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Coronavirus, ''All'asilo nido mi è stato detto che non posso prendere mia figlia dopo mezza giornata. Ma ogni struttura fa come vuole, manca un coordinamento della Pat''

Tanta apparenza e un tour della Provincia in asili e scuole dell'infanzia riparte in questa fase dell'emergenza coronavirus, ma la sostanza è quella di tantissime variabili nell'applicare le procedure di ingresso dei piccoli nelle strutture, che sembrano andare in ordine sparso. "I criteri e le priorità sono poi fortemente discriminanti, creano divisione e invidie tra famiglie"

Di Luca Andreazza - 19 giugno 2020 - 06:01

TRENTO. "Non c'è un coordinamento e ognuno applica le regole in modo discrezionale". Così una mamma per quanto riguarda l'accesso all'asilo nido della figlia. "Mi rendo conto che la colpa non può ricadere sulle educatrici, quando sulla mancanza di indicazioni chiare da parte della politica".

 

Tanta apparenza e un tour della Provincia in asili e scuole dell'infanzia che ripartono in questa fase dell'emergenza coronavirus, ma la sostanza è quella di tantissime variabili nell'applicare le procedure di ingresso dei piccoli nelle strutture. "Le linee guida sono molto burocratiche ma poco armonizzate a quella che la messa in pratica delle regole. Non c'è una direttiva provinciale e l'apertura dei centri sembra più un parcheggio".

 

La riapertura di nidi e scuole dell'infanzia ai tempi di Covid-19 è stata piuttosto caotica. Prima la fuga in avanti di piazza Dante e la levata di scudi degli attori del settore per l'assenza delle linee guida (Qui articolo), quindi i protocolli arrivati in ritardo e la ripartenza scaglionata a seconda delle diverse esigenze degli enti (Qui articolo). E ci sono modalità operative con applicazioni diverse, tanto che alcuni asili non lascerebbero riprendere il piccolo prima dell'orario di chiusura e altri che invece non prevederebbero limitazioni. Si va in ordine sparso.

 

Nei giorni scorsi è poi arrivato anche un primo ricorso. L'avvocato Daniele Spena ha, infatti, chiesto l'annullamento in autotutela del provvedimento che ha respinto la domanda di rientro di un minore da parte dell'Asif Chimelli di Pergine: ''E' incomprensibile che si decida di riaprire per qualcuno ma per qualcun altro no mentre tutto il resto torna a regime'' (Qui articolo).

 

"Abbiamo scelto la formula del tempo pieno per esigenze lavorative e l'ingresso viene comprensibilmente gestito. Sono rimasta, però, stupita che se per motivi vari dovessi riprendere mia figlia prima delle 16 non sarebbe stato possibile. La fascia oraria è fissata e non potrebbe essere modificata. Se volessi portare a casa la piccola alle 13 non sarebbe concesso. Ma sono pur sempre il genitore e non possono obbligarmi a riprenderla quando decide l'asilo. Tante discrepanze che non considerano le reali esigenze dei bimbi".

 

Dopo aver contattato un altro asilo, questa criticità si è più o meno risolta. "Ho fatto presente che in un'altra struttura mi sarebbe stato permesso di gestire gli orari con meno vincoli, così l'istituto ha previsto una specie di corridoio in caso di necessità. Ma ogni realtà sembra interpretare le regole a modo suo. Alcuni hanno fissato incontri con alcune figure specializzate per trovare una linea d'azione. C'è un referente Covid-19, ma nessuno che li coordini a livello provinciale. Alcuni prevedono un accesso elastico e altri invece sono tassativi. Non c'è un coordinamento e diventa difficile districarsi tra tutti i problemi".

 

Un'altra criticità è legata all'aspetto pedagogico. "Questo è totalmente assente: in alcuni casi non viene previsto nemmeno un piccolo inserimento. Si porta il piccolo e si deve andare via. Poi si deve riprendere all'orario che dice la struttura. Sembra più un parcheggio che un servizio. Dopo 4 mesi un bambino ha bisogno di ritrovarsi con i coetanei e riprendere un'attività relazionale e sociale, ma è veramente difficile in questo modo".

 

A questo si aggiungono i criteri e le priorità per rispondere alle normative in materia sicurezza tra sanificazione e distanziamento interpersonale. In pratica se un genitore è lavoratore nel pubblico, il bambino va in fondo a tutta la graduatoria, anche dopo quello che ha il papà nelle forze dell'ordine ma la mamma a casa. Due medici full time? Dopo genitori lavoratori privati part-time. Ma sono solo alcuni esempi di un sistema che appare pasticciato e che costringe i comitati di gestione a trovare i giusti incastri.

 

"Le regole possono creare divisione sociale e sembrano fortemente discriminanti. Tante famiglie restano in difficoltà per un servizio importante per i territori. Intanto però si creano invidie e problematiche perché non sembra essere stata eseguita prima una ricognizione degli spazi e delle necessità".     

 

Insomma, sono tante le discrepanze e poche le certezze sul servizio, anche nel prossimo futuro. "Adesso le indicazioni sono fino a fine luglio e poi dovrebbe ripartire ma ancora non è stato delineato nulla. C'è tantissima incertezza, anche per i genitori che non riescono a capire come muoversi. Ci sono tanti dubbi e timori anche tra le educatrici".

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