Crescono le molestie sui luoghi di lavoro a Belluno. “Contesto ancora impregnato da comportamenti lesivi, ma le donne sono più consapevoli e denunciano"
Come di consueto, la consigliera di parità della provincia di Belluno fa il bilancio dell’attività per il 2025: è stata scongiurata la chiusura (per ora) del Centro antiviolenza, sono aumentate le consulenze rilasciate dal suo ufficio (135 in totale) e cresciuti gli incontri di mediazione tra lavoratori e datori

BELLUNO. “Il numero maggiore di segnalazioni riguarda il mancato ascolto da parte del datore delle esigenze di conciliazione famiglia-lavoro di lavoratrici madri (smart-working e/o part-time) e i casi di molestie (offesa verbale, linguaggio denigratorio, minacce, stalking e palpeggiamenti). Gli autori sono per lo più colleghi uomini che agiscono sfruttando la loro superiorità gerarchica: i casi sono in aumento, il che significa sia che il contesto sociale resta impregnato da comportamenti lesivi della dignità delle donne, sia che queste ultime stanno acquisendo più consapevolezza e sono propense a denunciare”.
A parlare è Flavia Monego, consigliera per le pari opportunità della provincia di Belluno, nel redigere il bilancio dell’attività per il 2025: un anno segnato da passi avanti a livello istituzionale, ma anche da un persistere delle discriminazioni. Sul tema sono tornati recentemente anche i sindacati bellunesi promuovendo uno sciopero per condannare le mancanze legislative in Italia in termini di congedo parentale e disparità salariale, ma anche i dati di Veneto Lavoro non sono incoraggianti. Aumentano infatti le donne che lavorano, ma con occupazioni tendenzialmente più instabili e meno pagate (qui i dati).
Qual è la situazione a Belluno in tema di pari opportunità? A occuparsene Monego, che rispetto a quanto fatto lo scorso anno rileva anzitutto la scongiurata chiusura dell’unico Centro antiviolenza del territorio gestito dall’associazione Belluno donna. Il rischio deriva dall’intesa Stato-Regioni del settembre 2022, che ha introdotto criteri non sostenibili per una realtà come questa - a partire dalla reperibilità h24. Al momento, siamo comunque all’ennesima proroga regionale (fino a settembre) dell’applicazione dei requisiti minimi: poi si vedrà.
In ambito lavorativo, invece, nel 2025 la consigliera ha registrato 135 accessi al servizio di consulenza (76 donne e 59 uomini), in aumento rispetto ai 130 del 2024. Per i casi di discriminazione, in particolare, si sono svolti 15 incontri di mediazione tra lavoratore e datore (erano 12 nel 2024). Le cause? In 4 casi la conciliazione vita-lavoro, in uno la concessione del lavoro da remoto per esigenze di genitorialità, in 9 si è trattato di molestie e in un caso di molestie sessuali. Di questi, 12 si sono conclusi con esito positivo.
Inoltre, altre 10 persone si sono rivolte all’ufficio per ricevere un parere ma non si è svolto un incontro di mediazione in quanto la lavoratrice o il lavoratore, temendo ritorsioni, non si sono sentiti in grado di affrontare un confronto con il proprio datore.
Non sono poi mancati i passi avanti a livello istituzionale. Nel 2025 è stato infatti sottoscritto il Protocollo d’intesa per la costituzione di una rete di soggetti pubblici, privati, enti del terzo settore e parti sociali per promuovere, in linea con le direttive regionali, azioni sinergiche per il raggiungimento degli obiettivi della parità di genere. In tale contesto, prosegue in particolare la sollecitazione a costituire all’interno delle amministrazioni comunali le Commissioni pari opportunità (ad oggi solo quattro) o almeno attribuire la delega in materia a una consigliera designata.
Sono stati poi convocati i firmatari del Protocollo e delle Linee guida per la prevenzione della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro (siglati nel 2024) per dare attuazione agli obiettivi prefissati, a partire dal fare informazione: l’esito più recente in tal senso è la campagna social avviata solo qualche giorno fa (qui il dettaglio).
Infine, è proseguito anche il confronto con gli Istituti regolieri in tema di parità uomo-donna: alcuni di essi hanno infatti avviato le procedure per inserire nei propri statuti disposizioni che ampliano i diritti delle donne all’interno delle istituzioni regoliere.
“Desidero infine porre l’attenzione - conclude Monego - sulla proposta di decreto legislativo che prevede l’istituzione, dal 1° gennaio 2027, dell’Organismo per la parità, con sede a Roma, nel quale dovrebbero confluire competenze e funzioni ora esercitate dalle consigliere e consiglieri di parità, con conseguente soppressione di queste figure. Tale scelta è deprecabile e dannosa, in quanto verrebbe meno il presidio che svolgono sul territorio, con conseguente vulnus di tutela per le vittime che si trovano in zone geograficamente lontane dalla capitale e, ancor più, in zone montane e/o rurali come la nostra. La tutela, per essere efficace, necessita di vicinanza e conoscenza del territorio, dei suoi abitanti e delle sue dinamiche sociali e culturali”.












