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Belluno
07 novembre | 06:48

"Scelte scellerate e tante criticità", anche Belluno scende in piazza per difendere la sanità pubblica veneta: "I candidati dicano dove vogliono investire"

Ci sarà anche Belluno alla manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica organizzata da CoVeSap a Mestre per sabato 8 novembre, alle 10. Il Dolomiti ha contattato un’attivista del Comitato feltrino per il diritto alla salute, per fare il punto in particolare sulla situazione dei medici di base e sul recente stanziamento dell’Ulss di 2 milioni di euro per una struttura privata convenzionata

BELLUNO. Ci sarà anche Belluno alla manifestazione regionale in difesa della sanità pubblica che si terrà a Mestre sabato 8 novembre, alle 10. “La situazione non è rosea. Nelle campagne elettorali tutti hanno messo la sanità tra le priorità e questo è anche lo scopo della manifestazione, alla quale sono stati invitati i rappresentanti delle varie liste: vediamo se hanno davvero a cuore la sanità pubblica. Certo, ci sarà da lavorare tanto”, commenta a Il Dolomiti Sandra, attivista del Comitato feltrino per il diritto alla salute.

 

La manifestazione è organizzata da CoVeSap, Coordinamento veneto per la sanità pubblica, di cui il Comitato è parte. Prevista inizialmente per il 4 ottobre, è stata poi rinviata ma mantenendo lo stesso slogan: “Candidato, ascoltaci!”. L’obiettivo infatti è evidenziare a tutti coloro che si candidano problemi riscontrati da tempo per chiedere quali soluzioni vogliono portare. Cinque in particolare gli ambiti più urgenti: prevenzione e promozione della salute, garanzia di accesso alle cure con stop alle liste d’attesa, allargamento dell'assistenza ospedaliera, investimenti sull’assistenza primaria (in particolare medicina di base e personale delle Case di comunità) e servizi per le persone fragili. Al centro, la tendenza crescente alla privatizzazione.

 

Tutti temi su cui il Bellunese spesso paga una sofferenza maggiore, a partire dai medici di base, sulla criticità della cui situazione abbiamo di recente fatto il punto con il segretario di Fimmg Belluno (qui l’intervista). “Su questo tema - afferma Sandra - le necessità sono note da tempo, ma ora il problema sta aumentando. Abbiamo un parco medici spesso vicini alla pensione e non c’è ricambio, perché paghiamo anni di mancate borse di studio e incentivi a percorrere questa specializzazione. Inoltre il nostro è un territorio vasto e con una popolazione sempre più anziana, con maggiori esigenze di prestazioni da parte dei medici di base, che da circa 1.200-1.500 pazienti a testa stanno superando i 1.800”.

 

Unito a ciò, l’aumento della burocrazia. Sandra ci racconta alcuni casi noti allo sportello, da pratiche per l’Inps evase la sera, a casa propria, altrimenti l’ente le respinge perché sovraccarico, alla difficoltà di compilare anche solo la richiesta di un’ambulanza per pazienti che non possono muoversi: insomma, un lavoro sempre meno allettante.

 

“In questi giorni - prosegue - abbiamo segnalato poi un’altra incongruenza riguardante l’accordo regionale del 2024, con il quale era rimborsato il personale infermieristico e di segretariato dentro le strutture di medicina di gruppo. Di recente però, a Cavarzano, i medici hanno esposto un cartello perché non possono più permettersi gli infermieri: se non arrivano più soldi per questo servizio è un problema, perché poi i pazienti intasano il pronto soccorso o finiscono nelle liste d’attesa”. Sul cartello, pubblicato dalla rete Giù le mani dalla sanità bellunese, si legge infatti che la Medicina di gruppo integrata Belluno Dolomiti potrebbe non garantire più i servizi finora erogati perché la Regione non sta rispettando il contratto stipulato con i medici curanti. Una scelta che, se confermata, viene definita “scellerata”.

 

Infine il caso Synlab. È di qualche giorno fa la notizia di uno stanziamento di oltre 2 milioni di euro da parte dell’Ulss 1 Dolomiti per abbattere le liste d’attesa, aumentando il budget per l'assistenza specialistica ambulatoriale a Synlab (struttura privata convenzionata). “Il fatto di acquistare prestazioni al Synlab è grave - commenta Sandra - perché foraggia i privati. Inoltre già gettonisti e liberi professionisti che lavorano dentro l’ospedale sono privati e ciò porta alla creazione di medici di serie A, cioè gli strutturati dipendenti Ulss, e medici di serie B, che arrivano da fuori, non conoscono l’ambiente e magari snelliscono le liste di attesa ma con un maggiore rischio di ridurre la qualità del servizio. Nella sanità privata la priorità sono infatti gli affari: dove vogliono dunque investire i candidati?”.

 

“La salute - conclude - non è un tema su cui poter decidere se spendere o no: molti rinunciano al dentista, ma di fronte a una malattia bisogna curarsi. E il modello della super intramoenia proposto in Lombardia non è la soluzione, perché porta a un sistema, come quello americano, dove sopravvive solo chi può permettersi le polizze”.

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