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Morta per malaria all'ospedale, indagata un'infermiera per omicidio colposo. Chiusa l'inchiesta

La procura ha chiuso le indagini: il contatto ematico, per gli inquirenti, con Sofia Zago sarebbe avvenuto o durante un prelievo o tramite un guanto

Pubblicato il - 23 marzo 2018 - 12:34

TRENTO. E' una delle infermiere dell'ospedale Santa Chiara la persona accusata di omicidio colposo per la morte di Sofia Zago, la bimba di 4 anni che ha perso la vita per aver contratto la malaria, stando alla ricostruzione degli inquirenti, dentro il nosocomio di Trento. Sofia è morta il 4 settembre 2017 all'ospedale di Brescia dove era stata trasferita d'urgenza una volta compresa la gravità della situazione mentre nel reparto di pediatria di Trento era entrata per delle semplici cure legate al diabete. Nello stesso reparto, però, erano ricoverate due bambine con la malaria. Lo stesso ceppo di malaria che per la procura avrebbe ucciso la bimba. Il procuratore Marco Gallina ha firmato, quindi, la chiusura delle indagini.

 

L'accusa è quella di omicidio colposo e l'unica indagata è un'infermiera del reparto di pediatria. Dalle indagini è risultato che il contagio sarebbe avvenuto il 17 agosto del 2017 giorno nel quale la piccola Sofia era in reparto e l'infermiera, ora indagata, si trovava in servizio.

 

Quest'ultima, sentita dagli inquirenti, avrebbe rifiutato le accuse e ribadito di aver svolto tutte le operazioni nel rispetto delle regole e delle procedure usando sempre materiale monouso. Inoltre la donna ribadisce di aver sempre operato in presenza di altri infermieri.

 

Per quanto riguarda il contagio, secondo le analisi portate avanti anche dai carabinieri del Nas, sono due le ipotesi al vaglio: sarebbe avvenuto durante la pulizia dell'ago-cannula o a causa di un doppio utilizzo dei guanti usa e getta. Strumenti che potrebbero essere stati utilizzati, senza poi sostituirli, con le altre due bambine, che avevano la malaria, presenti in pediatria nello stesso periodo. Insomma, sarebbero stati quegli strumenti che avrebbero trasmesso la malattia. Ora la difesa ha 20 giorni per depositare memorie o consulenze tecniche e per chiedere altre indagini. Allo stesso tempo anche la famiglia di Sofia potrà a sua volta depositare memorie, consulenze tecniche, richieste istruttorie.

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