''Na bela femena l'à l cul e l piet sot la pievia" (Una bella donna ha il sedere e il petto non al riparo) le bustine in val di Fassa indignano e diventano virali sui social
Un detto ladino che compare sulle bustine dello zucchero in val di Fassa e sul quale si trova anche il marchio della locale Azienda per il turismo. Detti che però ritornano a far discutere e diventano virali sui social per l'indignazione di diverse persone in modo trasversale

TRENTO. "Na bela femena l'à l cul e l piet sot la pievia" che si traduce come "Una bella donna ha il sedere e il petto al riparo" (così riportano i produttori - sotto l'elenco completo), cioè "Una bella donna ha sempre belle forme". Un detto ladino che compare sulle bustine dello zucchero in val di Fassa e sul quale si trova anche il marchio della locale Azienda per il turismo. Bustine, e anche detti, che ciclicamente, ritornano in mano a turisti e trentini, e riprendono così a far discutere per diventare virali sui social per l'indignazione di diverse persone in modo trasversale.

Se si guarda il sito dell'azienda alimentare, risulta una campagna ideata e lanciata negli anni scorsi, ma nemmeno troppo tempo fa. E' il 2016 e la realtà fassana spiega: "Da noi trovate le bustine di zucchero personalizzate con le frasi più celebri in ladino".

Si va da "La fregoles les vegn dal toch" ("Le briciole sono parte del pezzo") a "Canche l cef no deida, l'è l cul che pèra inant" ("Quando non ragioni con la testa, ragioni con il sedere"), da "La goces de jenè, de mè se scoarà i tobiè" ("Se piove a gennaio, a maggio si spezzano i fienili") a "La neif no i l'à mai magnèda i ucìe" ("Gli uccelli non hanno mai mangiato la neve"). Sarebbero in totale dodici i detti individuati dall'azienda alimentare, un modo per ricordare le tradizioni locali.
Ma a far storcere la bocca c'è, appunto, il discutissimo "Na bela femena l'à l cul e l piet sot la pievia". E sono diverse le persone che hanno interessato l'Azienda per il turismo val di Fassa, che difende le tradizioni e mette in luce che, sì, i tempi sono cambiati, ma quei detti sono espressione di una lingua e di una cultura che va salvaguardata.
"Che i tempi siano molto cambiati e non rispecchino i detti di una volta, siamo tutti d'accordo. Ma questo - spiega l'Azienda per il turismo - non significa che la val di Fassa - dove le donne sono da sempre protagoniste della società, dello sviluppo turistico e impiantistico, degli sport di montagna e impegnate in politica con ruoli di spicco - debba dimenticare tradizioni e detti popolari che sono espressione di una lingua e di una cultura (millenaria) di minoranza, vissuta e tutelata".
Poi, però, si rimanda alla realtà produttrice la responsabilità della bustina infelice. "Per precisione - conclude l'Apt - le bustine di zucchero sono realizzate da un'azienda del settore alimentare, pertanto la scelta dei proverbi non è di nostra facoltà. Riferiremo la segnalazione sul detto in questione all'azienda".












