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Belluno
05 febbraio | 08:29

Autonomia, Del Bianco attacca: "Non si può essere autonomisti a Roma e centralisti a Venezia". E Calligaro rivendica le prerogative di Belluno

In Consiglio regionale si è discusso di autonomia: il presidente Stefani ha fatto il punto, ricordando l’importanza di un lavoro di squadra tra i partiti. Dal fronte bellunese, però, Alessandro Del Bianco e Silvia Calligaro sottolineano - su fronti diversi - l’importanza di attuare anche le prerogative previste dallo Statuto del Veneto per la provincia di Belluno

VENEZIA. In Consiglio regionale si discute di autonomia, e gli animi sono già caldi. Su uno dei temi cardine per molti partiti, e anche singoli esponenti, il dibattito ha coinvolto anche il territorio bellunese, che gode (o dovrebbe godere) di forme particolari di autonomia conferitegli dallo Statuto regionale.

 

Nella seduta di martedì 3 febbraio, il presidente Alberto Stefani è infatti intervenuto per fare il punto sul percorso verso l’autonomia differenziata del Veneto, ricordando “la possibilità della Regione di avvalersi, fin da subito, della facoltà di autonomia orizzontale: con una legge regionale, nelle materie di sua competenza, può concludere accordi con altri Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato. L’autonomia ci permetterebbe di essere protagonisti, non solo in Italia, ma anche nel mondo. Questa è la sfida che dobbiamo assumerci in modo interpartitico: fa specie che l’opposizione critichi il percorso verso l’autonomia differenziata che nasce proprio dalla riforma del Titolo V della Costituzione promossa dal centrosinistra”.

 

E proprio dai banchi del centrosinistra interviene il consigliere bellunese Alessandro Del Bianco, che denuncia una sostanziale discontinuità con la precedente amministrazione. “Mi sarei aspettato un mea culpa - ribadisce - perché lo statuto della Regione conferisce alla provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio, condizioni particolari di autonomia. Cosa hanno fatto le due precedenti legislature e il presidente Zaia per attuarle? La questione di fondo sull'autonomia è infatti la credibilità: non si può essere autonomisti a Roma e centralisti a Venezia”.

 

Il consigliere parla di “centralismo veneziano” rispetto al diverso atteggiamento nei confronti dell’autonomia regionale e di quella territoriale. “Lo si è colto bene - prosegue - quando alcuni consiglieri, anche della Lega, hanno deprecato l'operazione di tanti Comuni che, democraticamente, hanno svolto dei referendum per chiedere il passaggio a un’altra Regione. Se da un lato chi sostiene forme di autonomia da Roma le sostiene in virtù di una sorta di autodeterminazione dei popoli, non vedo perché non si sostengano anche questi Comuni”.

 

E cita alcune realtà bellunesi: Lamon, Sovramonte, Taibon Agordino, Livinallongo del Col di Lana, Voltago Agordino, Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo, nelle quali “si è chiesto qualcosa - sottolinea - che non è solo una provocazione. Perciò chiedo, a chi sostiene la totale autonomia dallo Stato centrale, di rispettare anche queste posizioni. Esiste forse un popolo di serie A e uno di serie B? Giustamente il presidente della Regione dice che più il decisore politico si avvicina ai territori più le decisioni sono efficaci, ma è inutile ribadire le cose qui e poi agire diversamente a Roma. Mi sarei perciò aspettato una presa di posizione chiara sull’autonomia di questi territori”.

 

Gli stessi che hanno parlato di autodeterminazione dei popoli - aggiunge poi sui social - hanno snobbato o deprecato i referendum di chi vuole cambiare Regione, citando solo quelli che dalle province di pianura vogliono passare in Friuli, perché quelli di Belluno manco li considerano. È noto che in molti casi non ho sostenuto quelle battaglie, ma non è accettabile fare gli autonomisti a targhe alterne. In Consiglio è andata in scena una commedia politica poco aderente alla realtà e alla delibera di cui si stava discutendo, ma che è stata rivelatrice del vero atteggiamento che caratterizza Zaia e ora Stefani. Se il buongiorno si vede dal mattino, il cielo non sembra così sereno”.

 

Più pacato l’intervento dell’altra consigliera bellunese, che ritorna anche lei sulle prerogative provinciali. “Mentre si parla di autonomia per la Regione - specifica Silvia Calligaro (Fratelli d’Italia) - è necessario procedere di pari passo anche con l’attuazione dello Statuto del Veneto e della Legge regionale 25, riconoscendo forme di autonomia alla Provincia di Belluno. Siamo una provincia interamente montana, con minoranze linguistiche e bisogni particolari, perciò serve un abito cucito su misura nel rispetto del principio di sussidiarietà. Autonomia vuol dire infatti poter decidere meglio e con maggiore precisione e rendere le decisioni più aderenti alle esigenze reali di chi vive e lavora in montagna”.

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