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Coperti in volto e armati di pistola, legano un uomo e gli rubano l'auto per rivendere i pezzi. Tre arresti e una donna ai domiciliari

La banda aveva agito il 13 maggio scorso a Trento Nord in occasione dell'Adunata degli alpini. La polizia ha analizzato un milione e mezzo di traffico di celle telefoniche e oltre 16 mila chiamate intercettate. Un'indagine durata circa 3 mesi. Nei guai anche un azienda di autodemolizioni nel milanese

Di Luca Andreazza - 04 aprile 2019 - 12:35

TRENTO. Si erano appostati all'uscita del casello di Trento Nord, quindi si erano avvicinati coperti in volto e armati di pistola per rubare una Bmw 535 Gt, circa 2 mila euro e i bagagli per scappare velocemente. Una rapina avvenuta il 13 marzo scorso intorno alle 9.30 nella giornata conclusiva dell'Adunata degli alpini. In tre sono stati arrestati, mentre una donna si trova ai domiciliari.

Un'azione che dura pochissimi minuti. Un cittadino romeno proviene dall'Austria con un'auto targata Regno Unito, quando ha alcuni problemi all'impianto frenante. Il conducente decide di fermarsi al casello di Trento Nord. Lì avviene la rapina: due persone travisate in volto e armate lo legano con le fascette da elettricista, rubano i soldi e costringono poi il romeno a scendere dall'auto, mentre si impossessano del mezzo e scappano lungo l'A22. L'uomo viene lasciato vagare in zona Spini di Gardolo fino a quando un altro cittadino si ferma per accompagnarlo in questura per la denuncia del caso.

 

"Un'indagine molto complessa - commenta Salvatore Ascione, capo della squadra mobile e vice questore di Trento - gli agenti hanno subito cercato di isolare le celle telefoniche, mentre vengono analizzate anche le immagini di videosorveglianza in città. Un'operazione difficile in quanto in quei giorni a Trento avevamo la presenza di circa 100 mila persone per l'Adunata e quindi il lavoro è stato davvero minuzioso e preciso per identificare e isolare quelle utenze degli autori della rapina".

A questo si aggiunge un ulteriore difficoltà. I rapinatori utilizzano anche un "jammer", un sistema per generare onde elettromagnetiche per inibire le frequenze Gsm, radio e Gps attraverso un forte e costante impulso al fine di rendere inutilizzabile i sistemi di comunicazione per l'impossibilità di emettere e ricevere segnali. In questo modo gli uomini cercano di essere "invisibili". Non solo. La banda è dotata anche di rilevatori di microspie per individuare eventuali sistemi elettronici di intercettazione audio e video delle forze dell'ordine. Insomma, nulla viene lasciato al caso, ma non basta ai rapinatori per farla franca. 

 

"Questo evidenzia uno spessore criminale molto elevato. Le circostanze della rapina sono apparentemente singolari - aggiunge il vice questore - ma gli investigatori riescono a raccogliere alcuni elementi utili. Dopo aver analizzato le celle telefoniche e individuato i telefoni in uso alla banda. Le successive intercettazioni consentono poi di delineare i compiti dei componenti del gruppo, ma anche dove è stata nascosta l'auto, destinata a essere smontata e rivenduta".

 

 Nel corso delle intercettazioni la polizia capisce che i pezzi sono pronti per essere tutti rivenduti e quindi viene data esecuzione alla perquisizione di alcuni capannoni di una ditta di autodemolizioni a Goggiano nel milanese. A questo punto entra in azione anche la polizia stradale di Bolzano. "La banda aveva rimosso i codici identificativi dei componenti dell'auto - prosegue il vice questore - ma si è riusciti a risalire al mezzo e stabilire che i pezzi erano riconducibili alla Bmw rapinata".

Gli investigatori completano così il quadro. "Il ruolo della donna - dice Ascione - titolare dell'impresa di demolizioni, gestiva l'attività anche per immettere e riciclare sul mercato parti di vetture rubate". In generale sono imponenti i numeri dell'indagine tra 16.100 chiamate intercettate, un milione e mezzo di traffico celle e utenze analizzate e 100 mila transiti veicolari controllati. E ancora una telecamere di videosorveglianza attivata e tre mesi di intercettazioni telefoniche e video.

 

Il blitz scatta alle prime luci di martedì 12 febbraio, il Gip Marco La Ganga su richiesta del Pm Davide Ognibene emette le ordinanze. In manette per rapina e riciclaggio tre albanesi, un classe 1976 portato nel carcere di Busto Arsizio, un uomo del 1982 e un altro del 1976 detenuti a San Vittore. Nei confronti della donna di Reggio Calabria del 1978, il giudice ha emesso la misura degli arresti domiciliari nell’abitazione in Milano. Sono stati recuperati anche 9.400 euro in contanti.

 

"Un'azione molto incisiva della polizia - conclude il procuratore Sandro Raimondi - un risultato importante per la tenacia e la professionalità delle forze dell'ordine per contrastare la criminalità, anche in situazioni particolarmente complesse come in questo caso".

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