

 

Insomma, il Dl sicurezza vorrebbe colpire quelle persone che pur vivendo in Italia utilizzano veicoli con targa straniera per eludere il pagamento delle relative imposte. A questo si aggiunge che spesso questi cittadini vengono "premiati" con altre agevolazioni, quali premi assicurativi e la mancata notifica di sanzioni.

 

Questo provvedimento però non tiene conto di un'intera categoria di cittadini e lavoratori che mantengono la residenza in Italia e trascorrono diversi mesi all'estero per gestire un'attività e rientrare in patria nel periodo di chiusura. "Nel nostro Paese - spiega il parlamentare - questi concittadini posseggono degli immobili e investono i loro risparmi, così come spesso lasciano i figli, che da residenti frequentano le scuole".

 

Professionisti e imprenditori che rientrano dopo 7 e 8 mesi dall'estero e che acquistano l'auto oltre confine, magari in Germania, perché trascorrono la maggior parte della vita lavorativa lì. "In forza dell'attuale normativa però - evidenzia De Carlo -  queste persone non possono più circolare a causa della vettura munita di targa straniera". 

 

Una soluzione? Basterebbe registrare la macchina in Italia. Sembra facile, ma in realtà non funziona. In questo caso i gelatieri, tornano poi in Germania e scatta la norma teutonica: se vivi per sei mesi in Germania devi registrare il veicolo lì. Ogni volta, per essere in regola, bisognerebbe immatricolare il mezzo tra stress, burocrazia e costi. Una situazione paradossale.

 

Un'altra possibilità è quella di iscriversi all'Aire, l'anagrafe degli italiani all'estero. Il problema principale è che spesso mancano i requisiti: questi cittadini hanno casa in Italia e i figli frequentano la scuola. Questo passaggio si traduce anche nel venire meno dell'assistenza sanitaria, l'eventuale pagamento dell'Imu sulla prima casa e dover effettuare controlli vari, come quello all'Agenzia delle entrate.

 

Non solo i cittadini, ma anche le amministrazioni, soprattutto quelle piccole, rischiano tanto: i parametri cambianoi coefficienti di calcolo vengono falsati e si rischia il cortocircuito. "Interi Comuni rischiano di sparire, così come i relativi servizi. Il rischio è quello dell'ulteriore spopolamento delle nostre montagne".

 

Una situazione di stallo, dove a pagare sono i cittadini corretti, mentre i "furbetti" continuano probabilmente a farla franca. 

 

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