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La Cassazione conferma: hanno consentito l'uccisione di marmotte e altre specie protette. Durnwalder e il suo dirigente condannati a pagare 1 milione di euro

La Corte di Cassazione, sezione civile, respingendo il ricorso di Durnwalder e Erhard ha confermato così l’esecutività della sentenza della Corte dei Conti: i due ex amministratori provinciali dovranno versare 468.000 € ciascuno nelle casse dello Stato

ph Karol Tabarelli de Fatis
Pubblicato il - 23 settembre 2020 - 18:46

BOLZANO. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Bolzano (Qui l'articolo) relativa alla condanna dell’allora presidente della Provincia di Bolzano Luis Durnwalder e dell’allora direttore dell’Ufficio Caccia e Pesca Heinrich Erhard.

 

Si tratta di una condanna al pagamento di circa un milione di euro (468 mila euro a testa) perché in quegli anni tramite decine di decreti hanno consentito ai cacciatori altoatesini l'uccisione di migliaia di animali selvatici protetti dalle normative europee. La denuncia era partita nel 2018 dalla Lav e tra gli animali uccisi c'erano volpi, marmotte e varie specie di uccelli protetti dalle norme nazionali e europee.

 

La Corte di Cassazione, sezione civile, respingendo il ricorso di Durnwalder e Erhard ha confermato così l’esecutività della sentenza della Corte dei Conti.

 

“Per anni l’ex presidente della Provincia di Bolzano, Durnwalder, assieme all’ex dirigente dell’ufficio caccia, Erhard – ha affermato in una nota la Lav - avevano consentito ai cacciatori l’uccisione di specie protette utilizzando decreti illegittimi, condannando a morte migliaia di marmotte, stambecchi, tassi, volpi e altri animali, per questo siamo intervenuti denunciando alla Corte dei Conti il danno procurato dai due al patrimonio faunistico nazionale”.

 

Per la Lav la pronuncia della Cassazione “ribadisce che gli amministratori devono garantire la rigorosa tutela degli animali selvatici in quanto considerati patrimonio indisponibile dello Stato, e deve quindi essere da monito per tutti coloro che pensano ancora di poter utilizzare gli animali selvatici favorendo gli interessi dei cacciatori: così facendo d’ora in poi saranno chiamati a risponderne mettendo mano al loro portafogli”.

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