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Belluno
24 novembre | 19:10

Violenza sulle donne: istituzioni e scuole insieme per promuovere cultura e consapevolezza. “Quando una ragazza dice no, significa no”

Si è svolto al teatro Dino Buzzati il convegno 'Insieme contro la violenza di genere' in compagnia degli studenti di Belluno: "Su questi temi dobbiamo focalizzarci oltre il 25 novembre e l’8 marzo: devono diventare una vera rivoluzione culturale e un risveglio delle coscienze, a volte purtroppo intorpidite”

BELLUNO. Un incontro in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in compagnia degli studenti di Belluno. “Lo facciamo oggi perché su questi temi dobbiamo focalizzarci oltre il 25 novembre e l’8 marzo: devono diventare una vera rivoluzione culturale e un risveglio delle coscienze, a volte purtroppo intorpidite” afferma Raffaele Addamiano, assessore alla cultura del Comune di Belluno.

 

Si è svolto infatti al teatro Dino Buzzati il convegno “Insieme contro la violenza di genere”, promosso da Comando provinciale dei carabinieri, Comune di Belluno, Procura della Repubblica, Ufficio scolastico e Soroptimist Club Belluno-Feltre. A presentare la giornalista Tiziana Bolognani, che non nasconde un’autocritica alla categoria. “I giornalisti - nota - sono un po’ restii a rispettare i propri regolamenti: il Manifesto di Venezia (che stabilisce le regole per la narrazione della violenza di genere) è in realtà solo un suggerimento per un diverso approccio alle informazioni, per contrastare sensazionalismo e narrazione morbosa e mettere al centro la tutela delle vittime. Non ci siamo riusciti e lo si capisce leggendo le cronache, osservando le immagini che proponiamo e leggendo titoli che spesso sminuiscono i reati”.

 

E allora il lavoro da fare è collettivo. “Il metodo vincente – prosegue Addamiano parlando ai giovani - è l'alleanza tra istituzioni diverse ma con un comune obiettivo: siamo qui oggi non solo perché 6,4 milioni di donne in Italia hanno subito violenza almeno una volta nella vita, ma soprattutto per motivi come dignità, libertà, consapevolezza, linguaggio e cultura. Siamo qui cioè per farvi capire l’importanza delle parole, del fatto che la violenza ha tante forme e che un apporto fondamentale viene dalla cultura, per vincere stereotipi e luoghi comuni”.

 

I numeri rimangono nel frattempo allarmanti, specchio di una tragedia quotidiana nella quale le denunce non vanno di pari passo con la maggiore consapevolezza. “La violenza di genere - spiega Carmelo Rustico, comandante provinciale dei carabinieri - parte da lontano: oggi la parità di genere ha guadagnato attenzione, ma guardarsi indietro aiuta a capire dove andare. La parola stupro, ad esempio, indica oggi un atto sessuale in cui manca il consenso, ma tra greci e romani termini simili rimandavano ad adulterio, disonore, immoralità: erano cioè previste punizioni, ma non per l’atto violento subìto. E nella legge italiana, fino al 1996 la violenza carnale era un reato contro la moralità pubblica e fino al 1981 esistevano il matrimonio riparatore e il delitto d’onore. Oggi, nonostante i passi avanti, non va ancora per niente bene: i femminicidi sono in calo (120 nel 2023, 101 nel 2024 e 79 fino a settembre 2025), ma restano inaccettabili. Perciò lascio un consiglio, soprattutto ai ragazzi: dovete fare i conti con il fatto che quando una ragazza dice no significa no, quando interrompe un rapporto è una ferita dolorosa ma che va elaborata, quando è più brava di voi non è un problema per la virilità, ma una risorsa. Siate quindi esigenti con le istituzioni, ma fatelo anche con voi stessi”.

 

Serve quindi maggiore prevenzione. “Ogni giorno - aggiunge Francesca Tilocca, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri - siamo bombardati da aspettative che si riversano sul ragazzo, che non deve chiedere mai e parla poco delle proprie emozioni, e sulla ragazza, che deve essere perfetta: ma cos’è questa se non una pressione costante e una giostra da fermare? Dobbiamo cioè avere il coraggio di esprimere noi stessi perché conoscere è saper scegliere”.

 

Tilocca elenca ai giovani i diversi tipi di violenza: non solo quella sessuale e quella fisica, ma anche la più subdola violenza psicologica, quella economica e la cyberviolenza (come hate speech, body shaming o divulgazione di video sessualmente espliciti senza consenso). “E non dimentichiamo – conclude - la violenza assistita, a danno dei minori spettatori. Dobbiamo quindi riconoscere tutti questi casi, che ognuno di noi può non solo mettere in atto più o meno consapevolmente, ma anche subire o vedere al di fuori, e dei quali dobbiamo essere sentinelle, per cercare insieme risposte valide e concrete”.

 

E se le istituzioni hanno cercato di fare cultura, studentesse e studenti del Liceo artistico Catullo e dei Licei Renier hanno parlato con l’arte, suonando strumenti e leggendo brani per interpretare a modo loro un tema che parte tra i banchi di scuola. Nella speranza che un giorno quel tabù che ancora oggi è l’educazione sessuale e affettiva possa diventare un’abitudine, più che una singola ricorrenza.

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