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Turismo in Alto Adige: milioni di turisti per un territorio ''limitato'' con il Covid a complicare le cose. Ecco la sfida della sostenibilità

L'Alto Adige, come avvenuto in molte altre realtà in Europa e non solo, si trova alle prese con un tema di non facile soluzione: com'è possibile coniugare grandi afflussi turistici e la loro sostenibilità? Le questioni, sociali ed ecologiche, sono complesse e sono diversi i territori dove si è dovuto ricorrere a delle soluzioni per limitare gli accessi

Di Davide Leveghi - 11 agosto 2020 - 19:03

BOLZANO. Ci sono territori da sempre votati al turismo, uno di questi, sicuramente, è l'Alto Adige. Meta già ambita in epoca austroungarica, l'Alto Adige turistico rappresentava uno degli aspetti oggetto delle misure dell'irredentista Ettore Tolomei: l'obiettivo, plasmato sul suo sogno di vedere un territorio sgermanizzato, era quello di cambiare gli equilibri etnici anche nell'afflusso di visitatori; meno tedeschi, dunque, da sempre amanti del verde dolce delle montagne sudtirolesi, e più italiani.

 

Come sappiamo, però, non tutte le misure proposte dal Tolomei finirono per essere messe in pratica. Ben presto, infatti, il fascismo avrebbe puntato su ben altre modalità di italianizzazione di quella terra strappata per motivi strategici alla madrepatria tirolese (dall'Italia liberale), giungendo a scontrarsi con lo stesso geografo roveretano, ben presto marginalizzato dopo l'istituzione nel 1927 della provincia di Bolzano e mal sopportato da Mussolini, che non a caso lo aveva soprannominato malevolmente “la suocera”.

 

Se queste vicende, però, si pongono agli albori del turismo, ben diversa è la questione quando vediamo i numeri degli ultimi anni, in cui il fenomeno ha oramai assunto già da qualche decennio delle dimensioni di massa. In mancanza di dati ancora certi, le notizie su quest'anno, nonostante le legittime preoccupazioni dei mesi del lockdown, il lockdown stesso e la perdita pesante di posti di lavoro in ambito alberghiero, paiono rafforzare un trend di crescita.

 

Secondo i dati offerti dal giornalista bolzanino Gerhard Mumelter e apparsi sulla versione online della rivista Internazionale, nella stagione 2018-2019 i pernottamenti sono stati 33 milioni e mezzo. Un dato impressionante se pensiamo che secondo l'Istat al 30 novembre 2019 la “provincia sorella” di Trento contava 533373 residenti.

 

Per questo, come avvenuto in molte altre realtà europee e non solo, dalle Baleari (dove l'anno scorso sono stati introdotti numeri contingentati di ingressi) a Barcellona, da Lisbona a Venezia, il tema della sostenibilità del turismo e del possibile rigetto da parte di alcuni strati della popolazione si pone seriamente, anche se al di là di Salorno, la reazione della popolazione non pare per nulla analoga a quella registrata altrove, tra proteste di piazza e episodi di intolleranza nei confronti dei turisti (e delle loro intemperanze).

 

Guardando la cartina dell'Alto Adige appare ben chiaro che la questione della sostenibilità del turismo sia tutt'altro che capziosa: montagne e ghiacciai predominano infatti nella topografia del territorio, il 40% di questo è occupato da aree protette e solo il 6% della sua superficie è abitabile. Non a caso, il mondo dell'ambientalismo, da sempre molto forte nel mondo di lingua tedesca e anche in Alto Adige, ha messo sul tavolo la questione sostenibilità, affidandosi a voci autorevoli e rispettate come quella del grande alpinista Reinhold Messner e riuscendo a fare pressione per l'imposizione di alcune misure volte a limitare gli accessi dei turisti.

 

Il caso più eclatante è rappresentato senza dubbio dal lago di Braies, invaso anche quest'anno da frotte di turisti (spesso poco rispettosi delle norme per la prevenzione del virus) e per questo al centro l'anno scorso di un progetto di chiusura al traffico e di ingressi limitati in alcune fasce orarie. Non è un caso che, vista l'eccessiva pressione sul paese (657 anime, con 1,2 milioni di visitatori nella sola estate del 2018 e punte giornaliere di 18mila presenze), la serie Un passo dal cielo con Terence Hill, tra le ragioni della presa d'assalto del lago negli ultimi anni, sia stata spostata al lago di Mosigo, nel Cadorenon senza qualche curioso imprevisto.

 

E proprio sulle sponde del bellissimo lago dolomitico, posto in una laterale della val Pusteria e ai piedi delle maestose Dolomiti di Fanes, non è nemmeno un caso che si sia re-imposto l'obbligo delle mascherine, misura che, d'altronde, ha interessato diverse città altoatesine, da Vipiteno a San Candido, passando per Merano, il tutto alla luce dell'incremento di casi, spesso ruotanti proprio attorno al settore turistico.

 

Sui passi dolomitici, e non solo, i Verdi hanno trovato un altro “campo di battaglia” contro i motociclisti che affollano le strade, producendo non solo inquinamento dell'aria ma anche sonoro. I fronti ecologici sono molti, d'altronde, e resterà da capire quanto questo equilibrio fra l'afflusso turistico, principale fonte di ricchezza del territorio, e la sua sostenibilità riuscirà a resistere.

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