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Operazione "Big Boys": si aggiunge il reato di falso in atto pubblico. Evadevano anche il fisco

L'operazione, che nel giugno 2019 aveva portato all'arresto di 9 persone tra Trentino e altre regioni per commercio e impiego di sostanze dopanti e per esercizio abusivo della professione medica, giunge ad una nuova tappa. Contestato anche il reato di falso in atto pubblico per trasformare le sedute in palestra in attività di rieducazione motoria

Di Davide Leveghi - 22 settembre 2019 - 09:34

TRENTO. L'operazione “Big Boys”, che nel giugno del 2019 aveva portato all'arresto di 9 persone per commercio di farmaci dopanti e a effetto stupefacente, impiego di sostanze dopanti e procedure vietate, nonché presunto esercizio abusivo della professione sanitaria di fisioterapista e dietista (qui l'articolo), si arricchisce di nuovi dettagli. Il sodale criminale, guidato da un medico di residenze per anziani con base in Trentino, infatti, avrebbe adottato un trucco per far passare le sedute in palestra come rieducazione motoria, quindi attività sanitaria, permettendo di detrarre fiscalmente le spese sostenute dai “pazienti”.

 

Un sistema costruito a puntino, con una rete ramificata in Alto Adige, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio, che gestiva e si procurava i medicinali dopanti, li somministrava ad atleti di diverse discipline, dal ciclismo al body building, dalla pallavolo all'arm wrestling – il braccio di ferro, per capirci. Altro che spinaci! -, trovati e convinti nelle palestre ad assumere consapevolmente farmaci dopanti, e che sfruttava le strutture pubbliche per gli scopi suddetti.

 

In aggiunta ai reati contestati dal pm Davide Ognibene, con l'invio alle nove persone coinvolte dell'avviso di conclusione delle indagini – associazione a delinquere finalizzata al traffico e alla somministrazione di sostanze dopanti, esercizio abusivo della professione medica -, il capo dell'organizzazione dovrà rispondere di falso in atto pubblico per aver alterato il contenuto delle fatture inerenti le prestazioni di allenamento sportivo personalizzato, trasformandole in prestazioni di tipo fisioterapico, spesso eseguite in strutture estranee a quelle pubbliche.

 

I nove indagati avranno a questo punto 20 giorni per organizzare la propria difesa, chiedendo di essere interrogati e dimostrando la propria estraneità o le attenuanti. A quel punto la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio.

 

L'operazione era scattata dopo che un cliente era stato ricoverato per un'embolia polmonare causata dall'assunzione di farmaci anabolizzanti, riportando gravi lesioni. Il valore delle sostanze sequestrate nell'operazione di giugno ammonta a 30mila euro.

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