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Coronavirus, vendite del latte fresco crollate del 25% ma Latte Trento regge: ''Cambiati i consumi e si punta sui prodotti di trasformazione. Produciamo 90 forme al giorno di Trentingrana''

Il gruppo Granarolo preme a Roma di allungare la scadenza del latte fresco dagli attuali 6 ai 10 giorni. Sergio Paoli, direttore di Latte Trento: "Sarebbe un errore gravissimo. Si perderebbe qualità e tradizione: non si può approfittare di un momento di emergenza per rivoluzionare il sistema e mandare ko le imprese locali. Noi ci siamo organizzati per affrontare le criticità"

Di Luca Andreazza - 15 aprile 2020 - 20:20

TRENTO. "Un colpo mortale alle piccole e medie latterie, si andrebbe a distruggere una tradizione costruite intorno a qualità e territorio". Così Sergio Paoli, direttore di Latte Trento, sull'ipotesi presentata al governo da Gianpietro Calzolari, presidente del gruppo Granarolo che detiene oltre un quarto della quota di mercato in Italia e vorrebbe allungare la scadenza del latte fresco fino a 10 giorni, mentre oggi è di 6 giorni.

 

"In questo modo sfrutterebbe l'emergenza coronavirus e la rivoluzione nei consumi del cittadini per arrivare a gestire anche le produzioni locali. Se questa ipotesi dovesse diventare realtà - aggiunte il direttore di Latte Trento - il risultato sarebbe quello di sgretolare l'attuale sistema a favore dei colossi quali Granarolo e Parmalat, gli unici che avrebbero un vantaggio reale in questa situazione sul lungo periodo, soprattutto quando la domanda ritornerà a essere quella classica e quotidiana: si potrebbero assicurare l'80% del mercato. Si mette in discussione la sostenibilità del sistema con il mantenimento delle imprese zootecniche di montagna che garantiscono posti di lavoro e presidiano il territorio mantenendo l’equilibrio sociale ed economico".

 

A causa dell'emergenza Covid-19, si è assistito a un crollo della domanda di latte fresco nel mese di marzo in Italia. Un -25% riconducibile in particolare alla chiusura del canale Ho.re.ca, cioè hotel e bar, ristoranti e pizzerie, così come per il cambiamento dei consumi nelle famiglie, che in questo momento preferiscono i prodotti a lunga scadenza. 

 

"Il momento contingente - evidenzia Paoli - non può validare un intervento urgente per rivoluzionare l'intero sistema e mandare ko le piccole e medie imprese del settore. Se la scadenza venisse allungata, questi colossi avrebbero tutti i vantaggi in questa operazione: si allungano i tempi di approvvigionamento e la possibilità di recuperare tonnellate di latte dall'estero. Le realtà territoriali e locali invece non potrebbero reggere questo tipo di urto: un tentativo di colpo di mano per mettere fuori gioco aziende che mettono sul mercato prodotti di altissima qualità e caratteristiche".

 

Nonostante la crisi, Latte Trento sembra tenere il mercato, un po' di materiale giocoforza si perde ma questa realtà riesce ancora a garantire l'intera filiera. Il prezzo del latte è leggermente calato, però in Trentino si riesce ancora a restare intorno ai livelli pre-emergenza.

 

 "Un'organizzazione elastica e dinamica - dice il direttore - abbiamo subito cambiato alcune linee alle prime avvisaglie. Abbiamo convertito il latte fresco in altri prodotti: il latte in alta qualità uht è stato lanciato sul mercato in anticipo, produciamo più mozzarelle, yogurt e formaggi nostrani. Altissima la richiesta di uova, ci siamo adattati per accontentare la domanda e in questo momento siamo soddisfatti".

 

Si punta sui prodotti di trasformazione. "C'è una grande richiesta anche di Trentingrana - continua Paoli - siamo passati a produrre 90 forme al giorno, mai così tante. Funziona molto bene anche la possibilità di acquistare i nostri prodotti online. Un'altra azione importante è stata quella di stringere un accordo con la grande distribuzione e la Provincia, un canale che acquista più merce rispetto al solito. Chiaramente si soffre, ma abbiamo affrontato questa criticità".

 

Insomma, Latte Trento si è fatta trovare pronta in poco tempo. "Siamo stati fortunati in quanto non abbiamo avuto dipendenti positivi a Covid-19 - spiega il direttore - quindi siamo stati veloci a riorganizzare il lavoro e la struttura. Aree compartimentate, Dispositivi di protezione individuale sempre presenti e sanifichiamo regolarmente gli spazi. Il clima però resta difficile per il distanziamento che si deve rispettare. Non è facile svolgere il proprio impegno in questo modo, ma speriamo che si possa tornare quanto prima alla quotidianità".  

 

Ora la richiesta di Granarolo è sul tavolo della ministra Teresa Bellanova, titolare dell'agricoltura, che potrebbe cambiare i piani. "Sarebbe un errore imperdonabile, ci sarebbero sprechi e il latte fresco subirebbe un colpo durissimo, una perdita per i produttori, così come per i consumatori. Ma il fronte delle piccole aziende è unito, siamo in costante contatto con le realtà di Alto Adige e Veneto, così come del resto d'Italia. L'intenzione è quella di relazionarci con Roma per sensibilizzarli sul tema. Il governo sembra intenzionato a aprire una istruttoria per verificare tutto prima di prendere una decisione e auspichiamo che la politica trentina possa essere dalla nostra parte in questa battaglia. E' in gioco la competitività e il comparto", conclude Paoli.

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