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Trento
04 luglio | 12:11

Violenza sulle donne, Quaglia: “Non cerchiamo i lividi ma preoccupiamoci di tutto il resto”. Come le disuguaglianze alimentano la violenza

Durante il convegno sulle pari opportunità svoltosi a Villa Patt, Francesca Quaglia, responsabile del centro antiviolenza Belluno Donna, spiega cosa si nasconde dietro i dati. Non è solo questione di disparità, a partire da quella lavorativa e retributiva (che i dati di Belluno confermano anche per il nostro territorio): servono politiche territoriali mirate per offrire reali pari opportunità alle donne. Anche nei “piccoli paesini di montagna”

SEDICO. Nel 2022, il 39% delle donne era assunte a tempo indeterminato, contro il 61% degli uomini (41% e 59% nel 2023). A livello retributivo i redditi medi giornalieri dei dipendenti pubblici erano di 103,3 euro per le donne contro i 130,5 euro per gli uomini, mentre nel privato siamo a 78,20 euro contro 105,50 euro. Sono i dati del bilancio sociale Inps 2024 per la provincia di Belluno mostrati da Francesca Quaglia, responsabile del centro antiviolenza Belluno Donna, in occasione del convegno sulle pari opportunità a Villa Patt.

 

L’incontro è stato promosso dalla consigliera provinciale per le pari opportunità Flavia Monego (qui la nostra intervista) per “attivare, connettere e trasformare. La parità di genere - afferma Monego - non si costruisce per decreto, ma tramite alleanza e cultura. Il mio ruolo non è dunque solo vigilare sul rispetto delle norme, ma innescare un cambiamento sistemico e culturale che coinvolga amministrazioni, imprese, associazioni e cittadinanza. Dobbiamo essere pronti, anche come territorio montano, a cogliere questa sfida”.

 

A rivelarsi particolarmente interessante è l’analisi di Quaglia, che concentra la riflessione su ciò che si nasconde dietro i dati: non è cioè “solo” disparità lavorativa e retributiva. E lo fa partendo dalla storia di una ragazza di 26 anni, Martina, e del fidanzato Luca, portando alla luce i comportamenti violenti, i limiti che impongono e le azioni di contrasto e prevenzione che potrebbero fare la differenza. Presenta cioè quel background culturale che va cambiato a tutti i livelli. Martina è infatti una ragazza cresciuta in un piccolo paesino di montagna che voleva diventare infermiera. “Quali azioni di contrasto - fa notare Quaglia - sono state realizzate in quel piccolo paese di montagna? Voleva cioè realmente diventare un’infermiera o era un'opzione tra le poche possibili? I dati più recenti evidenziano infatti che le donne sono collocate in 21 professioni rispetto alle 50 degli uomini: ha potuto Martina immaginarsi cosa voleva essere o la scelta era ristretta? Quali politiche ha attuato quel paese perché potesse esprimersi?”. Una questione, dunque, che riguarda tutto il territorio.

 

Dopo il diploma, inizia l’università e conosce Luca, che la colpisce per il senso di protezione che le trasmette (“Quali azioni di contrasto abbiamo messo in atto contro l’idea che le donne hanno bisogno di protezione?”). L’iter successivo in qualche modo lo conosciamo: la relazione diventa totalizzante, Luca impedisce a Martina di uscire da sola, le controlla il cellulare e fino a portarla a lasciare l'università. Infine, l’escalation: le minacce di violenza e lo stalking sul posto di lavoro, nonché la rottura delle relazioni sociali. Cosa può e deve fare allora il territorio? Rendersi conto che violenza e pari opportunità sono reciprocamente legate: “ciò che accade agli individui - spiega Quaglia - si inserisce in un contesto di relazioni e società e questo è estremamente importante per chi lavora nelle amministrazioni: se identifichiamo i fattori di rischio e protezione abbiamo una strada maestra per capire quali azioni possiamo mettere in atto”.

 

Di fatto, la modalità con cui la persona instaura relazioni dipende dalla cultura e il ruolo di comunità e istituzioni riguarda il disvalore delle donne, la scarsa solidarietà tra donne, la legittimazione della violenza, ma anche il fatto che non ci siano sanzioni e protezione. “Le diseguaglianze strutturali - spiega Quaglia - favoriscono e giustificano la violenza: se non diamo pari opportunità alle donne faranno più fatica a uscire dalla violenza e lo constatiamo ogni giorno al centro. È molto più difficile aiutare una donna in una situazione di assenza di rete sociale e denaro, soprattutto se è anche madre, perché le politiche sulla mono genitorialità sono del tutto assenti”.

 

Se ci muoviamo, però, le cose possono cambiare: non dobbiamo aver bisogno di un occhio nero per accorgerci della violenza sulle donne. “Abbiamo capito che non dobbiamo andare in cerca dei lividi ma preoccuparci di tutto il resto?” conclude Quaglia. Come darle torto.

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