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Sentenza storica, condannati a pagare 1 milione di euro Durnwalder e il suo dirigente per i decreti sull'uccisione di animali selvatici

Lo ha deciso la Corte d'Appello della Corte dei Conti che per la prima volta riconosce il danno erariale causato dall'abbattimento di migliaia di animali. L'ex presidente della Provincia e il suo dirigente sono finiti nei guai per un centinaio di decreti che consentivano ai cacciatori di sparare. La Lav: "Speriamo che la Provincia di Trento e Bolzano ora non compiano lo stesso errore con lupi e orsi"

Di Luca Pianesi - 18 giugno 2018 - 18:41

BOLZANO. L'ex presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder e l'ex direttore dell'ufficio caccia e pesca Heinric Erhard sono stati condannati dalla Corte dei Conti d'Appello al pagamento di oltre 1 milione di euro per aver emanato, per anni, decine di decreti che consentivano ai cacciatori altoatesini l'uccisione di migliaia di animali selvatici protetti dalle normative europee. La sentenza storica depositata oggi dà ragione alla Lav, la lega anti vivisezione, che aveva impugnato i vari provvedimenti provinciali emessi negli anni che avevano dato il via libera all'uccisione di migliaia di animali (nella sentenza si legge dal 29 luglio 2010 al 20 giugno 2014 circa cento decreti di autorizzazione al prelievo fuori periodo di specie quali volpe, merlo, cornacchia e ghiandaia e di autorizzazione all'abbattimento per cormorano, tasso, marmotta, faina e stambecco).

 

''Il danno - si legge all'interno della sentenza mentre si spiegano i fatti -  consisterebbe, quindi, nell'abbattimento di 2.655 esemplari di specie protette in assenza delle condizioni richieste dalla legge e nell'abbattimento di 96 esemplari in forza di provvedimenti di prelievo in deroga (...) da configurarsi come illegittima distruzione di beni pubblici". Tra le linee di difesa dell'ex presidente della Provincia di Bolzano e del suo direttore vi era l'impossibilità di quantificazione del danno erariale (a quanto ammontava per animale sano, malato, anziano, giovane?) e si cercava di spostare l'attenzione sul concetto di benessere generale dell'ambiente ricordando che questi prelievi sarebbero serviti proprio a garantire un fantomatico equilibrio.

 

Ma la Corte dei Conti d'Appello pare non avere dubbi definendo ''abnorme e arbitrario'' la scelta di abbattere questi animali. E specifica che "emerge con chiarezza che (...) l'abbattimento degli animali veniva sistematicamente disposto senza che ne ricorressero i presupposti, trasformando uno strumento eccezionale in ordinario mezzo di prelievo di specie altrimenti non cacciabili o cacciabili solo in determinati periodi secondo logiche che l'Erhard ha ben illustrato nella dichiarazione confessoria". L'Erhard, infatti, ha spiegato che la gestione attiva, per lo stambecco, "ha trovato la sua giustificazione in riferimento all'interesse culturale e venatorio e in relazione al valore del trofeo (...)  tenendo conto delle esigenze dell'economia montana, dell'interesse venatorio e politico, delle richieste da parte delle riserve e degli agricoltori, cercando sempre di difendere l'autonomia della Provincia".

 

Frasi che ricordano molto da vicino la nuova legge che si vuole promuovere in Provincia di Trento in deroga ad ogni normativa nazionale e europea per la gestione del lupo e dell'orso e che dovrebbero far suonare mille campanelli d'allarme all'assessore Dallapiccola e al presidente Ugo Rossi. La Provincia di Trento intende dare il via libera all'abbattimento di orsi e lupi "al fine - si legge nel ddl - di conservare il sistema alpicolturale del territorio montano provinciale, per proteggere le caratteristiche fauna e flora selvatiche e conservare gli habitat naturali, per prevenire danni gravi, specificatamente alle colture, all'allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico, alle acque e ad altre forme di proprietà, per garantire l'interesse della sanità e della sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi i motivi di natura sociale o economica e motivi tali da comportare conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente".

 

Intanto la giustizia ha dato ragione ai movimenti animalisti per una condotta illegittima "reiterata pervicacemente - spiegano dalla Lav - che ha prodotto un danno economico alle casse dell’Amministrazione Provinciale di Bolzano e quindi ai cittadini, oggi riconosciuto dalla Corte dei Conti in oltre 1 milione di euro. I due ex vertici sono stati infatti condannati al pagamento di complessivi 1.136.250 euro, in favore dello Stato: un risultato senza precedenti che riconosce, per la prima volta in Italia, il danno erariale causato da un’Amministrazione pubblica che, scriteriatamente e a più riprese ha proposto e approvato decreti di autorizzazione all’uccisione di animali di specie protette incurante delle costanti bocciature della Giustizia amministrativa".

 

"Auspichiamo - dichiara ancora la Lav - che questa storica condanna rappresenti un preciso monito agli attuali amministratori della stessa Provincia di Bolzano e della vicina Provincia di Trento, a non approvare le proposte di Legge per l’uccisione di lupi e orsi, specie protette a livello nazionale ed europeo. Anche in questi casi le responsabilità ricadrebbero su tutti gli Assessori ed i Consiglieri Provinciali che decidessero di votare favorevolmente agli abbattimenti. Ci auguriamo - conclude la LAV – che i costi di una gestione politico amministrativa illecita non ricadano sui cittadini dell’Alto Adige, i quali dovranno pretendere che i condannati non sfuggano alle proprie responsabilità, sostenendo in proprio il danno arrecato, secondo il principio che prevede una specifica responsabilità patrimoniale in capo ad agenti della pubblica amministrazione che arrechino un danno alle casse dello Stato".

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