“Inaccettabile: le consigliere di parità devono rimanere sul territorio”. L’appello dei sindacati al governo: “Ci ripensi: i diritti dei lavoratori vanno tutelati”
A intervenire sul rischio di soppressione della figura della consigliera di parità regionale e territoriale sono Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno, che lanciano un appello al governo a rivedere l’istituzione di un Organismo per la parità unico, con sede a Roma, a partire dal 1 gennaio 2027. Per territori come Belluno, infatti, la prossimità delle istituzioni resta fondamentale

BELLUNO. “Inaccettabile indebolimento di un presidio fondamentale per la tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori nei luoghi di lavoro”. Questo il giudizio netto dei sindacati bellunesi sul rischio di soppressione della figura di consigliere di parità territoriale in favore di un nuovo organismo centrale con sede a Roma.
La preoccupazione era già stata espressa dalla consigliera provinciale Flavia Monego, che parla di una scelta “deprecabile e dannosa” (qui l’articolo) in riferimento alla proposta di decreto legislativo che prevede l’istituzione, dal 1° gennaio 2027, di un Organismo per la parità unico, collocato nella capitale. Se così sarà, infatti, addio alla vicinanza fisica ai cittadini vittime di discriminazioni e molestie: un ulteriore allontanamento dal territorio, soprattutto, neanche a dirlo, per le zone più disagiate e le aree rurali.
Sulla stessa linea si pongono anche Cgil Belluno, Cisl Belluno Treviso e Uil Veneto Belluno, che sottolineano l’arretramento sul fronte delle politiche di contrasto alle discriminazioni di genere e della tutela di lavoratrici e lavoratori vittime di molestie, violenze o trattamenti discriminatori. “Con il decreto del governo che toglie, nel recepimento della direttiva europea, l’obbligo di avere in provincia una figura fondamentale – afferma Denise Casanova, segretaria generale Cgil Belluno – assistiamo con sconcerto a un ulteriore arretramento nei diritti. La consigliera è stata punto di riferimento in provincia per tutte le vittime di violenza, molestie e mobbing nei luoghi di lavoro, ma anche per far riconoscere il diritto al part time o contrastare le discriminazioni”.
Alla figura della consigliera di parità, infatti, i cittadini possono rivolgersi per capire cosa fare e come agire in situazioni di ingiustizia o disuguaglianza nel lavoro, tanto che nel 2025 si è registrato un aumento sia degli accessi al servizio di consulenza sia degli incontri di mediazione organizzati sul territorio bellunese tra datore e lavoratore. “Inoltre - ribadiscono i sindacati - il lavoro svolto in questi anni ha contribuito a costruire una rete di collaborazione tra istituzioni, parti sociali e imprese, favorendo la diffusione di buone pratiche per la prevenzione delle discriminazioni e la promozione delle pari opportunità”.
Insomma, la prossimità delle istituzioni va mantenuta per garantire l’effettivo esercizio dei diritti: da qui la richiesta al governo di rivedere il provvedimento, salvaguardando e rafforzando il ruolo delle consigliere di parità e assicurando una presenza stabile e adeguatamente sostenuta anche a livello locale.
“Nel territorio bellunese - aggiunge Roberta Barbieri, Cisl Belluno Treviso - la consigliera di parità rappresenta un presidio di prossimità che consente di trovare ascolto, orientamento e strumenti concreti di tutela. In un contesto come quello italiano, e ancor di più bellunese dove i divari di genere nel mercato del lavoro restano significativi (qui i dati del Veneto), è essenziale che gli strumenti di contrasto alle discriminazioni siano effettivi e radicati sul territorio. Nel Bellunese, inoltre, è stata costruita una rete tra istituzioni, parti sociali e imprese che ha contribuito a promuovere politiche di pari opportunità, rafforzare il welfare territoriale e sostenere la conciliazione tra lavoro e vita familiare, creando condizioni più eque ed inclusive”.
“Nei territori montani come il nostro - conclude Sonia Bridda, segretaria Uil Veneto Belluno - dove le distanze sono maggiori e i servizi spesso più rarefatti, la presenza di una figura di riferimento locale non è un dettaglio organizzativo ma un presidio concreto di diritti. Depotenziarlo significa rendere più difficile intercettare situazioni di discriminazione e sostenere chi lavora e vive in queste aree. In questi anni, insieme alla consigliera, abbiamo formato le Rsu aziendali, promosso strumenti utili come linee guida per riconoscere le discriminazioni nei luoghi di lavoro e avviato un confronto costante tra istituzioni, sindacati e realtà produttive. Disperdere questa rete di relazioni e competenze significherebbe perdere un patrimonio costruito nel tempo, perciò è fondamentale che ogni eventuale riforma salvaguardi il ruolo delle consigliere di parità a livello locale”.












