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Ancora un ricorso contro la Provincia, Enpa e Oipa chiedono la liberazione di M57: ''Non ci sono i presupposti per tenerlo rinchiuso''

Le due associazioni ritengono che la Pat abbia proceduto alla cattura d'impulso nonostante ''l’animale sia stato chiaramente colto di sorpresa e dunque, spaventato, ha reagito secondo quelli che il Piano d'Azione interregionale per la conservazione dell'Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace) definisce 'comportamenti istintivi ed estemporanei'''

Il rendering realizzato da Alessandro Ghezzer per il gruppo Facebook “Convivere con orsi e lupi si può?”
Di L.P. - 28 ottobre 2020 - 18:34

TRENTO. Ancora un ricorso, ancora contro la Provincia di Trento e ancora ad opera dei movimenti animalisti. Questa volta le associazioni Enpa e Oipa hanno chiesto, al Tar di Trento per motivi aggiunti, la liberazione dell'orso M57 e il suo progressivo riambientamento con l'accesso a un recinto più ampio, per iniziare il suo legittimo percorso di ritorno in natura.

 

''L’orso M57 - comunicano - il 22 agosto scorso era entrato in contatto con un giovane carabiniere che si trovava 'a passeggio' di notte, in una zona boschiva nei pressi del lago di Andalo. L’animale era stato chiaramente colto di sorpresa e dunque, spaventato, ha reagito secondo quelli che il Piano d'Azione interregionale per la conservazione dell'Orso bruno sulle Alpi centro-orientali (Pacobace) definisce “comportamenti istintivi ed estemporanei”, che in quanto tali non devono essere soggetti a misure gravissime come la cattura''.

 

Ed effettivamente basta andare a pagina 18 del Pacobace per vedere che quanto successo rientra nella fascia intermedia di ''grado di pericolosità dei possibili comportamenti di un orso''.

 

 

 

''M57 - proseguono le due associazioni - invece, che mai aveva assunto atteggiamenti aggressivi, è stato catturato su ordine del presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, poche ore dopo e, da allora, si trova confinato in un’angusta grotta nella contestatissima struttura del Casteller a Trento. Di quella cattura e della captivazione permanente, di cui chiediamo l’annullamento, mancano le basi, i presupposti e i necessari atti legali'', affermano le due associazioni.

 

Poi la ricostruzione certamente molto vicina al vero se si pensa che prima si è dato l'ordine di cattura e poi si è proceduto al controllo e alla verifica che si trattasse davvero di lui (il giorno stesso il comunicato della Pat specificava che ''nei prossimi giorni verranno effettuate le analisi genetiche a partire dai vestiti che indossava la persona aggredita, al fine di stabilire con certezza l’identità dell’orso''). ''Verosimilmente, l'ordine fu impartito oralmente, non fu eseguita alcuna istruttoria, e ricostruzione dei fatti, necessaria secondo legge per procedere a una azione tanto grave come la cattura, e la relazione dei forestali trentini fu stilata solo quattro giorni dopo. Inoltre, l'Ispra non è stato affatto coinvolto, nonostante le chiare norme in proposito'', spiegano ancora Oipa ed Enpa.

 

''Come nel caso di JJ4 - aggiungono - che abbiamo portato con successo al Consiglio di Stato, risultano inoltre violate: le disposizioni del Pacobace, la legge nazionale n. 157 del 1992, che pone l'orso tra le specie particolarmente protette, la Convenzione di Berna, la Direttiva Habitat recepita dal DPR del 1997''. Nel ricorso, Enpa e Oipa mettono poi sotto accusa la struttura del Casteller, con i suoi ''angustissimi, penosi spazi e le condizioni dei tre orsi reclusi'' (M49, DJ3 e, appunto, M57) caratterizzata, come avevamo documentato anche pubblicando la relazione della delegazione di tecnici inviata al Casteller dal Ministero dell’Ambiente lo scorso settembre, da uno stato di grave stress psicofisico, tanto che si è dovuto ricorrere alla sedazione.

 

''Nel nostro ricorso chiediamo quindi ai giudici del Tar, nell’accogliere l'istanza di liberazione di M57, di voler stabilire il suo progressivo riambientamento, con l'accesso ad un recinto più ampio, per iniziare il percorso del ritorno in natura, come è giusto, legittimo e logico che sia'', concludono le associazioni.

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