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''Sentivamo le urla strazianti e il ruglio dell’orso, abbiamo iniziato ad agitare le braccia e mio fratello ha trascinato via il ferito''

Il racconto dei due fratelli che hanno soccorso il carabiniere aggredito sabato notte ad Andalo: "Non volevamo né fare gli eroi né altro ma non potevamo abbandonarlo e fortunatamente siamo riusciti a far credere all’orso di essere più grandi di lui"

Di Tiziano Grottolo - 23 August 2020 - 20:15

TRENTO. “Avevamo appena finito lo spettacolo e stavamo raccogliendo le nostre cose quando abbiamo sentito delle grida d’aiuto, non potevamo ancora immaginare la scena che si saremo trovati davanti”. Così si apre il racconto di Marco Pesce, che assieme al fratello Sergio ha affrontato l’orso che pochi minuti prima aveva aggredito il carabiniere 24enne.

 

Come confermato dalla ricostruzione della Pat il plantigrado ha sferrato l’attacco tra le 22e30 e le 23 mentre il 24enne stava percorrendo la passeggiata che costeggia il lago di Andalo in compagnia di un’amica. È stata proprio quest’ultima la prima a cercare aiuto.

 

Marco e Sergio si trovano lì per caso perché assieme alla loro compagnia avevano appena portato in scena lo spettacolo “Circo pirata”. I due fratelli con gli altri compagni Jonathan, Ricardo e Paola sono stati raggiunti dalle grida di un terzo ragazzo che chiedeva aiuto: “Assieme a mio fratello gli siamo corsi incontro senza sapere cosa stesse succedendo, poi abbiamo visto la ragazza che continuava a ripetere ‘lo ha ammazzato’, ‘lo ha ammazzato’, ancora non capivamo”.

 

Pochi metri più in là l’orso, secondo la provincia M57 un esemplare di 2 anni e mezzo del peso di 121 chili, stava attaccando il 24enne. Il buio e la concitazione del momento, una situazione terrorizzante tanto che Marco afferma sconcertato: “Era una furia, temevo potesse mangiarlo. Una scena raccapricciante – ribadisce – sentivamo le urla strazianti e il ruglio dell’orso”.

 

L’animale sovrastava completamente il giovane carabiniere: “Sia chiaro – dice Marco – non volevamo né fare gli eroi né altro ma non potevamo abbandonarlo, così ci siamo messi a urlare agitando le braccia”. La carica inaspettata deve aver colto l’orso di sorpresa che si allontanato di qualche metro. Mentre il fratello trascinava via il ferito Marco ha distratto il plantigrado il tempo necessario per ritirarsi, assieme a loro anche gli altri “pirati” Jonathan, Ricardo e Paola.

 

Nel frattempo il ragazzo aggredito è stato medicato Giacomo Benellini, il gestore del vicino campeggio (QUI la sua testimonianza). “Quando abbiamo allontanato l’orso il ragazzo ci ha messo un attimo a capire di essere libero, credo se la sia vista davvero brutta, fortunatamente siamo riusciti a far credere all’orso di essere più grandi di lui”.

 

 

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