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Sgominata una rete di pedofili, si scambiavano video e foto di bambini e bambine: 4 arresti (uno è un trentino) e 16 denunce

Si è trattato di una vasta e complessa operazione condotta dalla polizia postale di Venezia coordinata dal centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma. I pedofili utilizzavano la piattaforma Kik per scambiarsi il materiale

Pubblicato il - 15 ottobre 2020 - 12:31

VENEZIA. Una vera e propria rete di pedofili sparsi su buona parte del Nord Italia che tramite scambiava una grande quantità di immagini e video pedopornografiche utilizzando la piattaforma social, Kik. La polizia postale è, così, riuscita a risalire agli autori denunciando 16 persone e arrestandone 4 per divulgazione, cessione e detenzione di ingente quantità di immagini video e foto pedopornografiche. Nell’ambito dell’operazione, sono stati arrestati un sessantenne di Mantova, un trentenne di Brescia, un quarantenne di Modena e un cinquantenne trentino.

 

Si è trattato di una vasta e complessa operazione condotta dalla polizia postale di Venezia coordinata dal centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del servizio polizia postale e delle comunicazioni di Roma, disposta dalla Procura della repubblica presso il Tribunale di Venezia, nell’ambito del contrasto alla pedopornografia online che ha portato all’esecuzione di 16 decreti di perquisizione, arresti e a alla denuncia di altrettanti soggetti, di cui alcuni con precedenti specifici.

 

L’attività di indagine particolarmente complessa, che ha visto impegnate le unità specializzate della Polizia Postale di Venezia, si è sviluppata con la meticolosa analisi dei dati informatici e delle chat di messaggistica del social Kik e ha portato alla profilazione e alla identificazione di 16 utenti italiani che, scambiavano materiale pedopornografico all’interno di tale piattaforma. La polizia postale ha isolato la posizione dei singoli nickname recuperando per ognuno di loro il materiale condiviso ed estrapolando le connessioni Ip utili al prosieguo delle indagini. A quel punto una lunga e capillare attività di indagine fatta di ricerche Open Source Intelligence ha consentito di dare un nome ai nickname utilizzati in rete dai pedofili portandoli allo scoperto e fuori dall’anonimato della rete.

 

Diversamente dal più noto WhatsApp, dove l’utente è immediatamente identificabile a mezzo l’utenza cellulare, va ricordato che Kik permette l’accessibilità dal proprio smartphone, con un mero account. Il più “anziano” del gruppo ha oltre 60 anni, il più giovane 23. Si tratta di impiegati, camerieri, operai. Sequestrati migliaia di file. Sono stati sequestrati decine di telefonini e computer, dalla cui perquisizione informatica sono emersi importanti riscontri, sia in ordine al possesso ed allo scambio di materiale pedopornografico, sia in ordine all’appartenenza ai vari gruppi sui social utilizzati per la cessione del predetto materiale.

 

In sede di perquisizione sono stati riscontrati canali Telgram già noti per lo scambio di materiale pedopornografico e connessi anche a casi di Revenge-Porn per cui sono in corso ulteriori approfondimenti investigativi. Al termine delle attività è stato posto sotto sequestro, a disposizione dell’autorità giudiziaria procedente, un cospicuo numero di dispositivi informatici utilizzati dai soggetti per l’archiviazione e la veicolazione dei file immagine e video di natura pedopornografica unitamente a numerosi spazi cloud.

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