Cultura riparativa, un Manifesto per la promozione del dialogo tra vittime, responsabili e comunità. “Non solo reati penali: servono ascolto e condivisione"
È stato presentato il Manifesto per la promozione della cultura riparativa in provincia, un documento frutto di un lavoro corale iniziato nel 2022 per divulgare principi e valori della giustizia riparativa. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza nel fatto che un altro modo di vivere la giustizia è possibile: ecco come

BELLUNO. È pronto dopo anni di lavoro il Manifesto per la promozione della cultura riparativa nella provincia di Belluno. “Un traguardo di tutto il territorio. Il Manifesto è infatti frutto maturo di un cammino corale, nato nel 2022 dentro la programmazione dei piani di zona. Come amministrazione condividiamo il risultato, convinti che il welfare locale non sia solo una rete di emergenza ma un motore che genera cittadinanza attiva e sicurezza partecipata” commenta Marco Dal Pont, assessore al sociale del Comune di Belluno.
Di cosa si tratta? Il concetto di giustizia riparativa è definito dalla riforma Cartabia come ciò che consente alla vittima di un reato, all’autore e altri soggetti della comunità di partecipare liberamente alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato stesso, con l'aiuto di un mediatore. In pratica, comprende tutti gli interventi volti a integrare la pena tradizionalmente intesa in una più ampia ottica di riparazione del danno.
Non si tratta solo di reati penali, ma riguarda tutte le possibili situazioni di conflitto nella quotidianità di ognuno, dal diverbio condominiale al litigio a scuola. “Un manifesto sulla cultura riparativa ci riguarda - afferma Matteo Reolon, dell’associazione La Voce - perché tutti abbiamo a che fare ogni giorno con i conflitti, cui ci sono tanti modi per rispondere, come la nota a scuola, la multa, il rimprovero genitoriale fino al carcere per i casi più gravi. Sono però risposte che coprono una parte del conflitto, lasciando scoperti altri bisogni su cui la giustizia riparativa prova a intervenire”.
Il Manifesto è stato concepito dagli enti aderenti all’intertavolo “Percorsi di giustizia, comunità e riparazione” per raccontare principi e valori legati alla cultura riparativa e raggiungere più realtà possibili, da singoli cittadini a enti e associazioni. “Vogliamo fare in modo - prosegue Reolon - che le persone vivano un senso di giustizia più pieno: non per sostituire il sistema di giustizia tradizionale, ma per integrarlo. Si tratta di ascoltare i bisogni della vittima, responsabilizzare chi ha compiuto il danno e coinvolgere la comunità: non c’è infatti un’autorità che cala la pena dall’alto, ma la mobilitazione attiva di individui e gruppi sociali”.
Diversi gli attori che hanno contribuito alla stesura: Comune di Belluno, Caritas della Chiesa Belluno-Feltre, La Voce, Legal-Mente Minore, Ufficio scolastico provinciale, Istituto comprensivo Tina Merlin, Ulss 1 Dolomiti e Fondazione Esodo.
Ora si tratta di ampliare la sottoscrizione a più soggetti: chiunque può aderire, non con una semplice firma da apporre sul testo quanto in un’ottica partecipativa concreta. Sono infatti presenti all’interno della rete mediatori formati per facilitare gli incontri tra vittime, autori dei reati/offese e comunità (sempre in ottica volontaristica da parte di tutti), e favorire il dialogo, affinché si possa andare oltre la punizione del fatto per capirne le cause profonde e cercare di ripararne le conseguenze per le parti coinvolte.
“Non è facile. Gli spazi di giustizia riparativa - ammette Reolon - hanno regole di ascolto attivo, volontarietà, assenza di giudizio e confidenzialità. I facilitatori devono proteggere questi spazi e promuovere tra i partecipanti i valori di giustizia, rispetto, responsabilità e sincerità. Il manifesto ha quindi l’obiettivo di divulgare il fatto che ci sono luoghi dove è possibile vivere tale cultura e creare rete”.
Il tema è di grande importanza, soprattutto in un periodo di notizie che coinvolgono in particolare il mondo giovanile e alle quali si tende a rispondere con la necessità di una maggiore severità, anziché con la prevenzione e l’ascolto. “Noi ci occupiamo di minori che commettono reati - conclude infatti Marilena Sinigaglia, responsabile dell’Ufficio servizio sociale minorenni di Venezia - e guardano a noi adulti e istituzioni come esempio per imparare come risolvere i conflitti e approcciare le situazioni difficili. Il fatto che la giustizia riparativa esca dalle aule è fondamentale, perché diventa una cultura diffusa per i cittadini e i ragazzi, così che imparino ad affrontare i problemi in modo diverso prima di arrivare da noi”.
Per sottoscrivere il manifesto o ricevere informazioni è possibile scrivere all’indirizzo culturariparativabelluno@gmail.com. Sarà inoltre realizzato un sito e sono in definizione appuntamenti sul territorio per accrescere la consapevolezza nel fatto che un altro modo di vivere la giustizia è possibile.












