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“Ogni positivo entra in contatto con almeno 5 persone ma può arrivare anche a 50”, un viaggio nella Centrale Covid che si occupa di ricostruire la rete dei contagi da coronavirus

La Centrale Covid dove si gioca una delle partite più importanti per il contenimento dei contagi: “Se i numeri dovessero continuare ad aumentare, potremmo dover riorganizzare il dipartimento, bloccando alcune attività e indirizzando le energie al contenimento del coronavirus”

Di Tiziano Grottolo - 19 ottobre 2020 - 17:47

TRENTO. “Oggi stiamo vivendo una situazione completamente diversa rispetto a marzo e per questo si è resa necessaria una riorganizzazione del sistema”, così Antonio Ferro direttore del Dipartimento prevenzione dell’Apss ha presentato la “nuova” Centrale Covid. Per la precisione si tratta del nuovo assetto adottato da Apss per “centralizzare” una struttura attiva già a marzo ma che d’ora in avanti è stata assegnata al dipartimento di prevenzione.

 

La Centrale Covid ricopre un ruolo fondamentale per quanto riguarda la sorveglianza dei casi, l’individuazione dei contatti stretti in caso di contagio e la prescrizione dei tamponi diagnostici e di guarigione. Qui lavorano 24 persone tra medici, infermieri, assistenti sanitari e amministrativi che garantiscono la presenza sette giorni su sette, dalle 8 alle 18. “Per bloccare il contagio è importantissimo risalire al caso indice – spiega Ferro – cercando di circoscrivere il virus rispetto al resto della popolazione, dobbiamo evitare che i focolai si estendano e raggiungano le categorie più deboli. Per evitare una situazione come quella di marzo dobbiamo mantenere bassa l’età media dei contagi e per far questo è fondamentale rintracciare gli asintomatici”.

 

La Centrale Covid opera su due piani diversi: da un lato vengono seguiti i nuovi contagi e si prenotano i tamponi, compresi quelli necessari per uscire dall’isolamento, dall’altro il personale assegnato alla struttura si occupa di avvisare le persone che sono entrate in contatto con un positivo e che di conseguenza vengono messe in quarantena. In altre parole è in questo luogo che batte il cuore del contact tracing, dove si conducono le indagini epidemiologiche, in stretta connessione con la medicina territoriale, la medicina del lavoro e il mondo della scuola. “Un sistema che è stato accentrato per garantire uniformità alle inchieste epidemiologiche”, chiarisce Maria Grazia Zuccali direttrice dell’Unità operativa igiene e sanità pubblica di Apss.

 

La parte più difficile è gestire le telefonate in entrata perché la mole di lavoro è tale (e questa dipende molto dal crescente numero di contagi) che operatori e operatrici sono troppo occupati ad avvisare le persone positive al tampone e i contatti stretti. “Ogni positivo – afferma Zuccali – solitamente genera fra i 5 e i 10 contatti prima di essere avvisato, ma in alcuni casi si è arrivati anche a 50”.

 

Per far fronte a queste difficoltà, e a quelle derivanti dall’aumento dei contagi, è stato previsto di rimpolpare il numero degli operatori, con la conseguente apertura di altre linee telefoniche. “Non escludo che fra 15-20 giorni – il commento di Ferro – se i numeri dovessero continuare ad aumentare, potremmo dover riorganizzare il dipartimento, bloccando alcune attività e indirizzando le energie al contenimento del Covid”. Una soluzione avvallata dall’assessora alla Salute Stefania Segnana: “Siamo pronti a implementare l’organico qualora il carico di lavoro dovesse aumentare ulteriormente, da parte mia posso confermare che in questo dipartimento c’è sempre tanto da fare, non ci ferma mai”.

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