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Belluno
27 ottobre | 17:38

Violenza di genere: isolamento e debolezza economica impediscono ancora alle donne di reagire. All’Università degli adulti il questore spiega come si può intervenire

Dalle fasi attraverso le quali cresce il “ciclo della violenza” agli strumenti normativi per aiutare le donne che la subiscono, compreso l’anonimato per chi denuncia: il questore di Belluno Roberto Della Rocca e l’ispettore della Polizia Patrizia d’Alberto hanno tenuto un incontro all’Università degli adulti-anziani per accrescere la consapevolezza sul tema

ALLEGHE. Come si manifesta e cresce il “ciclo della violenza” in particolare tra le mura domestiche? È stato questo il tema affrontato dal questore di Belluno Roberto Della Rocca durante un incontro finalizzato a promuovere una maggiore consapevolezza nella popolazione a partire dal fatto che, spesso, proprio tale consapevolezza rimane precaria.

 

L’appuntamento dedicato al tema della violenza di genere si è svolto giovedì 23 ottobre presso l’Università degli adulti-anziani di Belluno – Sezione Alto Cordevole, che accoglie iscritti provenienti da sei piccoli Comuni montani. Presente, oltre al questore, anche l’ispettore della Polizia di Stato Patrizia d’Alberto, responsabile dell’Ufficio misure di prevenzione della divisione anticrimine, che ha descritto le fasi attraverso le quali la violenza si manifesta fino all’episodio in cui esplode, a cui fanno seguito il pentimento, la riappacificazione e una sorta di luna di miele, che solitamente precede un nuovo e spesso più grave episodio.

 

Del tema si era discusso recentemente anche a Villa Patt a Sedico, durante una mattinata dedicata alle pari opportunità. In quell’occasione, Francesca Quaglia, responsabile del centro antiviolenza Belluno Donna, aveva spiegato in maniera piuttosto efficace cosa si nasconde dietro ai dati ufficiali, cui ormai siamo purtroppo abituati. “Le diseguaglianze strutturali - ribadiva Quaglia - favoriscono e giustificano la violenza: se non diamo pari opportunità alle donne faranno più fatica a uscire dalla violenza. È molto più difficile aiutare una donna in una situazione di assenza di rete sociale e denaro, soprattutto se è anche madre, perché le politiche sulla monogenitorialità sono del tutto assenti” (qui l’articolo).

 

Sulla stessa linea l’intervento della scorsa settimana: Della Rocca ha infatti sottolineato la difficoltà per le donne di riconoscere e prendere consapevolezza della violenza subita, in quanto la solitudine, l’isolamento e la frequente non autonomia economica prevalgono sulla volontà di portare a galla quanto subìto.

 

In aggiunta a ciò, D’Alberto ha spiegato lo strumento dell’Ammonimento, una misura di competenza del questore per garantire alla vittima di atti persecutori, diffusione illecita di immagini/video a contenuto sessualmente esplicito o condotte sintomatiche di violenza domestica una tutela rapida e anticipata rispetto alla definizione del procedimento penale. Nella pratica, con l’ammonimento il questore intima all’autore di astenersi dal commettere ulteriori atti di molestia, minaccia, violenza e lo invita a partecipare a un percorso sulla consapevolezza del disvalore sociale e penale delle sue condotte. Lo scopo è ottenere un effetto deterrente.

 

Si è poi parlato di violenza domestica, in particolare della possibilità di fare una segnalazione (da parte di familiari, conoscenti, amici, vicini di casa ecc.) in maniera anonima, e sottolineato l’importanza dell’educazione nelle scuole e il ruolo del Servizio sanitario e delle varie associazioni che si occupano di violenza di genere, ricordando che è solo attraverso la creazione di una rete tra tutti questi soggetti che si potranno fornire le risposte più efficaci alle vittime di violenza.

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