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Materne e nidi, i sindacati: "Troppa fretta nel riaprire. Situazione di estrema confusione in cui gli operatori non sanno come agire"

Mentre sono diverse le strutture d'infanzia che riaprono alla spicciolata al servizio per le famiglie, dai sindacati arrivano delle proteste sulle tempistiche e le modalità di queste riaperture. "Non contestiamo il servizio in sé quanto la confusione e l'incertezza in cui educatrici ed operatori si ritrovano a lavorare"

Pubblicato il - 16 giugno 2020 - 15:34

TRENTO. Non passa giorno, in queste settimane, in cui la Provincia non annunci la riapertura di una struttura per l'infanzia. Dopo la “falsa partenza” del primo giorno, in cui il presidente Maurizio Fugatti annunciava in diretta nazionale l'avvio di un servizio per le famiglie dalla scuola materna di Novaledo, in Valsugana, mentre tutte le altre rimanevano ancora chiuse a causa delle difficili operazioni preparative, dal mondo dei lavoratori del comparto arrivano le prime reazioni.

 

Già in piazza, in occasione dello sciopero nazionale del settore scuola, non pochi mugugni erano stati sollevati nei confronti della gestione da parte della Pat del servizio per le famiglie, con gli asili da più parti considerati niente più che “un parcheggio per i bambini”. Ora, a più di una settimana dalla prima apertura, i sindacati si fanno risentire, criticando “la troppa fretta” dimostrata nel voler riaprire gli asili nido.

 

“La frettolosa riapertura dei nidi d'infanzia di questi giorni – si legge in una nota congiunta di Fp Cgil, Cisl Fps e Uil Fpl sta creando molte preoccupazioni a educatrici e operatori che ancora non hanno trovato risposta alle loro molteplici richieste di chiarimenti sulle modalità operative di concreta applicazione del protocollo di sicurezza nelle strutture, gestite direttamente dai comuni o date in appalto alle cooperative sociali. Tale situazione di estrema confusione e incertezza non permette di operare con la serenità necessaria, con molte difficoltà nella riorganizzazione dei servizi volta a garantire la sicurezza di lavoratori, bambini e familiari, nel rispetto del protocollo provinciale”.

 

Preme sottolineare che non è tanto la riapertura in sé il problema, bensì le modalità e la tempistica imposta dall'ordinanza provinciale, senza il preliminare coinvolgimento di chi concretamente lavora nelle strutture, dei loro rappresentanti e nemmeno dei datori di lavoro – continuano – le educatrici, preoccupate della qualità del servizio offerto, oltre che della sicurezza, fanno anche presente che in queste condizioni non potrà essere garantito il servizio nelle modalità consuete, venendo meno le principali condizioni pedagogiche, di condivisione e di interazione sociale alla base del pensiero educativo e fondamentale aspetto che caratterizza il servizio. Ci sarà la possibilità di utilizzare pochissimi giochi riservati al singolo bambino, verrà limitata la comunicazione non verbale, fondamentale soprattutto per i più piccoli, a causa del necessario utilizzo delle mascherine”.

 

“Ci sarà inoltre da affrontare la fatica del rientro che molti bambini si porteranno dietro e che non potrà essere mitigata coi soliti metodi di accompagnamento dei genitori, tenendo ben presente che un impatto così forte, sulla vita di bambini in una fascia di età particolarmente delicata, non può escludere la possibilità di vivere l’esperienza in maniera traumatica e avere ripercussioni nella loro crescita evolutiva. Tali problematiche non sono state nemmeno prese in considerazione e non si è pensato a un’adeguata formazione, con ciò trasformando il servizio che verrà a crearsi non più come servizio educativo, bensì di mera sorveglianza dei bambini”.

 

I sindacati, infine, concludono: “Non è accettabile la forzatura sui tempi di riapertura delle strutture senza concedere il tempo necessario a chi operativamente riorganizza i servizi per adeguarli alle nuove misure di sicurezza previste, anche recuperando sul mercato tutti i necessari 'dpi'. Servono anche disposizioni organizzative chiare da parte dei datori di lavoro, che non si prestino a dubbi o interpretazioni. Le educatrici e gli operatori vogliono tornare a fare il loro lavoro, ma lo vogliono fare in sicurezza e serenità, senza forzature sui tempi. Peccato che le condizioni che la politica ha voluto creare non lo permetteranno”.

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