Consigliera di parità, la Provincia scrive al Governo contro la soppressione: “Una scelta burocratica fatta lontano dalle Alpi non cancelli anni di lavoro sul territorio”
Contro il rischio di soppressione della figura di Consigliera di parità territoriale interviene ufficialmente anche la Provincia di Belluno, il cui presidente Staunovo Polacco ha inviato alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai Ministeri competenti una lettera ufficiale di preoccupazione

BELLUNO. “Non possiamo permettere che una scelta burocratica fatta lontano dalle Alpi cancelli anni di lavoro prezioso, di relazioni costruite, di fiducia guadagnata sul campo”. Anche la Provincia di Belluno interviene ufficialmente contro il rischio di soppressione della figura di Consigliera di parità territoriale: a parlare è la consigliera delegata Matilde Vieceli, grazie alla cui sollecitazione è partita una lettera formale al governo.
Sul tema erano già intervenuti sia la stessa consigliera Flavia Monego, che giudicava “deprecabile e dannosa” la decisione perché toglierebbe un presidio al territorio, sia i sindacati bellunesi, che sottolineano il rischio di arretramento sul fronte del contrasto alle discriminazioni di genere e della tutela di lavoratrici e lavoratori vittime di molestie, violenze o trattamenti discriminatori (qui l’appello).
Da poco insediatosi alla guida della Provincia, interviene ora anche il neo presidente Marco Staunovo Polacco, che su proposta di Vieceli ha inviato una nota formale alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai Ministeri competenti per esprimere forte preoccupazione in merito al decreto legislativo che prevede la soppressione di questa figura territoriale.
Preoccupazione già sollevata da più parti, in realtà. Durante gli ultimi Consigli comunali di Belluno e Feltre, infatti, la questione è emersa con forza, inoltre la problematicità del provvedimento è stata fatta presente da Staunovo Polacco sia agli altri presidenti delle province del Veneto, a margine della recente riunione dell’Upi Veneto, sia al senatore Luca De Carlo.
Secondo la Provincia, infatti, la scelta sacrificherebbe uno strumento di prossimità fondamentale per un territorio montano e complesso come quello bellunese. “Accentrare le funzioni - si legge nella nota - significherebbe rendere le istituzioni ‘irreperibili’, aumentando il peso della burocrazia proprio per fasce di popolazione già in condizioni di svantaggio”.
Negli anni, infatti, Monego ha portato avanti 55 procedimenti di conciliazione in materia di discriminazione sul lavoro, promosso molteplici iniziative di sensibilizzazione in scuole e aziende, creato una sinergia tra istituzioni locali, sindacati, associazioni di categoria e centri antiviolenza, oltre alla sottoscrizione nel 2025 del Protocollo d’intesa per la costituzione di una rete di soggetti volta a promuovere azioni per il raggiungimento degli obiettivi della parità di genere.
“La parità di genere non è una questione ideologica - scrive ora la Provincia - ma una condizione essenziale di civiltà e di sviluppo economico e sociale che appartiene all'intera comunità bellunese. L'importanza della figura della Consigliera è tale da essere stata formalmente inserita dalla Conferenza dei sindaci dell'azienda Ulss 1 Dolomiti all'interno del Piano di zona 2026. La presenza della Consigliera non è quindi un ‘doppione burocratico’, ma una garanzia democratica capace di intervenire con rapidità ed efficacia nelle discriminazioni quotidiane”.
"La nota è stata condivisa e approvata trasversalmente dai tre gruppi consiliari della Provincia - conclude Vieceli - nella convinzione che la difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici rappresenti un valore condiviso che supera ogni divisione politica e appartiene all'intera comunità provinciale. Questo Consiglio vuole pertanto affermare, con forza e senza ambiguità, che la questione della parità di genere sul lavoro non conosce colori politici”.












