Belluno, l’appello per un referendum sull’autonomia. "Nessuno ne parla, ma è un’opportunità: non possiamo tutelare il territorio senza poter decidere per noi stessi"
Proviene da Corinna Largo e Paolo Malacarne, esponenti del gruppo civico PiùLamon, l’appello a firmare per una proposta di legge costituzionale per l’autonomia delle province montane passata finora sotto silenzio. “Chi aveva proposto l'autonomia in passato non ci crede più? La popolazione stessa non ci crede? O pensiamo di aver risolto tutti i nostri problemi con i fondi di confine?”

LAMON. “Si tratta di capire cosa la provincia di Belluno e la sua popolazione pensano di se stesse. Possono anche cambiare i vertici provinciali, ma non cambierà la capacità di incidere sulla programmazione del territorio finché non abbiamo gli strumenti per farlo, cioè l’autonomia programmatoria ed economico-finanziaria. Senza di essi, non possiamo tutelare il territorio secondo le sue specifiche esigenze come fanno le province di Trento e Bolzano”.
A parlare sono Corinna Largo e Paolo Malacarne, esponenti del gruppo civico PiùLamon ed ex consiglieri comunali, che alcuni giorni fa hanno diramato un appello a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare attualmente in corso, ma perlopiù rimasta sconosciuta. Il Dolomiti li ha contattati per approfondire l’annoso tema dell’autonomia del territorio bellunese.
“Lamon - affermano - è stato il primo Comune referendario per il passaggio al Trentino. In qualità di territorio di montagna marginale e non ascoltato, abbiamo anticipato le esigenze di autonomia già due decenni fa. Il referendum non andò a buon fine, come per gli altri comuni che hanno preso spunto da noi, e sono nati i Fondi di confine per rimediare al gap di alcuni territori. Di fatto però, seppur importanti, non compensano la non capacità della provincia di potersi autodeterminare e organizzare in maniera più autonoma in base alle specifiche necessità di un paese di montagna”.
Il pensiero va inevitabilmente anche ai referendum per l’autonomia del Veneto e della provincia di Belluno, che nel 2017 ottennero un’ampia vittoria dei "Sì". "I presupposti - proseguono - erano sempre gli stessi: maggiore possibilità di rispondere direttamente ai nostri bisogni con una programmazione rispettosa del territorio. Tuttavia anche questi due referendum al momento non hanno avuto conseguenze, tranne l’autonomia differenziata che procede lentamente su alcune materie, ma che comunque non risponde alle esigenze delle aree montane”.
Da qui l’appello: nei Comuni e sul sito del Ministero della giustizia è possibile firmare una proposta di legge costituzionale per l’autonomia delle province montane avanzata dal Partito popolare del Nord. “Abbiamo notato questa raccolta firme - osservano - utile a rilanciare non solo il tema dell'autonomia, ma anche le problematiche delle province di montagna. Come gruppo civico non ci formalizziamo su chi propone qualcosa che riteniamo vada nella giusta direzione: piuttosto, ci siamo chiesti come mai non abbia fatto rumore”.
Nessuno infatti ne sta parlando: Largo e Malacarne evidenziano che nemmeno i partiti tradizionalmente favorevoli al tema la stanno promuovendo. “Non ci siamo confrontati con loro - ammettono - ma è un’opportunità e pensiamo che non ci sia più tempo per ottenere risultati concreti, visto lo spopolamento sempre più repentino. Certo vorremmo sapere perché non se ne parla: chi lo aveva proposto in passato non ci crede più? La popolazione stessa non ci crede? O pensiamo di aver risolto tutti i nostri problemi con i fondi di confine?”.
Nel frattempo, si è tornati però a parlare del passaggio all’Alto Adige di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia (qui l’articolo). Il tema è quindi ancora vivo? “C’è ancora un fermento - concludono - così per i Comuni al confine con il Friuli, ma la provincia di Belluno di per sé è silente. Pensiamo solo al tema dell’acqua, una grandissima risorsa per noi quanto grande è ciò che ne versiamo alla pianura: eppure la gestione non appartiene alla provincia, che dovrebbe invece chiederla. Sono temi complessi e se la politica non si mette d'accordo non ne usciremo mai. Da parte nostra, siamo intenzionati a pubblicizzare questa raccolta firme e sensibilizzare la popolazione, che purtroppo mostra di non crederci più. Forse perché, finora, l’entusiasmo di poter cambiare qualcosa non è mai stato ricambiato”.












