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Code lunghissime, distanziamento azzerato e mascherine (quando ci sono) sotto il mento, la val di Fassa presa d'assalto

Un lungo serpentone alla partenza delle navette per raggiungere la val Duron, immagine fotocopia all'impianto del Col Rodella. I mesi bui appena trascorsi e le tantissime difficoltà per l'emergenza coronavirus sembrano solo un lontano ricordo

Di Luca Andreazza - 19 agosto 2020 - 12:45

CAMPITELLO DI FASSA. Un assembramento in piena regola, distanziamento praticamente azzerato e pochissime mascherine, se indossata si trova sotto il mento oppure all'altezza del braccio, quindi decisamente inutili.

 

Questa la situazione che si presenta in val di Fassa alla partenza delle navette che collegano Campitello e la val Duron. Da lì partono diversi sentieri, un'area apprezzatissima e particolarmente bella in quanto consente di godere panorami unici che si estendono verso il gruppo del Catinaccio Sasso Piatto, ma anche aperture di scorci indimenticabili sull'Alpe di Siusi e il massiccio dello Sciliar.

 

E se si sale più in quota il discorso e le immagini non sembrano cambiare ormai da giorni: la partenza impianti del Col Rodella è una lunghissima fila e una coda senza sosta per centinaia di metri. Scatti che riportano alla memoria quanto avvenuto all'inizio di quella che sarebbe stata la fase più acuta dell'emergenza coronavirus: tutti a "festeggiare" le scuole chiuse e le piste piene "più che a Natale". 

Ormai la montagna è sempre più a portata di escursionisti e turisti, questo si traduce nelle Dolomiti che vengono prese d'assalto. E se il turismo comporta anche benessere e infrastrutturazione, le località rischiano di snaturarsi per andare incontro, forse troppo, alle esigenze dell'afflusso e piegarsi alla massa. Questo spesso comporta anche la presenza di persone poco preparate e consapevoli di spostarsi tra i sentieri e le vette.

 

Non solo il lago di Braies (Qui articolo) e quello di Sorapiss. Anche i luoghi della guerra diventano meta di un pellegrinaggio continuo, un esempio è il Sass de Stria: un lunghissimo serpentone di persone (Qui articolo). Stesso copione per il ponte tibetano della Val di Rabbi (Qui articolo).

 

Insomma, nonostante l'uscita dal lockdown e una partenza in ritardo, il turismo non smette di arrivare sulle montagne trentine. Purtroppo però questa è un'estate atipica per l'epidemia Covid-19, ma le persone sembrano aver già dimenticato i mesi bui appena trascorsi e le tante difficoltà. Succede così che quelle disposizioni minime richieste, quali evitare assembramenti, mantenere le distanze interpersonali e indossare le mascherine siano solo un optional.

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