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Un'area archeologica nascosta e abbandonata in mezzo alla città. La Tridentum romana dimenticata dalle istituzioni

William Belli riporta l'attenzione sul sito scoperto nel 1997 nei pressi della Facoltà di Giurisprudenza. "Si ha l’impressione di un calo di attenzione per l’archeologia da parte degli enti pubblici". GUARDA IL VIDEO

Di Donatello Baldo - 09 gennaio 2018 - 06:01

TRENTO. "La romana Tridentum era l’unica città esistente fra Verona e Augsburg. Solo Trento era 'splendidum municipium', gli altri centri posti sulla Via Claudia Augusta, la grande strada che attraversava tutta la valle dell’Adige, erano stazioni di posta (Egna- Endidae) o avamposti militari e commerciali (Merano-Maia, Bolzano-Pons Drusi)".

 

William Belli è appassionato quando racconta la storia del capoluogo trentino: "Dello splendido municipio restano molte testimonianze. Alcune le possiamo vedere, il Sas, Palazzo Lodron.  Altre non le possiamo vedere, come la basilica paleocristiana sottostante la chiesa di S. Maria, o la Porta Veronensis, posta sotto la Torre civica".

 

"Quest'ultima - spiega Belli, antiquario ed esperto di storia e di arte - è tuttora chiusa al pubblico per motivi di sicurezza dopo due anni, due, dall’incendio che aveva devastato la torre, appena restaurata e munita di sofisticati impianti di sicurezza".

 

"Altre testimonianze dello splendido municipio le vedremo, forse, a breve - spiega - come la Villa di via Rosmini, con lo splendido mosaico di Orfeo, chiusa dal 1998, anno in cui passò dalla Sovrintendenza dello Stato a quella della Provincia di Trento".

 

Ma altre non le vedremo mai. E qui William Belli ricorda la domus seppellita sotto il cemento di un garage in via delle Orsoline. "Nel 2014 gli archeologi ne avevano riportato alla luce le mura perimetrali e il lussuoso mosaico ornato di preziose tessere in pasta vitrea e foglia d’oro".

 

Si poteva evitare che la domus venisse ricoperta dal cemento se il Comune o la Provincia avessero trovato i 100 mila euro necessari all’acquisto del terreno. "Ma così non è stato: su quella domus è sorto un garage, in un contesto storico qual è la zona della chiesa di S. Maria e delle Orsoline, centro della città romana, dove gli archeologi ipotizzano ci sia l’abitazione di san Vigilio".

 

Ma il caso più eclatante è quello dell’area archeologica che si trova sotto il piazzale della Facoltà di giurisprudenza, tra via Rosmini e via delle Orsoline, una parte dell’antica città romana di quasi mille metri quadrati.

 

"Sono visibili un tratto delle mura - spiega Belli - compresa la base di una torre, perfettamente leggibile, una strada lastricata con grandi pietre e provvista di marciapiede e buona parte degli edifici che vi si affacciavano, alcuni abbelliti da porzioni di affresco a finto marmo e da decorazioni lapidee (sono stati rinvenuti frammenti di colonne e di capitelli) che inducono a ipotizzarne una funzione pubblica".

 

L’area è stata messa in luce nel 1997 e poi incomprensibilmente abbandonata: "Con pochissimi interventi di conservazione sarebbe già stata visitabile da tempo". Un passaggio scavato sotto via Rosmini la collegherebbe direttamente con la villa romana.

 

"Un progetto ci sarebbe, ma se i tempi sono quelli dell’area della Porta Veronensis saremo destinati ad attendere a lungo", chiosa William Belli con sarcasmo. "Si ha l’impressione di un calo di attenzione per l’archeologia da parte degli enti pubblici, comunali e provinciali".

 

"Manca strategia - osserva - manca un piano generale che persegua il progetto, suggerito da Gianni Ciurletti, sovrintendente ai Beni archeologici negli anni Ottanta-Novanta, quello di unire tutti i siti della Tridentum romana e di farne la sede di un museo sotterraneo di indubbio fascino e di grande attrattiva culturale e turistica".

 

"Un museo archeologico per un centro di romanità così importante qual era Tridentum non esiste ancora - sottolinea Belli - a meno che non si vogliano definire museo le due o tre salette all’interno del Buonconsiglio".

 

"Un museo archeologico ce l’ha Bolzano -spiega - dove i reperti relativi alla romanità sono assai meno importanti di quelli di Trento. E un museo archeologico ce l’ha la Val di Non con il Museo retico, peraltro chiuso l’inverno. Sarebbe ora - conclude William Belli - che anche lo splendidum municipium fosse dotato di una sede degna del suo splendore".

 

Qui sotto il video dell'area archeologica abbandonata a se stessa dal 1997, un pezzo di città romana che potrebbe, e dovrebbe, essere valorizzato.

 

 

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