Contenuto sponsorizzato

Dopo mesi di sacrifici in Rsa prende il Covid in Ospedale. Lettera della dottoressa Mazza: ''Sei giorni per avere l'esito del tampone e il controllo dei vigili il giorno dopo che era morta''

Rossella Mazza già dirigente medico con alle spalle una carriera importantissima come medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia che ha lavorato per anni anche al Santa Chiara e poi al Consultorio familiare di via Malta racconta la sua storia e quella di sua mamma: ''Che possa essere di spunto a chi dovrebbe, proprio in base alla costituzione che quei “vecchi” hanno conquistato per noi, tutelare la nostra salute; per quei giovani che noi abbiamo abituato a pensare solo al “presente”; per quelli che non accettano la necessità di dover cambiare abitudini per la libertà di tutti''

Di Luca Pianesi - 07 December 2020 - 05:01

TRENTO. ''Dimenticavo: la mamma è in Rsa dal settembre 2019, il tampone positivo effettuato il 9/11 e refertato il 14/11 richiede “isolamento per motivi di sanità pubblica”. Con molta solerzia il 17/11 i vigili suonano a casa della mamma dove trovano un parente, per accertarsi che la mamma effettui l’isolamento. Purtroppo l’isolamento era stato reso definitivo dal giorno prima''. Si conclude così la lettera della dottoressa Rossella Mazza già dirigente medico con alle spalle una carriera importantissima come medico chirurgo specialista in ostetricia e ginecologia che ha lavorato per anni anche al Santa Chiara e poi al Consultorio familiare di via Malta.

 

Si conclude così il racconto di una vicenda drammatica che è uno spaccato di questi tempi feroci e crudeli che stanno sterminando intere generazioni nel silenzio di quei numeri freddi e innaturali snocciolati quotidianamente nelle conferenze stampa: 9 decessi, 2 decessi, 11 decessi. Eppure sono persone, storie, famiglie, relazioni, affetti spezzati dal virus e uccisi dall'indifferenza di chi dice ''tanto era un anziano'' o ''si ma aveva altre malattie''. La mamma della dottoressa Mazza non aveva contratto il virus prima di entrare in ospedale. Dopo un anno di Rsa, una prima ondata superata senza contagi nella struttura, mesi di precauzioni, sacrifici, fatica e lontananza obbligata dai suoi parenti (come per tutti) era stata ricoverata al Santa Chiara per un Ictus che dopo pochi giorni appariva in via di risoluzione.

 

''Io non ho ricevo chiamate se non il mercoledì sera (l'11/11 ndr) - racconta - quando sono avvisata che il giorno dopo la mamma sarebbe rientrata in Rsa; durante un contatto telefonico intercetto che purtroppo in stanza con la mamma ha soggiornato una persona risultata poi dal tampone Covid positiva e mi viene il panico. ''Venerdì 6 novembre la mamma rientra - prosegue Mazza riferendosi al rientro nella Rsa dove però viene messa in isolamento perché di rientro dall'ospedale - in questa grande stanza adibita solo per lei. Il 7 novembre il tampone rapido è negativo, il lunedì 9 (...) vengo avvisata che c’è un calo nella saturazione e devono somministrare ossigeno, il primo pensiero è al terrore provato in ospedale, ma mi cercano di tranquillizzare perché non ha febbre, no ha altri sintomi da Covid, ma ovviamente si esegue il tampone (...). L’esito del tampone effettuato lunedì arriva solo domenica mattina (letto sabato notte) perché sollecitato: è positivo''.

 

''Sto camminando con mia figlia - prosegue la dottoressa Mazza - e ci prende una rabbia che il passo accelera ad entrambe fino a stancarci, ambedue pensiamo ai sacrifici nostri e degli operatori dell’Rsa, all’accesso al pronto soccorso, al nostro panico, al reparto di geriatria dove era impossibile comunicare, all’esito del tampone letto dopo 6 giorni perché: nonna non sei un calciatore, un giocatore di basket, non vai a fare l’aperitivo, non vai in discoteca. Nonna sei solo una “vecchia”, non importa i sacrifici fatti durante la guerra, nel dopoguerra per prepararci un “benessere” anche materiale, non importa se avresti potuto trasmetterci ancora come si superano i momenti difficili, non importa se avevamo ancora tanto da imparare da te, rimani solo una “vecchia” nemmeno un’anziana, perché anziani sono considerati quelli ancora attivi sul lavoro''.

 

''Lunedì alle 6 la chiamata che aspetto: la mamma ha raggiunto il papà e la mia rabbia, la nostra rabbia cresce. Cresce perché la mamma è morta di Covid-19, perché non potrò metterti l’abito che desidero, perché non potrò vederti, perché te ne andrai come tanti, troppi in questi giorni. Perché non potrai essere ricordata con la celebrazione che vorrei, perché dobbiamo attendere giorni per la partenza per la cremazione e poi giorni per il tuo ritorno ed altri ancora per la definitiva sepoltura. Mi rincuora saperti “abbracciata” al “compagno” e marito sotto il Cimon della Pala che svetta in un cielo rosa antico, a guardare la luna e le stelle.  La rabbia - conclude Rossella Mazza - poi passa, ma che questo racconto possa essere di spunto a chi dovrebbe, proprio in base alla costituzione che quei “vecchi” hanno conquistato per noi, tutelare la nostra salute; per quei giovani che noi abbiamo abituato a pensare solo al “presente”; per quelli che non accettano la necessità di dover cambiare abitudini per la libertà di tutti''.

 

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 4 agosto 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Montagna
04 agosto - 20:31
In vista di venerdì 6 agosto e dell'entrata in vigore del Green Pass, l'associazione dei Rifugi del Trentino ha stilato una lista di linee guida [...]
Cronaca
04 agosto - 19:40
Trovati 29 positivi, nessun decesso nelle ultime 24 ore. Sono state registrate 2 guarigioni. Ci sono 9 pazienti in ospedale, di cui 1 persona in [...]
Economia
04 agosto - 21:20
L'Antitrust dell'Unione europea ha approvato il regime italiano da 430 milioni di euro per risarcire i gestori degli impianti di risalita per i [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato