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Imprenditore meranese, accusato di bancarotta fraudolenta, arrestato mentre sta per imbarcarsi per il Brasile

Secondo la guardia di finanza l’uomo, tramite la sua azienda operante nel settore del florovivaismo, avrebbe provocato un buco da oltre 20 milioni di euro. Se le accuse fossero confermate si tratterebbe di uno dei maggiori crack mai registrati nella realtà altoatesina

Pubblicato il - 21 dicembre 2019 - 12:57

MERANO. Oramai era a pochi metri dalla scaletta dell’aereo che l’avrebbe portato in Brasile al riparo dalla giustizia italiana, quando al suo fianco sono comparsi i militari della guardia di finanza di Merano che invece l’hanno accompagnato nel carcere di Busto Arsizio.

 

L’operazione, condotta dalla guardia di finanza, si è conclusa stamane all’alba all’interno dell’area partenze internazionali dell’aeroporto milanese della Malpensa e ha visto coinvolto il titolare della Lazzeri S.S. Agricola, una società (con sede a Merano e unità produttiva in Sabaudia) di riferimento del florovivaismo italiano, ritenuto dai militari responsabile di un crack milionario.

 

Ormai da più di un anno i finanzieri meranesi, coordinati dalla procura di Bolzano, erano sulle tracce dell’imprenditore che, l’accusa della guardia di finanza, unitamente ai familiari e con la complicità di fidati collaboratori e professionisti, aveva condotto, nel 2017, al fallimento della società provocando un buco da oltre 20 milioni di euro. Secondo l’accusa la società aveva debiti verso banche, fornitori e dipendenti in più era stato architettato un sistema per evadere il fisco.

 

Stando a quanto si legge nel comunicato la figura dell’imprenditore sarebbe risultata da subito centrale nell’ambito delle indagini che hanno consentito di evidenziare come l’attività fosse regolarmente proseguita sotto la sua direzione attraverso una nuova società, la Lazzeri Soc. Agricola arl. Il meccanismo era piuttosto semplice, alla nuova società, erano stati trasferiti tutti gli assets aziendali ovvero sia i beni materiali (terreni, immobili, piantagioni) utilizzati in forza di un contratto di affitto dal canone risibile (120mila euro annui), nonché i macchinari, le scorte, i brevetti, il marchio ed il know-how aziendale senza previsione di corrispettivo alcuno ed al netto di ogni passività.

 

Secondo quanto evidenziato dagli inquirenti il dissesto finanziario è risultato essere stato determinato da una sistematica appropriazione, già dal 2011, da parte dei soci/amministratori delle risorse finanziarie disponibili sui conti societari e sui conti privati, quantificabile in circa 2,4 milioni di euro, delle somme in contanti derivanti dalle vendite “in nero”, pari a circa 1,6 milioni di euro, nonché dal trasferimento di fondi per un ammontare di circa 11 milioni di euro. Tutti i trasferimenti erano stati dirottati in favore di una società brasiliana, la Agro Industrial Lazzeri S.A., operante da decenni nel settore florovivaistico in Brasile ove l’indagato si era trasferito stabilmente con moglie e figli negli ultimi due anni.

 

Per questo motivo, i finanzieri hanno atteso l’uomo al varco e quando questi è rientrato in Italia nel fine settimana dell’Immacolata, lo hanno pedinato. Dopo aver trascorso due giorni in provincia di Bolzano, l’uomo si è recato presso l’unità produttiva della Lazzeri Soc. Agricola arl, che si trova a Sabaudia restandovi fino a venerdì sera, dopodiché, anziché rientrare a Merano, ha raggiunto lo scalo intercontinentale della Malpensa da cui, senza l’intervento delle fiamme gialle, sarebbe rientrato in Brasile con un volo per Porto Alegre.

 

Il fermo operato dai militari è stato convalidato dall’autorità giudiziaria che, alla luce delle risultanze investigative, ha contestualmente applicato all’interessato la misura della custodia cautelare in carcere. Le fiamme gialle fanno sapere che le indagini non si esauriscono con l’applicazione della custodia cautelare nei confronti del principale indagato ma attenzioni particolari saranno volte ad assicurare alla giustizia tutti coloro che si sono resi complici di uno dei maggiori crack mai registrati nella realtà altoatesina.

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