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| 29 maggio | 11:04

Sinner, tra uno spot di un marchio di pasta e un sorso di birra rigorosamente gelata (e analcolica) ecco svelato il suo ''tallone d'Achille''

DAL BLOG
Di Franco Bragagna - 29 maggio 2026

"Pasta dc, la pasta di Jannik Sinner ..." Ovviamente non è la pasta di un antico partito di maggioranza, almeno "relativa", ma qui la si cita solo parzialmente per salvarla, "sarò franco", dalla stupidità del marketing in tv, questa sì "assoluta"! Su Eurosport è appena andata in scena la disfatta dell'eroe nazionale: lui si è bloccato, all'improvviso, ma il contorto meccanismo della pubblicità no! E "sarò franco": non è una cosa seria! In ogni angolo dello stivale dal suo divano, ancora tramortito dall'evento impronosticabile e dalla calura, altrettanto improvvisa, l'appassionato sta per lanciare contro il televisore il boccale di birra. E' il secondo ed è ancora mezzo pieno. Birra analcolica per fortuna, questo salva il televisore, il boccale, il parquet e ... anche il matrimonio. Ma si può? Jannik s'è arrestato sul più bello, la serrata sarabanda di spot pubblicitari che inneggia al campione assolutamente no!

 

Jannik stava dominando Cerundolo, il minore (anche in classifica) dei due fratelli argentini, Juan Manuel. E' il secondo turno del Roland-Garros, il torneo sulla terra battuta di Parigi, l'unico che manca al "carota-boy" per arrivare al Grande Slam di carriera: come il rito delle figurine di un tempo, Australian Open "celo", Wimbledon "celo", Us Open "celo", Roland-Garros manca... E per quest'anno continuerà a mancare! La scena tremenda "va in scena" sul centrale intitolato a Philippe Chatrier del centro sportivo di Parigi: 6-3, 6-2, quattro a zero che sta per diventare cinque a zero, diventa quattro a uno e poi cinque a uno per il numero uno del tennis mondiale. Quasi due ore di gioco facile per il "rosso" della val Pusteria sul "rosso" del centrale degli Internazionali di Francia. In meno di due ore si va al terzo turno e invece no ...

 

Jannik sta per servire per il match, come si suol dire. L'ex tennista altoatesino Andreas Seppi in telecronaca su Eurosport si accorge di una cosa: il suo amico e corregionale ("coprovinciale" suona male ...) dice al suo staff ciò che mai o quasi nella vita c'è da aspettarsi da lui, principe di correttezza, tolleranza e buona educazione. Chiede lo si lasci stare da solo con se stesso: lì per lì non si capisce, ma poi ecco che tutto cambia e comincia un'altra partita, proprio mentre il traguardo è lì, a un passo. Ma il tennis, la pallavolo talvolta gli somiglia, è fatto così: sport strano, non puoi fare melina fino al novantesimo minuto e oltre. I punti li devi fare anche tu, altrimenti il vantaggio acquisito non è più tale. E qui invece i punti li fa l'altro, per vincere 7-5 il terzo set e sei a uno gli altri due, fra pause ed interruzioni nelle quali Jannik cerca di venire a capo di una situazione insormontabile...

 

Addirittura è stato invitato da Simone Vagnozzi, uno dei suoi due allenatori, a perdere gli ultimi due game del quarto set per andare in condizioni solo decenti alla quinta e decisiva partita. Si capisce che Jannik è imbarazzato, anche con se stesso: mai ha regalato punti agli avversari, talvolta arriva anche a fare e provare qualche scambio in più, ma poi con fatica mentale estrema (quella fisica già lo sovrasta) prevale anche in lui la consapevolezza di tentare di salvare tutto nell'ultimo set. Dalla fine del terzo set e, almeno pareva in quel momento, dell'incontro è realmente cominciato un altro match: in campo l'argentino Juan Manuel Cerundolo contro "Achille" Sinner ed il suo tallone.

 

Ormai il tallone d'Achille del tennista altoatesino sembrano proprio essere le condizioni ambientali difficili, le temperature alte, l'umidità. Chiaro che dover giocare, come per tutti e quattro i tornei del Grande Slam al meglio dei tre set su cinque è una complicazione che, stavolta almeno visto il punteggio parziale, pareva scongiurata. Ma Jannik sul finire della terza "partita" è sembrato come quel 'motorino' di una volta che sta per arrestarsi e allora inserisci la "riserva" e, una volta in riserva torna ad andare veloce finché comincia a tossire fino ad arrestarsi del tutto: nel serbatoio mancava la "miscela", al due o tre per cento, benzina più olio com'era per i 'cinquantini' di allora. Che, se era un Ciao, potevi almeno pedalare pesantemente, ma quello di ieri è stato sì un Ciao, ma - per ora almeno - al torneo della capitale francese. 

