Centri antiviolenza: arriva l’ennesima proroga sui requisiti minimi. Belluno Donna è salva, ma solo per 12 mesi. E in Regione è scontro tra maggioranza e opposizione
Raggiunta una nuova proroga all’Intesa Stato Regioni relativa ai requisiti minimi per i Centri antiviolenza e le Case rifugio, che continua a tenere con il fiato sospeso molti presidi, tra cui l’unico presente in provincia di Belluno. Ad annunciare il provvedimento è l’assessora alla sanità Manuela Lanzarin, che si dice soddisfatta per il risultato. Per la minoranza, invece, “non è stato fatto nessun passo avanti”

BELLUNO. "Una giornata significativa sul fronte della lotta contro la violenza sulle donne”. Così l’assessora regionale alla sanità Manuela Lanzarin commenta la proroga all’Intesa Stato Regioni relativa ai requisiti minimi per i Centri antiviolenza e le Case rifugio, che continua a tenere con il fiato sospeso molti presidi, tra cui l’unico presente in provincia di Belluno.
Il dibattito rimane dunque acceso. Se da un lato la Regione accoglie con favore l’ennesima proroga, dall’altro c’è chi si dice sconcertato da questa esultanza. "Siamo sconcertate - affermano infatti le consigliere regionali Vanessa Camani e Chiara Luisetto (Partito democratico) - per la disinvoltura con la quale l’assessora Lanzarin parla di risultato positivo. L'ulteriore proroga di un anno sui requisiti minimi consente di mantenere la rete dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio sul territorio, ma sta a significare che le promesse fatte per risolvere a monte le criticità e le incertezze sono state tradite".
La situazione è nota: l’intesa Stato-Regioni del 14 settembre 2022, e recepita dal Veneto il 7 aprile 2023, prevede una serie di requisiti per i Centri antiviolenza tra i quali la reperibilità H24. Tuttavia, centri come Belluno Donna non possono adeguarsi a tale richiesta perché si basano prevalentemente sul volontariato (qui l’articolo). La Provincia di Belluno, tramite la consigliera di parità Flavia Monego, ha chiesto più volte alla Regione di intervenire: la precedente proroga scadeva infatti a giugno, per cui il problema era urgente anche per il nostro territorio.
“Innanzitutto – spiega oggi Lanzarin – è stata stabilita un’ulteriore proroga di 12 mesi del periodo transitorio: in questo modo è confermato il mantenimento di tutte le strutture esistenti in Veneto. Ora l’obiettivo è arrivare in tempi rapidi a una nuova Intesa definitiva, con requisiti aggiornati e già valutati dalla Commissione interregionale per le politiche sociali. Il Veneto continua a essere in prima linea nella lotta contro la violenza di genere, consapevole che i servizi dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio rappresentano un presidio indispensabile e non ci fermeremo finché ogni donna non potrà contare su un sistema di sostegno efficace, capillare e sicuro”.
I Centri possono quindi tirare un sospiro di sollievo, ma non troppo lungo: ricomincia ora l’attesa fino alla nuova scadenza tra un anno. "Di fatto - ribattono Camani e Luisetto - sono trascorsi inutilmente ben 18 mesi, nel corso dei quali avevamo chiesto di affrontare alla radice i problemi generati dall'intesa del 2022. Invece tutto rimane invariato, segno che non è stato fatto nessun passo in avanti concreto: cosa grave per un ambito come quello della violenza di genere, purtroppo in costante escalation".












