Addio ad Arrigo Pisoni, il patriarca del vino e della grappa trentina: si spegne il custode di una tradizione che ha attraversato guerre, vigne e generazioni
Arrigo Pisoni, 93 anni a dicembre scorso, ora ha raggiunto l’effluvio alcolico riservato al cielo. Ma l’impegno enoico non cesserà. Portato avanti da figli e cugini, in reciproci distinguo aziendali. Onorando sempre e comunque il patriarca

TRENTO. Ha raggiunto la quota degli spiriti alcolici riservati agli angeli. E si troverà sicuramente a suo agio. Gli mancherà l’alambicco, il roteare delle bottiglie sulle ‘pupitres’ per rendere brioso il vino in fermentazione destinato allo spumante. Avrà nostalgia pure degli scalpelli. Intaglierà nubi e non tronchi di cirmolo e legni per ricostruire torchi vinari di stampo medievale. Arrigo Pisoni ha chiuso il suo percorso terreno, lasciando indelebili ricordi - e altrettanto golosi - peccati alchemici. Quelli che stimolano la fantasia. E richiamano la giusta ebbrezza dell’essere.
Arrigo, patriarca dei vignaioli trentini, grappista inconfondibile, capostipite di una dinastia enoica con Pisoni nell’indole . Talmente legata al vino da operare a Pergolese. Nome più che appropriato. Lui citava, orgogliosamente, le origini di famiglia, la casa di Lasino, il trasferimento nel fondovalle sul Sarca nel 1852, gli albori della viticoltura, poi la devastazione della Grande Guerra - partirono per il fronte in Galizia ben sette fratelli, uno purtroppo disperso tra le migliaia di soldati mandati al massacro dagli asburgici - la rinascita, l’altrettanto drammatico periodo della Seconda Guerra, per poi recuperare l’arte dell’alambicco, la realizzazione delle strutture aziendali, il potenziamento di tutte le fasi legate al ciclo dell’uva.
Arrigo Pisoni, lui come pochi altri allievi della Scuola di San Michele hanno scandito le spinte vinose suggerite dall’evoluzione del vino e del costume, dell’andamento del mercato, modi e tempistiche diversificate nel bere alcolico.
E' stato anche micro produttore di olio oliva. Tra i fondatori del Comitato Vitivinicolo e dell’Istituto Tutela Grappa trentina con il fine di valorizzare il prodotto grazie a tre strumenti quali la ricerca, la disciplina della produzione e il marchio, a garanzia della serietà dei produttori e a vantaggio del consumatore.
Durante la mostra del 1958 in 16 avevano firmato l'atto costitutivo della Confraternita della vite e del vino “intesa a mantenere, salvaguardare e custodire gelosamente le migliori tradizioni del vino trentino esaltandone le sue virtù etiche, di amore e di concordia”. Sodalizio per una promozione culturale del buon bere che doveva coinvolgere esponenti non solo del settore vitivinicolo, al fine di “aprire” il vino alla società civile e di promuoverlo come bene culturale.
Arrigo sempre in prima fila, specialmente nelle diatribe del CVT - Comitato Vitivinicolo -contrario alla soppressione dell’organismo. Lo considerava un “crimine”: ribadiva di aver detto nell'occasione all'assessore “passerai alla storia come Ponzio Pilato”. Successivamente è nacque l'attuale Consorzio vini.
Torniamo ai Pisoni. Un nome e una garanzia per il Vino Santo, loro operano da sempre nella Valle dei Laghi, originari probabilmente di Castel Madruzzo, vivono a Pergolese. Coltivano uva per fare non solo vino: sono diverse famiglie di vignaioli versatili, in quanto spumantisti – tra i primi ad applicare in Trentino il “metodo classico” della rifermentazione in bottiglia – esperti cantinieri e maestri nella distillazione. Sperimentano nuove tecniche agricole – biologico e biodinamico – e rispettano anzitutto il Vino Santo, che loro chiamano il Puro, per distinguersi e per non disperdere un patrimonio non solo di famiglia, ma di tutta la comunità legata all'inimitabile Vino Santo Trentino DOC.
Arrigo ora ha raggiunto l’effluvio alcolico riservato al cielo. Ma l’impegno enoico non cesserà. Portato avanti da figli e cugini, in reciproci distinguo aziendali. Onorando sempre e comunque il patriarca.












