Centri antiviolenza, quasi 2 mila accessi nel Bellunese e il 96% degli aggressori sono partner o parenti: “Problema sociale: gli uomini non violenti si schierino con noi”
In occasione della relazione annuale dell’associazione Belluno Donna al Consiglio comunale di Feltre, la presidentessa Anna Cubattoli ha fatto notare come i numeri degli accessi non lascino dubbi e che i presidi sul territorio restano fondamentali: Se è nella società che la violenza ha le sue radici, è nella società che dovrà trovare soluzione”

FELTRE. “Molti uomini, seppur non violenti, raramente si schierano. Abbiamo invece bisogno che combattano con noi: la violenza contro le donne non riguarda solo le donne. Finché gli uomini non si affiancheranno a noi e non si porranno di fronte ai propri amici e colleghi stoppando commenti sessisti e battute cretine, non andremo da nessuna parte”.
A parlare durante il Consiglio comunale di Feltre è Anna Cubattoli, presidentessa dell’associazione Belluno Donna Odv, presentando la relazione sull’attività dello sportello antiviolenza di Feltre che compie quest’anno dieci anni.
Nonostante lo stallo in cui si trova l’associazione, vista l’ennesima proroga all’adeguamento dei centri antiviolenza ai requisiti minimi introdotti dall'intesa Stato-Regioni del 2022 (qui l’articolo), i dati non lasciano dubbi sulla necessità di mantenere i presidi sul territorio. “Il numero di donne che si sono rivolte a noi nel 2016 - sottolinea Cubattoli - è stato di gran lunga superiore rispetto ai 10 anni precedenti, a testimonianza di come avvicinarsi al territorio rende possibile una maggiore affluenza agli sportelli”.
Vediamo dunque i numeri. Da dicembre 2004 a dicembre 2025, sono state 1.988 le donne maggiorenni che hanno contattato il centro per le violenze subite (386 in territorio feltrino). Nel solo 2025, 183 donne lo hanno fatto per la prima volta: oltre 3 la settimana.
In generale, il 75% sono italiane, così come sono italiani 8 uomini violenti su 10. “Quindi anche una parte delle donne straniere - ribadisce - subisce violenza dagli italiani. Lo faccio notare sempre per sfatare il mito che vorrebbe attribuire la responsabilità delle violenze prevalentemente a persone straniere. Il fenomeno, invece, è trasversale”.
Il dato ogni volta però più sconcertante è che il 96% degli aggressori sono mariti, partner, ex partner, fidanzati, fratelli: insomma, uomini conosciuti, parte della sfera familiare delle donne. E la violenza che affliggono non è solo fisica.
Dal 1 dicembre 2004 al 31 dicembre 2025, infatti, il Centro ha effettuato 14.390 interventi, ad esempio colloqui telefonici, consulenze legali, contatti con servizi sociali, forze ordine, medici di medicina generale, scuole o agenzie interinali (3.674 solo a Feltre). Per molte donne è stato inoltre attivato il servizio di assistenza alimentare e sono stati donati vestiti, scarpe, biancheria, buoni spesa alimentari e farmaceutici, o pagati servizi come le mense scolastiche.
Sì perché, tra i vari tipi di violenza, quella economica rimane una costante (qui i dati del mercato del lavoro veneto). “Non è semplice da riconoscere - commenta Cubattoli - in quanto le sue manifestazioni risentono della suddivisione dei ruoli in famiglia, dove è ancora spesso previsto che a gestire il patrimonio sia quello che un tempo era il capofamiglia, figura abolita dalla legge nel 1975 ma culturalmente spesso presente”. Per questo dal 2015 è attivo uno sportello di orientamento al lavoro, di cui hanno usufruito 80 donne, con 253 colloqui fatti, 27 tirocini avviati e 213 contatti con la rete territoriale, come aziende, centro per l’impiego o agenzie interinali. In aiuto alle donne economicamente vulnerabili, ci sono poi tre case rifugio, dove sono ospitate finora 49 donne e 38 minori.
Nel frattempo, continua l’opera di formazione, informazione e prevenzione, con la presenza delle volontarie soprattutto nelle scuole per abbattere stereotipi e pregiudizi diffusi anche tra i giovani. “Anche se faticosamente - nota Cubattoli - molte cose sono cambiate dal 2004 e la convenzione di Istanbul ha fatto sì che la violenza sia riconosciuta come un problema sociale e culturale che coinvolge tutti. E se è nella società che la violenza ha le sue radici, è nella società che dovrà trovare soluzione”.
“I dati sono sottostimati - conclude - ma abbiamo dimostrato, con l’apertura del centro a Feltre, che l'avvicinamento alle donne le stimola ad accedervi, soprattutto considerando che le difficoltà di spostamento in un territorio come il nostro si aggravano per donne costantemente controllate. Molti territori si sono quindi mobilitati aprendo un centro antiviolenza, in altri come il Comelico i numeri di donne che vi accedono restano invece limitati, tanto che i Comuni ci hanno chiesto di aprire anche lì un presidio. Stiamo perciò studiando le modalità di poterlo fare”.












