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Omicidi, Trentino a +200% e tutti commessi in famiglia. Alexander Schuster: "La Provincia non si preoccupa della cultura di genere"

I dati del Viminale evidenziano una tendenza negli omicidi che riguarda principalmente le donne. Alexander Schuster: "Gli unici in Italia a affossare la cultura del rispetto"

Di Luca Andreazza - 17 marzo 2018 - 06:01

TRENTO. "I dati non rispecchiano i messaggi politici, lanciati soprattutto in campagna elettorale, e la percezione, ma il vero problema è quello del ruolo ancora non paritario delle donne nella società", così l'avvocato Alexander Schuster per commentare il rapporto del Viminale relativo agli anni 2014/2017.

 

Nel raffronto tra 2017 e 2016 gli indicatori a livello nazionale hanno, infatti, tutti segni negativi: si va dal -8,7% di rapine al -7% di furti, ma anche -11,2% di omicidi. La tendenza rispetto al 2014 viaggi a doppia cifra, cioè -23,4% di rapine, -20,4% di furti e -25,3% di omicidi.

 

Se si analizzano i dati registrati dai carabinieri, in Trentino i furti restano elevati, ma comunque in forte diminuzione (si scende da 6.821 nel 2016 a 6.081 nel 2017). Numeri più contenuti per le rapine, ma anche queste in flessione, si passa dalle 63 del 2016 alle 44 dell'ultimo anno. 

 

Discorso diverso per quanto riguarda invece gli omicidi, un dato complesso e delicato: anche un caso singolo non può mai essere catalogato come poco. A maggior ragione se il dato del Trentino è impressionate: +200%.

 

Numeri che diventano ancora più pesanti se si considera che nelle Regioni dove c'è stato un aumento degli omicidi, la percentuale è assorbita quasi esclusivamente dai delitti commessi in famiglia. E qui nessuna eccezione per la nostra Provincia, basti ricordare Quarta, così come il caso Albere e quello di Tenno. I rapporto del Ministero dell'Interno non è ancora concluso, ma sono 355 le vittime di omicidi commessi nel 2017, 140 delle quali sono donne.

 

"Questo rapporto - spiega Schuster - sottolinea come a essere meno sicure non sono le strade, ma la propria sfera famigliare, cioè le mura di casa. I dati sono davvero crudi e evidenziano un retaggio che perdura: non si accetta la fine di una relazione: la donna viene considerata un corredo funebre e una proprietà, come nel passato, quando i capofamiglia si facevano seppellire con cani e altri famigliari".

   

I numeri rispetto a altre realtà sono certamente più bassi, giocoforza anche per ragioni demografiche, "ma - dice l'avvocato - la percentuale di violenza è comunque alta e drammatica. E i dati non sono destinati a ridursi".

 

E l'avvocato punta il dito contro la mozione di Rodolfo Borga di Civica Trentino, appoggiata poi dal governatore Ugo Rossi e da tutta la maggioranza, che ha trasformato l'educazione alle relazioni di genere nelle scuole in un percorso facoltativo, spesso osteggiato e criminalizzato. 

 

"Un provvedimento incostituzionale - dice Schuster - perché permette ai genitori di tenere a casa i bambini e ragazzi in orario scolastico. Una scuola che diventa 'à la carte' e che non chiede motivazione e giustificazioni".

 

Un doppio errore. "La nostra Provincia - commenta l'avvocato - vuole ignorare questo fenomeno e siamo gli unici in Italia a aver agito in questo modo. Serve fare un passo in avanti per sviluppare quel pensiero e quella cultura che riconosce pari dignità della donna rispetto all'uomo".

 

Se un dato preoccupa, dall'altro però i carabinieri registrano un aumento delle proposte di ammonimento. Un incremento delle donne, anche extracomunitarie, che decidono di presentare denunce dopo aver subito violenze o soprusi. Rimangono invece stabili i provvedimenti di allontanamento.

 

Nel 2016 le denunce sono state 532, gli ammonimenti 235, sono in tutto 764 i procedimenti che comprendono i reati di percosse, lesioni dolose, atti persecutori, stalking. Le donne si fidano di più delle istituzioni e quindi contattano le forze dell'ordine per porre fine a situazioni critiche. Dati tra i migliori dello Stivale.

 

"Un Trentino - conclude Schuster - a doppia velocità. La struttura sociale regge, ma manca la cultura del rispetto. Una percentuale magari piccola, ma che rischia di aumentare. Se poi passano certi provvedimenti, come quello di Borga, allora vuol dire che il margine di manovra c'è: una sorta violenza tollerata. Si deve partire da scuola e nuove generazioni: un adolescente può aiutare la madre in caso di violenze, ma deve avere consapevolezza, strumenti e sensibilità".

 

 

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