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Nasconde al fisco 30 milioni di euro per non pagare le tasse, imprenditore della Val di Non nei guai

La Guardi di Finanza ha scoperto una società di compravendita di autoveicoli fittiziamente 'residente' all'estero. Dalle indagini sono riemersi 30 milioni di euro di imponibile per circa 500 mila euro di imposte non versate all'erario

Pubblicato il - 05 novembre 2020 - 19:38

TRENTO. Mediante alcune tecniche sofisticate è riuscito a sottrarsi alla tassazione in Italia creando in Germania una realtà fittizia. A finire nei guai è stato un imprenditore della Val di Non che tramite la cosiddetta “esterovestizione societaria” è riuscito a sottrarre al fisco italiano, dal 2014 al 2020 una base imponibili che si aggira sui 30 milioni di euro.

 

A scoprire il caso di evasione fiscale internazionale è stata la tenenza di Cles della Guardia di Finanza. Il meccanismo fraudolento è stato portato a galla durante una verifica fiscale nei confronti di una società operante nel settore del commercio di autoveicoli. Grazie al “fiuto” dei finanzieri, in fase di accesso presso la sede dell’impresa, dopo aver reperito documentazione commerciale di un’impresa tedesca, attiva nel medesimo settore, hanno deciso di fare degli approfondimenti.

 

I riscontri per i quali ci si è avvalsi anche della preziosa collaborazione delle autorità fiscali tedesche, attivate per il tramite dell’Ufficio Cooperazione Internazionale e Rapporti con Enti Collaterali del Comando Generale - II Reparto di Roma, hanno fatto emergere che la società estera era, di fatto, amministrata al 100% da un soggetto residente in Italia, peraltro, socio dell’azienda italiana ispezionata.

 

Sulla scorta dei rilevanti elementi di riscontro acquisiti, che hanno permesso di ricostruire l’effettivo ammontare delle operazioni commerciali intercorse tra le due società, negli anni dal 2014 al 2020, è stato possibile qualificare come “esterovestita” l’impresa estera, riconducendone in Italia l’effettiva residenza fiscale. Sono stati acquisiti inequivocabili elementi di prova che tutte le decisioni riguardanti alla gestione commerciale e finanziaria venivano prese nel territorio nazionale e che, nel Paese estero, non vi fosse mai stata alcuna amministrazione effettiva, ma una mera domiciliazione di comodo.

 

L’”esterovestizione societaria” è una prassi illegale che, purtroppo, diversi imprenditori architettano, nel tentativo di sottrarsi al pagamento delle imposte effettivamente dovute in Italia, che, nel caso specifico ammontano ad oltre 500 mila euro.

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