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| 10 set 2020 | 18:34

Incendio nel campo profughi a Lesbo, Govoni: “La bomba a orologeria è esplosa. L’Europa con le sue politiche criminali ha fallito”

“Alla fine è accaduto. L’inferno si è insinuato sulla Terra. Stanotte l’hotspot di Moria, il campo profughi più grande di tutta Europa, è andato distrutto. 13 mila persone hanno definitivamente perso tutto. Questi sono profughi due, tre, quattro volte. Bombardati in Siria, discriminati in Turchia, incarcerati in Grecia e ora perseguitati dalle fiamme, il tutto nell’indifferenza dei potenti europei”

di Marianna Malpaga

LESBO. “Alla fine è accaduto. La bomba a orologeria è esplosa. L’inferno si è insinuato sulla Terra. Stanotte l’hotspot di Moria, il campo profughi più grande di tutta Europa, è andato distrutto. 13 mila persone hanno definitivamente perso tutto. E l’Europa, con le sue criminali politiche migratorie, ha fallito definitivamente”.

 

È questo l’attacco del post pubblicato su Facebook da Nicolò Govoni, scrittore, giornalista e attivista per i diritti umani che nel 2018 ha fondato la onlus “Still I Rise”, che si occupa di diritti di migranti e richiedenti asilo in sei Paesi. Govoni si riferisce all’incendio divampato nella notte tra martedì e mercoledì nel campo profughi di Moria, che ospita circa 13 mila profughi, un numero che supera di quattro volte la sua capienza teorica. Già da anni infatti si parla di “condizioni disumane” in quel campo, come hanno sottolineato i Medici Senza Frontiere, impegnati a garantire assistenza sanitaria e umanitaria sull’isola dal 1996.


Non è certa la causa dell’incendio, anche se, secondo alcune fonti, sarebbe stato appiccato da alcuni ospiti, esasperati dal lockdown imposto a Moria dopo la scoperta del primo caso di Covid-19 il 3 settembre. Sono migliaia i migranti in fuga dalla struttura, tanto che il governo greco ha dichiarato lo stato d’emergenza per quattro mesi sull’isola.

Questi sono profughi due, tre, quattro volte", denuncia Govoni nel suo post. "Bombardati in Siria, discriminati in Turchia, incarcerati in Grecia e ora perseguitati dalle fiamme, il tutto nell’indifferenza dei potenti europei”. Il governo norvegese ha dato la disponibilità ad accogliere 50 migranti. Manca però un segnale forte da parte dell’Unione Europea, che negli ultimi anni si è dimostrata frammentata e debole nell’affrontare la gestione dei flussi migratori. “Questo – incalza Govoni – è il momento in cui l’Europa può dimostrare di avere ancora un briciolo di umanità e smettere di fare schifo. Ogni stato membro dovrebbe accogliere questi esseri umani, non solo Grecia e Italia. Centinaia di città e comuni in tutta Europa si stanno offrendo di accogliere gente di Moria. Ora spetta alla classe politica dimostrare una concreta volontà di azione”.

 

Infine, Govoni si appella all’opinione pubblica, che può aiutare a sensibilizzare la politica sull’accoglienza dei migranti. “La pressione mediatica funziona. Usiamola: è la nostra arma più potente. La distruzione di Moria è la fine di un’era. Cosa seguirà dipende da tutti noi. Diciamo “BASTA” insieme!”.

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