 

Che anche lo scorso anno a Parigi ci fu per Jannik una (piccola, per lui non troppo piccola) delusione: in finale si dimostrò "umano" e, dopo aver vinto i primi due set e aver rischiato più volte di vincere la finale perse da Carlitos Alcaraz al quinto e dopo cinque ore di una finale intensissima, la più lunga della storia del Roland-Garros. Stavolta per "Achille" è andata diversamente. A fermarlo il suo tallone, il caldo. Come già al torneo di Shanghai dell'ottobre scorso quando si arrese per i crampi, ritirandosi a metà del terzo set dell'incontro del terzo turno del torneo cinese contro Tallon Griekspoor, il numero uno dei Paesi Bassi, oggi quarantesimo della classifica mondiale. Al numero uno del tennis mondiale era già capitato ad agosto nella finale di Cincinnati, negli Stati Uniti, contro l'allora numero due, Carlos Alcaraz: cinque a zero per lo spagnolo nel primo set e stop, Jannik non stava bene per niente e dovette ritirarsi.

 

Poi, il mese dopo, Sinner avrebbe perso contro Carlitos in quattro partite a Flushing Meadows, New York, la finale degli Us Open. Aveva sofferto, ma era riuscito a vincere perdendo un set, anche nel 'mille' di MonteCarlo il mese scorso contro il ceco Tomáš Macháč: vittoria in tre partite agli ottavi del torneo poi vinto dal pusterese nel Principato di Monaco. Difficoltà c'eran state anche a gennaio a Melbourne, negli Australian Open, al terzo turno contro l'americano Eliot Spizzirri: i crampi fermano Sinner nel terzo set, ma stavolta a salvarlo è ... proprio il caldo, per regolamento. Superati i 35 celsius di temperatura, la norma stabilisce che ci si fermi e si faccia partire il meccanismo della copertura del campo che prende il suo tempo e permette a Sinner di recuperare energie. Col tetto sopra la testa, Jannik ritrova condizione sufficiente per vincere in quattro set. Perderà poi in semifinale contro il serbo Novak Đokovič che verrà sconfitto in finale da Alcaraz.

 

Ha fatto fatica anche a Roma, il pusterese, nella semifinale serale contro il russo Daniil Medvedev: lì è l'umidità a metterlo in crisi, subentra anche l'ansia. Si riprende e sta per vincere, ma la pioggia interrompe l'incontro del centrale del Foro Italico a tardissima ora. Nella ripresa del pomeriggio seguente vince comodo e poi vincerà anche la finale contro il norvegese Casper Ruud. Insomma, visto il momento e le difficoltà fisiche dello spagnolo: Alcaraz + Sinner e capisci che i nostri eroi hanno i loro ... talloni, di Achille.

 

Intanto, tornando alla tv, nella parte finale dell'incontro fra Jannik Sinner e Juan Manuel Cerundolo, quando ormai la sorte pareva segnata, in telecronaca ad Andreas Seppi esce una cosa di questo tipo "chissà cosa dirà adesso la critica contro Jannik che per mesi non si è mai fermato a riposare nemmeno  un momento?". Già chissà, la stessa domanda se la faranno anche Jannik Sinner e tutto il suo staff. Stavolta non c'è stato lieto fine, nemmeno Paolo Bertolucci a dire in telecronaca su altra rete, come fa lui per ogni successo di Jannik "no trip for cats!", modo 'all'amatriciana' di dire che 'non c'è trippa per gatti!'. Ah, già la pasta, non all'Amatriciana però: la trasmissione sulla rete tv del torneo va avanti ed esce un altro spot pubblicitario. Stavolta è Jannik in persona a parlare "Io e dc, siam fatti della stessa pasta!".

 

L'appassionato ha già abbandonato il boccale di birra (analcolica) e, se romano, alla moglie che non sa che stava per avviare la causa per la separazione dice: "Aò, se famo du spaghi? De quell'altra pasta però. Barilla, Felicetti come te pare a te amò. Il marchio non conta. L'importante è che tenga...la cottura". 

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