Il nuovo decreto di Salvini sugli autovelox: non più dispositivi in città con il limite sotto i 50 km/h. Quelli di Trento (tre) sono tutti a norma, a Bolzano ne saltano 14 su 16
Il nuovo decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, impone altresì di segnalare con congruo anticipo la presenza dei dispositivi e, contestualmente, impone che tra un autovelox e un altro vi sia almeno un chilometro di distanza. A Trento le tre "stazioni" per il rilevamento della velocità non presentano controindicazioni, mentre a Bolzano rischiano di restarne attivi solamente due

TRENTO. E' già stato chiamato "decreto autovelox", è stato fortemente voluto dal Ministro dei Trasporti Matteo Salvini ed è fresco di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Sarà immediatamente effettivo, anche se i comuni avranno 12 mesi di tempo per adeguarsi. Per qualcuno si tratta di una manovra "acchiappavoti" in vista delle imminenti elezione europee, per altri rappresenta la fine del metodo "multe selvagge" per fare cassa a spese degli automobilisti.
In concreto cosa cambierà? Le novità ci sono, inutile negarlo. E la situazione nei due capoluoghi della nostra regione, Trento e Bolzano, la situazione è diametralmente opposta: i 3 dispositivi installati nel comune di Trento non hanno alcun "problema" (forse andrà modificata la segnaletica, ma si tratta di un intervento di poco conto e realizzabile in poche ore), mentre a Bolzano, se tutto sarà confermato e l'interpretazione finale sarà corretta, rischiano di "saltare" ben 14 degli speed check attualmente installati sul territorio comunale.
Le novità.
Nei centri abitati gli autovelox non potranno essere più posizionati dove il limite di velocità è inferiore a 50 chilometri all'ora. Dunque niente dispositivi nelle "zone 30" e "zone 40". Stesso discorso vale anche per le strade extraurbane se il limite è stato abbassato di oltre 20 km/h rispetto a quanto previsto dal Codice della strada per quel tipo di tratto. Un piccolo esempio: se su di una strada il limite possibile è 110 km/h, l'autovelox potrà essere installato solamente se il limite di velocità non è stato fissato sotto i 90 km/h.
I cartelli di segnalazione dovranno essere sistemati almeno un chilometro prima sulle strade extraurbane, ad almeno 200 metri sulle strade di scorrimento e ad almeno 75 metri nei centri urbani.
Gli autovelox, inoltre, non dovranno essere posizionati troppo vicini l'uno dall'altro, ma dovranno stare ad almeno un chilometro di distanza.
Le amministrazioni comunali non potranno più decidere d'installare un nuovo dispositivo, ma il via libera dovrà arrivare dai Prefetti (nel caso del Trentino sarà compito del Commissariato del Governo).
Questo riguarderà sia i dispositivi fissi che quelli mobili: anche in quel caso sarà il Prefetto ad indicare le strade "autorizzate" al posizionamento delle pattuglie con i treppiedi che rilevano la velocità senza la contestazione immediata. Da quanto, invece, pare le pattuglie con telelaser (che rilevano la velocità a 6-700 metri di distanza), che procedono invece alla contestazione in loco, dopo aver fermato il mezzo, ci sarà la stessa libertà di manovra prevista anche in precedenza.
Tutti gli autovelox, sia quelli fissi che mobili, dovranno essere collocati in posizioni ben visibili, dunque non in punti "nascosti" da una curva o in una piazzola laterale, ad esempio.
Trento e Bolzano.
I tre dispositivi presenti nel comune di Trento non dovranno essere né spostati né rimossi, visto che rispettano anche tutti i parametri contenuti nel nuovo decreto legge. I due in via Alto Adige sono posizionati su strade diverse (uno in direzione nord e uno in direzione sud), il limite non è inferiore a 50 chilometri all'ora e sono segnalati a giusta distanza, così come la macchina per la rilevazione della velocità sistemata all'uscita della galleria di Martignano in direzione di Trento.
Discorso diametralmente opposto è, invece, quello riguardante la città di Bolzano, dove 14 dei 16 speed check rischiano di ritrovarsi fuori norma (l'amministrazione spera di "salvare" quelli situati nei pressi delle scuole), oltre a quelli già ordinati in anticipo, che ora rischiano di rimanere nei magazzini dell'azienda bolognese che li produce e dovranno essere comunque pagati.
Possibili conseguenze.
Le norme entreranno immediatamente in vigore, ma i comuni avranno 12 mesi per mettersi in regola, se necessario. Chiaramente a dover intervenire massicciamente saranno i grandi comuni, che rischiano di ritrovarsi con metà dei dispositivi da sistemare. Se, dopo un anno, un autovelox dovesse andare "fuori norma" e non sarà "regolarizzato", dovrà essere obbligatoriamente disattivato sino all'adeguamento alle nuove disposizioni.
Omologazione o approvazione?
Nessun riferimento, invece, alla questione legata all'omologazione degli autovelox. La sentenza della Cassazione, che aveva cancellato la multa ad un avvocato trevigiano perché il dispositivo era semplicemente "autorizzato" e non "omologato", aveva aperto le porte a tantissimi potenziali ricorsi. Nel decreto non vi è traccia di questo aspetto che tanto preoccupa i comuni.












