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Torna in carcere Benjamin Cardenas Cedeno: aveva costruito una drug farm a Fiavè ma nonostante i domiciliari continuava con le estorsioni

L'uomo è una delle figure più conosciute sul territorio per questioni legate alla droga e (dopo gli arresti del 2007 e del 2008) poche settimane fa era stato messo ai domiciliari dopo che, seguendolo, era stata trovata una vera fabbrica di marijuana a Ballino. Recentemente è stato scoperto in un sacco di torba hashish dalla qualità unica (pari a quella delle farm marocchine)

Pubblicato il - 09 gennaio 2018 - 13:31

ARCO. Sono state sequestrate, oltre a quanto trovato nella drug farm smantellata a fine novembre, che conteneva decine di piante di cannabis, ventilatori, sacchi di terriccio, ormoni fertilizzanti e chi più ne ha più ne metta, altri 220 grammi di hashish ottenuto artigianalmente suddiviso per tipologia con principio attivo che andava dal 30 al 68%: un livello altissimo rispetto a quel che si trova comunemente sul mercato e che permetteva, quindi, al produttore di presentarsi sul mercato proponendo un prezzo altissimo di circa 50 euro al grammo. Ma soprattutto è stato beccato a compiere quelle che sono state ritenute essere delle vere estorsioni durante la sua permanenza ai domiciliari.

 

Proseguono senza sosta le indagini, che avevano portato gli inquirenti a smantellare una vera e propria struttura capace di produrre marijuana in grandi quantità a Tenno. Indagini che riguardano Benjamin Cardenas Cedeno, panamense di 37 anni molto conosciuto dalle forze dell'ordine trentine. Uno che già nel 2007 veniva arrestato dopo essere stato colto in flagranza e che una volta condotto nella sua abitazione aveva intimato ai carabinieri di non entrare perché "all'interno si trovano i pit bull". Nella sua casa di Arco i militari avevano trovato 30 grammi di hashish, 50 grammi di canapa indiana, un manuale per coltivarla e al momento di mettergli le manette l'uomo aveva provato a divincolarsi e a scappare mandando all'ospedale tre carabinieri. In quel caso era stato condannato a 11 mesi di carcere.

 

A qualche anno di distanza, evidentemente, l'uomo non ha interrotto la sua attività, anzi l'ha strutturata, visto che poche settimane fa, i carabinieri, seguendo le sue tracce, hanno trovato una vera e propria Drug Farm. Tutto era iniziato il 21 novembre quando un'unità cinofila assistita dal pastore tedesco “Nico” durante una perquisizione della sua abitazione di Tenno rinveniva 22 grammi di hashish e 30 grammi di marijuana, suddivisi in dosi e la somma di 550 euro in contanti nascosti all’interno di una cassa acustica dello stereo. A quel punto l'uomo, evidentemente, credeva che i militari fossero soddisfatti dell’esito del controllo ma gli investigatori che da giorni osservavano i suoi spostamenti, trovandolo in possesso delle chiavi di un'altra abitazione occupata dalla sua fidanzata, hanno esteso la perquisizione alla casa di lei (C.S. 21enne) in un appartamento di Ballino a Fiavè.

 

E qui i carabinieri hanno trovato quella che è stata definita una vera e propria fabbrica della droga: al livello superiore dell’abitazione (che era suddivisa in zona giorno al piano terreno e zona notte al superiore) era stato predisposto interamente alla coltivazione della cannabis. Qui sono state trovate 2 serre professionali (grandi circa 8 metri cubi) a chiusura ermetica con ricircolo forzato dell’aria con filtri a carboni attivi, lampade, igrometri, termometri, molti fertilizzanti specifici per la coltivazione della cannabis, ormoni radicali della crescita e insetticidi, vasi, sacchi di terriccio, ventilatori. All'interno vi erano 20 piante di cannabis suddivise per qualità (arancio, arancio sativo, gran daddy). Quelle nella prima erano alte 1 metro circa mentre nella seconda circa 1 metro e 20 centimetri con copiose infiorescenze (addirittura eccessive tanto da far sospettare agli inquirenti che si tratti del tipo “geneticamente modificate”).

 

Ai piedi del letto matrimoniale sono, quindi, state trovate due teche (termine utilizzato dai seminatori per indicare i contenitori in plastica – incubatrici) per la germinazione intensiva del seme con ormoni radicali in apposite spugnette, contenenti 32 piantine di cannabis alte 15 centimetri, in crescita per sostituire le altre nelle serre e nell'abitazione c'era anche il reparto di essiccazione consistente in un ambiente con stendini per biancheria e un deumidificatore che consentiva di ottenere il prodotto finito. Infatti sono stati trovati vari involucri catalogati per peso e qualità dall’uomo per un totale di 1,7 chili di marijuana pronta all’uso. Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati anche 60 grammi di hashish del tipo morbido e la scoperta di 216 grammi di marijuana essiccata custodita nel congelatore ha rivelato che l’uomo destinasse parte della coltivazione per la successiva lavorazione artigianale – non facile - per ottenere il “fumo” dalle eccelse qualità.

 

Il tutto era registrato su un calendario con tempi di semina, germogliazione, messa in serra, taglio e preparazione.

 

La nuova fase delle indagini mediante l’analisi di tutto il materiale sequestrato compresi telefoni cellulari e personal computer ha permesso di sequestrare, pochi giorni dopo, il 4 dicembre, altri 220 grammi di hashish ottenuto artigianalmente e suddiviso in dosi e ripartito in base alle diverse qualità di cannabis di provenienza (Burro Sativa, Pine Skuuk, Pine Cava Skuuk, Calice Chem Critical etc) custoditi in un vaso di vetro a chiusura ermetica e nascosto all’interno di un sacco di torba (I carabinieri nel contesto dell’operazione hanno proceduto alla rimozione completa ed al sequestro di tutto il materiale attinente la coltivazione e quindi anche 8 sacchi di torba).

 

Le analisi effettuate a cura del Laboratorio analisi sostanze stupefacenti Carabinieri di Laives hanno fornito dei risultati sorprendenti sulla percentuale di principio attivo presente che va dal 30 al 68%, quindi sostanze che raramente si trovano sul mercato comune degli stupefacenti essendo un prodotto di nicchia che si trova solo nelle farm marocchine. L’indagine è continuata alla volta dell’identificazione dei destinatari dello stupefacente facendo emergere un fiorente mercato con prezzi fino a 50 euro al grammo per l’hashish più resinoso.

 

In data 11 dicembre 2017, Cardenas è stato sottoposto dalla misura cautelare in carcere a quella degli arresti domiciliari presso l’abitazione della madre con tutte le prescrizioni che quel regime contempla (divieto di comunicare con persone diverse da quelle conviventi, non usare il telefono e computer connessi alla rete per comunicare anche a mezzo di social telematici). Ma nonostante tutto Cardenas non curante delle prescrizioni, personalmente e con l’aiuto di 2 persone ha fatto recapitare messaggi dal tono non certo amichevole ai destinatari che avevano debiti di droga con lui.

 

A quel punto i carabinieri di Arco hanno chiesto alla Procura della Repubblica di Trento l’aggravamento della misura cautelare che il Giudice per le Indagini Preliminari Francesco Forlenza immediatamente recepiva emettendo ieri l’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere per Cardenas. I militari arcensi, quindi, ieri si sono recati presso l’abitazione di Tenno dove si trovava l'uomo per poi condurlo a Spini di Gardolo con l’accusa anche di estorsione.

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