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Belluno
16 aprile | 15:39

Violenza sulle donne: il Veneto lancia la campagna "Sicura", ma Belluno-Donna rischia di chiudere. La consigliera Monego: "Non possiamo perdere l’unico centro del territorio"

E' di ieri l’ennesima notizia di una donna sequestrata e violentata, questa volta a Padova. Episodio sul quale Zaia ha espresso ferma condanna: “nessuno spazio in Veneto per questi crimini”. Recentemente la Regione aveva lanciato la campagna “Sicura” proprio contro la violenza sulle donne: tra le finalità, sostenere i Centri antiviolenza del territorio. Ma Belluno-Donna rischia di chiudere. “Non possiamo permetterci di perdere l’unico centro del territorio” afferma a Il Dolomiti Flavia Monego, consigliera di parità della Provincia

BELLUNO. A inizio aprile la Regione ha lanciato la campagna Sicura” contro la violenza sulle donne: logo, video e materiali multimediali per promuovere la rete antiviolenza del Veneto. Solo ieri c'è stata l’ennesima notizia di una donna sequestrata e ripetutamente violentata, questa volta a Padova, con il presidente Luca Zaia che ha espresso ferma condanna, ribadendo che non c'è “nessuno spazio in Veneto per questi crimini”. “Una campagna che arriva proprio mentre piangiamo i femminicidi di Ilaria e Sara – aveva detto l’assessora alla sanità Manuela Lanzarin – e ha una duplice valenza: alzare il velo su un fenomeno che richiede attenzione e sostenere i Centri antiviolenza affinché promuovano le iniziative più aderenti al loro territorio”. Eppure Belluno Donna, unico centro attivo in Provincia di Belluno, rischia la chiusura: ce ne parla Flavia Monego, consigliera di parità della Provincia di Belluno.

 

“Al momento non c’è stato ancora un contatto con i territori per quanto riguarda la campagna Sicura, ma si tratta comunque di un’ottima iniziativa - afferma a Il Dolomiti - perché parlare di questo tema con una prospettiva a lungo termine è essenziale, soprattutto con la violenza che sta dilagando ovunque, compresi i luoghi di lavoro. A breve farò quindi un passaggio con la consigliera regionale di parità e, con l'occasione, tornerò a fare luce sul problema più urgente per Belluno: la chiusura di Belluno-Donna. Nella campagna, infatti, l’assessora Lanzarin sottolinea come l’obiettivo sia rafforzare la conoscenza dei servizi che offre la rete regionale come centri, case rifugio, operatrici qualificate, ma anche comunicare attraverso un tono di voce accogliente, privo di giudizio e capace di far sentire ogni donna ascoltata. Ed è assolutamente vero: io sono consigliera da cinque anni, ma il mio percorso viene dal Centro antiviolenza di Belluno Donna, di cui tutt'oggi sono socia”.

 

Cosa sta accadendo dunque a Belluno? L’intesa Stato-Regioni approvata il 14 settembre 2022, e recepita dal Veneto il 7 aprile 2023, prevede una serie di requisiti per i Centri antiviolenza, tra i quali la reperibilità H24. “Belluno Donna, però, non può adeguarsi a questo requisito - spiega Monego - perché si basa prevalentemente sul volontariato. Le operatrici sono molto qualificate, seguono corsi di formazione e tirocini dedicati, ma non possono garantire la reperibilità totale. Ciò significa che l’associazione non potrà partecipare ai bandi, dei quali vive, e non poter partecipare ai bandi significa che il Centro chiude”.

 

La rete del Veneto è costituita da 25 Centri antiviolenza, 33 Sportelli e 37 case rifugio. Vi fa parte, per la nostra Provincia, l’associazione Belluno Donna Onlus, attiva dal 2001. Coordina il Centro antiviolenza, dove le donne trovano ascolto e sostegno, e due Case rifugio di tipo B, dove l’ospitalità non è legata a una situazione di emergenza ma offrono una permanenza di medio-lungo termine per l’allontanamento della donna (e dei figli) dalla situazione di violenza. Sul territorio sono quattro gli sportelli dedicati: Ponte nelle Alpi, Belluno, Sedico e Feltre.

 

“Non possiamo permetterci di perdere l’unico Centro del territorio - prosegue - presente da oltre 20 anni con un lavoro capillare su una Provincia così estesa. Certo manca la parte alta, ma non è detto che non si possa aprire uno sportello ad esempio in Cadore: per farlo, e per mantenere quelli già attivi, servono fondi. Per questo chiesi a suo tempo a tutti i 60 Comuni della Provincia di firmare una lettera indirizzata all’assessora Lanzarin, affinché si interessasse al problema e si interfacciasse con il Ministero. La lettera ha smosso la situazione: la Provincia si è mobilitata e io ho incontrato l’assessora per caldeggiare la posizione. A gennaio 2024 è così uscita una proroga dell’intesa di 18 mesi: il problema, ora, è che a giugno scade".

 

Per questo lo scorso 12 febbraio "ho scritto un’altra lettera a Lanzarin per ringraziarla dell’impegno, ma sottolineando che si avvicinano i termini della proroga e, in assenza di una misura risolutiva, il problema torna a porsi in tutta la sua urgenza e drammaticità. La risposta è arrivata il 25 febbraio, confermando la massima attenzione della Regione al tema: gli uffici, riferisce l’assessora, stanno partecipando a incontri convocati dal Dipartimento per le pari opportunità con le Regioni ed esiste la reciproca volontà, statale e regionale, di giungere a una chiarificazione entro la prima metà dell’anno”.

 

Il problema più urgente, per Belluno ma non solo, è dunque capire se il requisito dell’apertura h24 possa essere risolto. “La violenza che subiscono le donne è fisica, economica, psicologica e spesso sono controllate nei movimenti. Come può ad esempio una donna di Lamon recarsi allo sportello di Ponte nelle Alpi? Tant’è che, con l’apertura dello sportello di Feltre, si è vista subito la differenza nell’aumento degli accessi. Avere questi sportelli è quindi essenziale. Ricollegandomi alla campagna Sicura, ricontatterò Lanzarin per avere rassicurazioni e farò un passaggio con la consigliera regionale di parità per chiedere un’azione congiunta su questo fronte” conclude Monego.

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