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Prevenire il cyberbullismo analizzando i profili social dei ragazzi. In Trentino al via il progetto europeo Creep

Usare l'intelligenza artificiale per prevenire il cyberbullismo. In Trentino con Fbk in campo due strumenti: un software di analisi semantica che aiuta ad analizzare i profili social (soprattutto Instagram) e un Chatbot

Pubblicato il - 12 marzo 2018 - 19:21

TRENTO. Secondo gli ultimi dati Istat il 5,9% dei giovani fra gli 11 e i 17 anni è stato vittima di cyberbullismo per una o più volte al mese. Una percentuale, questa, che sale al 22,3% se vengono considerati anche i giovani che subiscono aggressione qualche volta all'anno. Inoltre, l’indagine mostra come bullismo e cyberbullismo siano fenomeni parzialmente collegati: l'88% delle vittime di cyberbullismo dichiara di esser stato vittima di bullismo tradizionale.

 

A scendere in campo per contrastare questi fenomeni che continuano anche in Trentino a mietere vittime è la Fondazione Bruno Kessler con “Creep” un progetto innovativo promosso e finanziato EIT Digital, organizzazione che promuove la trasformazione digitale a livello europeo.

 

Il progetto si propone di sviluppare tecnologie e soluzioni avanzate di intelligenza artificiale per prevenire il cyberbullismo attraverso due sistemi: il monitoraggio dei social media e l’adozione di tecnologie motivazionali (chatbot).

 

"Stiamo creando uno strumento che comprende sia la diagnosi precoce delle molestie online, tramite il monitoraggio delle conversazioni sui social media, sia un chatbot, un assistente virtuale dotato di intelligenza artificiale che fornisce consigli ai teenager su come comportarsi” ha spiegato Enrico Maria Piras, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler e coordinatore del progetto.

 

La sperimentazione ha già mosso i primi passi in alcune scuole medie di Trento, con l’obiettivo di allargarne nei prossimi anni il raggio di azione a livello nazionale ed europeo.

 

Il primo strumento è un software di analisi semantica che aiuta ad analizzare i profili social. “L’obiettivo dell’analisi semantica – ha spiegato il ricercatore Enrico Piras - è di individuare in modo automatico le interazioni 'a rischio' per poi estrarre informazioni sui profili coinvolti”.

 

Così facendo si riesce a capire se ci si trova di fronte a situazioni che devono essere monitorate o segnalate con la possibilità per un responsabile scolastico, ad esempio, di venire a conoscenza di situazioni su cui porre attenzione. “Lo strumento – spiega ancora Piras - potrà essere utilizzato per analizzare potenzialmente qualsiasi social network. In questa fase concentriamo la nostra attenzione su Instagram perché è uno tra i social più usati dagli adolescenti e anche quello nel quale la maggior parte dei profili sono 'aperti' e quindi analizzabili. Facebook, al contrario, è poco diffuso tra i ragazzi e le ragazze tra i 13 e 16 anni”.

 

Il secondo strumento utilizzo è un chatbot, cioè uno strumento di messaggistica che sarà integrato con le APP già in uso, che grazie alla sua capacità di porre domande alla potenziale “vittima” di cyberbullismo potrà fornire in maniera automatica un primo supporto per capire come comportarsi e chi poter contattare in casi effettivamente a rischio.

 

“Il chatbot ha due funzioni – ha chiarito il ricercatore coordinatore del progetto - in prima battuta, tramite una serie di domande, costruisce un profilo dell’adolescente e degli eventi di cui è vittima. In seguito, fornisce supporto all'utente che si rivolge al chatbot dopo possibili eventi di bullismo tramite un dialogo interattivo, per dare  suggerimenti sul comportamento da tenere e su chi sia opportuno contattare, in base al profilo determinato precedentemente”.

Un'assistenza, quindi, in prima battuta per chi, per vari motivi, preferisce non chiedere aiuto o non saprebbe a chi rivolgersi.

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