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Raccolta mele, un imprenditore denunciato per sfruttamento del lavoro: 8 braccianti costretti a dormire in un garage senza riscaldamento

E' successo in un'azienda agricola in Val di Non. L’imprenditore riconosceva ai suoi operai un numero di giorni/lavoro inferiore a quello reale e, per ognuno, sistematicamente, un ridotto numero di ore (6 anziché 9)

Pubblicato il - 19 June 2020 - 09:29

CLES. Li faceva dormire in un garage senza pavimento e senza alcun mezzo per riscaldarsi ma non solo. A 8 braccianti, impegnati a raccogliere mele, un imprenditore riconosceva anche meno ore di lavoro rispetto a quelle reali assieme a tante altre irregolarità.

 

È questa la situazione in cui si sono venuti a trovare, nello scorso autunno, 8 stranieri occupati nell’attività di raccolta delle mele in Val di Non. Lo hanno stabilito i Carabinieri della Compagnia di Cles nel corso di un’inchiesta condotta in collaborazione con personale dell’ufficio lavoro della Pat e conclusasi con la denuncia all’autorità giudiziaria per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di un imprenditore locale. L’uomo è stato anche contravvenzionato per 4000 euro poiché non aveva assicurato due dipendenti.

 

Che le cose non fossero del tutto a posto in un’azienda agricola della Val di Non i carabinieri dell’Aliquota Radiomobile lo avevano compreso il 26 ottobre dello scorso anno. In quella data, infatti, erano intervenuti presso un meleto di Predaia per dirimere un’accesa controversia tra datore di lavoro ed operaio.

 

Il titolare, infatti, per contestare quello che lui definiva un certo lassismo al proprio dipendente, aveva iniziato a scagliargli contro alcune mele. L'operaio che si trovava su una scala per schivare i frutti aveva finito per perdere l’equilibrio ed era caduto riportando fortunatamente soltanto delle lesioni lievi.

 

Quel pomeriggio, l’identificazione degli altri 7 raccoglitori, di origine africana come quello preso di mira, mise in evidenza un singolare aspetto: alcuni di loro, in passato, erano stati controllati presso centri commerciali e supermercati del trentino mentre erano intenti ad elemosinare. Perciò, per poter comprendere se il loro stato di bisogno li avesse potuti spingere a trovare ed accettare assunzioni fatte di illegittimi compromessi e rinunce, vennero intrapresi, in collaborazione con personale dell’ufficio lavoro della Pat, accertamenti e verifiche.

 

Le indagini sono proseguite anche grazie alle testimonianze dei raccoglitori e all’analisi della documentazione relativa al loro rapporto di lavoro. Controlli che hanno messo in luce diverse irregolarità.

 

Carabinieri ed ispettori del lavoro hanno infatti riscontrato che l’imprenditore riconosceva ai suoi operai un numero di giorni/lavoro inferiore a quello reale e, per ognuno, sistematicamente, un ridotto numero di ore (6 anziché 9). Agli 8 stranieri, persone in regola con il permesso di soggiorno, offriva inoltre condizioni alloggiative degradanti ospitandoli all’interno di un garage normalmente usato come deposito di attrezzi e parcheggio di mezzi agricoli, uno stanzone fatiscente, senza pavimento e non riscaldato, in cui erano stati collocati ben 13 posti letto, allestiti con materassi e coperte logori. Gli operai avevano firmato un contratto di lavoro che rispettava i parametri fissati da quello “collettivo provinciale di categoria” ma la realtà era ben diversa.

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