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Razzismo su Flixbus, ''Sei nero, non sederti vicino a me''. La ragazza che ha denunciato l'episodio: ''Cattiveria umana. Forse è questo il cambiamento di cui si parla in giro''

La polizia, chiamata dalla signora, ha convinto il giovane a cambiare posto. La ragazza che lo ha accolto vicino a sé: "Quando a scuola leggevo di Rosa Parks e degli autobus con posti riservati vedevo quella società lontana anni luce dalla nostra e mi dicevo 'per fortuna ora non è così'. Forse qui tempi non sono mai cambiati"

Pubblicato il - 18 ottobre 2018 - 11:33

TRENTO. "Aveva gli occhi lucidi, mi ha detto soltanto che altrove, in altri Paese, questi fatti non succedono", dice questo Elena Iiriti, una ragazza di 19 anni di Trento che studia a Ferrara. Martedì scorso c'era anche lei sul Flixbus in cui si è verificato il grave episodio di razzismo. Una signora non ha permesso che un giovane del Senegal si sedesse accanto a lei: "Vai via, sei nero, di un'altra religione. Vai in fondo, non qui vicino a me". 

 

"Aveva gli occhi lucidi", ricorda Elena. Dopo questo affronto, dopo l'umiliazione di aver dovuto cambiare posto è fin troppo poco. Si è tenuto dentro tutta l'amarezza, ha detto soltanto poche parole e si è fatto il viaggio fino a Roma in solitudine, racchiuso nel suo dolore. Non ha reagito, ha incassato. 

 

La donna, che è arrivata a chiamare persino la polizia, è riuscita a fare in modo che cambiasse posto. Gli agenti hanno soltanto permesso la mediazione. Il giovane rimane sul bus ma si siede da un'altra parte. E si è seduto vicino a Elena che ancora in viaggio ha scritto un post su Facebook. 

 

Si chiama Mamadou il ragazzo di 25 anni con gli occhi lucidi, che ha trattenuto le lacrime. "Mi ha detto soltanto che da altre parti non succede", lasciando intendere che in Italia invece sì, il razzismo esiste molto più che altrove. Una donna bianca può tranquillamente rifiutare il posto a un nero, può chiamare anche la polizia per vedere assecondato un suo comportamento razzista. 

 

Andava a Roma Mamadou, a trovare un amico, per un breve periodo di vacanza. Lavora a Bolzano, dove vive ormai da 15 anni. Voleva partire per un piccolo viaggio, felice di poter vedere la capitale, felice di poter attraversare l'Italia, felice di poter incontrare persone che da un sacco di tempo non vedeva. 

 

"Vai via, siediti in fondo, sei nero, di un'altra religione". E la felicità è sparita in un colpo, cancellata dall'eco del segregazionismo che arriva da lontano. Non a caso Elena nel suo post su Facebook, condiviso fa moltissimi utenti, ricorda Rosa Parks, la donna nera americana che alla segregazione disobbedì rimanendo seduta sul sedile dell'autobus anche se quel posto era, per legge, destinato a un bianco.

 

Ecco di seguito il commento di Elena Iiriti: 

 

Flixbus con partenza alle 22.00 da Trento direzione Roma.  La corriera arriva puntuale, salgo, mostro il biglietto all’autista e vado a sedermi al mio posto pronta per il lungo viaggio. Assieme a me salgono anche altre persone, tutte puntualmente seguono il mio stesso iter e si siede. Tra queste persone sale pure Mamadou, un ragazzo senegalese di 25 anni. Mamadou dopo aver mostrato il biglietto all’autista si dirige al suo posto, fa per sedersi quando... “qui no. Vai via, vai in fondo.”. Ad esclamarlo è quella che dovrebbe essere la sua vicina di posto: una signora italiana verso la quarantina con capelli rossicci.

Questa donna si rifiuta di farlo sedere motivando più volta perché di colore e perché “di un’altra religione”. Io rimango incredula seduta incapace (e me ne scuso) di intervenire, la signora sbraita, il ragazzo piange.  Ma come si dice “al peggio non c’è mai fine” perché il peggio arriva: viene chiamata addirittura la polizia! Il ragazzo continua a piangere, è stanco.

La polizia arriva e fortunatamente tutto si risolve spostando di posto il ragazzo, facendolo sedere vicino a me, e che vicino alla signora si sedesse Anna. 

 

Ora sono qui, a metà viaggio con il ragazzo vicino. Si chiama Mamadou, ha 25 anni, è nato in Senegal ma vive da 15 anni a Bolzano. Lavora da qualche anno con orari e ritmi molto pesanti: monta i forni per un’azienda locale. Mi ha detto con gli occhi lucidi che è stufo, che è stanco di questa cattiveria, che lui non voleva fare nulla semplicemente andare a Roma come tutti noi a trovare un suo amico. “credimi, non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perché sono stanco.”.

 

Quando a scuola leggevo di Rosa Parks e degli autobus con posti riservati vedevo quella società lontana anni luce dalla nostra e mi dicevo “per fortuna ora non è così”. Quanto accaduto oggi su questo flixbus mi fa rattristisce, mi fa tornare indietro a quei tempi e mi fa capire che forse non siamo mai cambiati, che non c’è fine alla cattiveria umana.

 

Un ragazzo normalissimo, con i propri sogni, con la voglia di imparare bene l’italiano e di mettersi in gioco, proprio come me. (Al giorno d’oggi è la cosa più facile da fare puntare il dito contro uno “diverso”, c’è chi fa propaganda solo sul razzismo.) Siamo davvero finiti in un modo così?  Stiamo tornando indietro, forse è questo il cambiamento di cui tanto si parla in giro.

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