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Dolomiti prese d'assalto, dai laghi alle ferrate. In coda sui sentieri (spesso senza mascherina) per una montagna sempre più modello Rimini

Negli ultimi giorni alcune immagini davvero impressionanti hanno fatto il giro del web, mostrando cosa stia diventando il turismo nelle Dolomiti. Tra code in piedi nel bosco, sulle ferrate e in macchina al casello per le Tre Cime di Lavaredo sono tante le riflessioni che nascono su quello che sarà il futuro della montagna

Di Lucia Brunello - 15 agosto 2020 - 10:29

TRENTO. L'estate avanza e con lei continuano a diffondersi immagini delle Dolomiti prese d'assalto. Si parla di Alto Adige, che dopo una partenza a luglio con un terzo di turisti in meno rispetto al 2019, ora ha ripreso a registrare numeri di visitarori davvero alti, ma non si salvano dall'orda anche Trentino e bellunese.  

 

Alcune foto a dir poco impressionanti, che ritraggono turisti in coda nei boschi e sui sentieri come se si trovassero alle poste, hanno fatto il giro del web proprio in questi giorni. E' vero che si tratta della settimana di ferragosto, ma è ormai chiaro che il turismo (e il turista) di montagna stia cambiando sempre più. La montagna dovrebbe rimanere luogo di ritiro e riflessione, e non una bella copia della città con i suoi comfort. Eppure la direzione che si sta prendendo sembra essere tutt'altro che rincuorante.

 

Non solo il lago di Braies: sono infatti tanti i siti immersi nelle Dolomiti in cui ogni giorno si accalcano migliaia di turisti. Tra tutti c'è anche il lago di Sorapiss, nel bellunese, la cui singolare e delicata bellezza sembra stia diventando, ogni anno di più, la sua condanna: persone spiaggiate sul suo argine, qualcuno che si immerge in acqua nonostante l'ordinanza che ne vieta la balneazione (misura che più di qualcuno a suo tempo ha definito "ordinanza anti cafoni”) e rifiuti "nascosti" tra i mughi o disseminati lungo il sentiero. 

 

Così anche alle Cascate di Riva di Tures, in Valle Aurina, come testimonia una fotografia che ha immortalato i turisti in una vera e propria coda mentre attendono di andare a visitare il luogo. Stesso copione per il ponte tibetano della Val di Rabbi, come si può vedere qui sotto.

E la situazione non cambia poi così tanto a quote più alte. Anche sulle ferrate, infatti, spesso si creano delle code. Nella foto qui sotto la ferrata del Monte Paterno, di fronte alle Tre Cime di Lavaredo, di sicuro le montagne più fotografate e conosciute delle Dolomiti. Un luogo che si può raggiungere anche in macchina, se non si vuole o non si riesce a piedi. La risposta a questo è la strada a pagamento che porta da Misurina al rifugio Auronzo, a 2.333 metri di quota. Per attraversarla, però, bisogna passare per il pedaggio che "offre" sempre lunghi incolonnamenti.

A tutto questo, si aggiunge il fatto che ci troviamo ancora con una pandemia mondiale in corso e, sebbene gli ospedali non siano più saturi di lavoro, l'attenzione deve rimanere alta. In queste immagini, invece, è chiaro come non sia necessario trovarsi al centro commerciale per trovare assembramenti.

 

Mascherine spesso presenti, ma il più delle volte sul gomito o abbassate sotto la bocca. In alta montagna, invece, siccome si pensa di non incontrare nessuno, la si tiene direttamente in zaino.

 

Sono discorsi che ormai si fanno da tempo, ma che, purtroppo, stanno invecchiando veramente bene. I numeri parlano di un sensibile incremento annuale di turisti nelle Dolomiti negli ultimi anni, e l'estate 2020 sta confermando questo trend in salita visto che, nonostante il virus ancora in circolazione, i sentieri sono a dir poco affollati. 

Fa infatti riflettere una dichiarazione fatta da Flavio Lancedelli, presidente delle Regole e del Parco delle Dolomiti d'Ampezzo, ancora tre estati fa, sull'affluenza al lago di Sorapiss: “Non ci resta che sperare che i media e i social finiscano per saturarsi di fotografie di quel lago e se ne dimentichino, così da tornare alla normalità”.

 

Senza contare che spesso molti turisti affrontano vie e sentieri di montagna con una preparazione fisica insufficiente o con un equipaggiamento non idoneo. Sono infatti molti gli appelli che il soccorso alpino ha lanciato nelle ultime estati per invitare ogni turista a prendere la montagna (con le sue insidie) sul serio. Interventi per il troppo freddo, per l'eccessiva stanchezza o per essersi persi senza neanche aver consultato una cartina o letto l'itinerario: questo è ciò in cui spesso i soccorritori si imbattono.

 

Il turismo in montagna sta quindi diventando sempre più un “mordi e fuggi”. E' nell'interesse economico delle località montane offrire ai turisti anche delle soluzioni su misura, ma non bisogna dimenticare che c'è una grande fetta di persone che, con discrezione, da sempre frequenta la montagna nel proprio silenzio e nel rispetto della natura.

 

Continuando su questa strada si allontaneranno sempre più gli escursionisti che nella montagna trovano pace e contemplazione e accontenteranno invece coloro che, oltre a dei bei sassi che al tramonto diventano arancioni, non vedono nulla.

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