Tribunale di Belluno, il territorio insorge contro la chiusura: “La legge sulla montagna prevede risorse e personale: non possiamo permetterci di perderlo”
Un altro servizio che rischia di slittare verso la pianura: la proposta dell’Anm di chiudere gli uffici giudiziari con poco organico fa insorgere il territorio bellunese, che vedrebbe venir meno il suo Tribunale qualora applicata. A intervenire sono il sindaco del capoluogo, che promette di portare il tema nelle sedi istituzionali, e tutte le associazioni di categoria

BELLUNO. “Un presidio fondamentale per il territorio” da difendere senza se e senza ma: arriva repentina la replica da parte del territorio bellunese contro l’ipotesi di chiusura del Tribunale di Belluno.
Nel piano in otto punti dell’Associazione nazionale magistrati, infatti, si prevede tra le altre cose la chiusura degli uffici giudiziari con meno di 10 magistrati della Procura della Repubblica e 30 giudici, per destinare le (poche) risorse disponibili laddove c’è maggiore bisogno. In questo modo, per il Bellunese tutto il comparto giudiziario si sposterebbe a Treviso.
“La proposta dell’Anm - commenta il sindaco del capoluogo Oscar De Pellegrin - sarebbe un colpo inferto alla montagna. Parliamo di un presidio fondamentale per la tutela dei diritti dei cittadini e la tenuta di una provincia interamente montana che, non va dimenticato, è la più estesa del Veneto. Pensare che i cittadini bellunesi, dal Comelico al Cadore, dall’Agordino al Feltrino, possano essere costretti a fare riferimento a Treviso per l’accesso alla giustizia è uno scenario semplicemente impensabile”.
De Pellegrin cita la legge sulla montagna da poco approvata, che prevede misure per la copertura delle piante organiche dei tribunali situati in queste aree, anche con procedure di mobilità del personale da altre amministrazioni. “È il momento - prosegue - di dare piena attuazione a quella norma e tradurla in fatti concreti. Belluno ha già pagato un prezzo alto in termini di progressiva riduzione dei presidi di prossimità, con la chiusura di sedi distaccate e uffici sul territorio: non possiamo permetterci ulteriori arretramenti”.
A riprendere la legge sono anche le associazioni di categoria Appia Cna Belluno, Confcommercio Belluno Dolomiti, Confindustria Belluno Dolomiti, Confagricoltura Belluno e Coldiretti Belluno, che in una nota congiunta condannano fermamente l’ipotesi di slittamento verso la pianura delle competenze giudiziarie. “Si tratta di un presidio fondamentale per i cittadini e le aziende di montagna - ribadiscono - e una realtà da difendere anche nell’ottica delle possibilità di crescita offerte dalla nuova legge sulla montagna”.
Il tema, infatti, riguarda da vicino anche le imprese sia in termini di specificità delle attività dell’economia di montagna sia in vista di un ulteriore aumento dei costi di spostamento che l’ipotesi comporterebbe e, visto il periodo di forti rincari, la valutazione non è secondaria. “Se la carenza di personale al Palazzo di Giustizia è un dato oggettivo - aggiungono - va considerato che su questo fronte è intervenuta la legge sulla montagna, che agevola procedure per l’acquisizione di personale in mobilità da parte proprio dei tribunali delle aree montane. L’appello va quindi ai rappresentanti bellunesi in tutte le sedi istituzionali affinché si adoperino per scongiurare la chiusura del tribunale e per il suo rilancio, dando pieno compimento alla specificità montana decretata in più norme a livello regionale e nazionale”.
Appello già accolto: De Pellegrin annuncia infatti un intervento per portare il tema nelle sedi opportune e presso i rappresentanti istituzionali del territorio.












