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Trento, padre Massimo ha lasciato il convento dei Cappuccini: ''Scelta difficile, non giudicatemi ma pregate per me''

Padre Massimo ha comunicato nelle scorse ore la decisione di lasciare il convento attraverso una lettera che è stata spedita ai tanti volontari che lavorano quotidianamente alla mensa dei Cappuccini in via delle Laste. Fra Nicola gestirà al momento il convento mentre arriverà un nuovo frate per la mensa dei poveri 

Di Giuseppe Fin - 11 luglio 2020 - 11:48

TRENTO. Fra Massimo, il padre del Convento dei cappuccini che da qualche anno si occupava della mensa dei poveri e che portava avanti, assieme ai suoi confratelli la struttura di via delle Laste di Trento, ha deciso di andarsene. Un fulmine a ciel sereno per i tantissimi volontari. Fra Massimo Lorandini, 47 anni, è molto conosciuto e ben voluto dall'intera comunità.

 

Era il più giovane dei frati cappuccini del convento quando nel 2016 decise di prendere le redini della struttura e della mensa dopo l'improvvisa e prematura morte di padre Fabrizio Forti. Un compito di non poco conto che è riuscito a portare avanti anche nei momenti più difficili cercando di aiutare famiglie in difficoltà e i tanti senzatetto che alla sera, alla mensa dei cappuccini, trovavano un posto al riparo e al caldo dove mangiare un pasto caldo ma anche essere ascoltati.

 

Nelle scorse ore padre Massimo ha deciso di inviare una lettera a tutti i volontari che in questi anni lo hanno aiutato attraverso la quale ha comunicato di lasciare il convento e di trascorrere un anno fuori dalle mura della struttura di via delle Laste. Una scelta che ha già messo in pratica visto che padre Massimo è già partito nelle scorse ore. Attualmente a gestire il convento c'è fra Nicola mentre nei prossimi giorni arriverà anche il frate che avrà il compito di coordinare la mensa dei poveri.

 

Padre Massimo è originario di Spormaggiore, è stato diversi anni ad Arco dove si è occupato di pastorale giovanile e nel 2014 è arrivato a Trento dove ha ricoperto il ruolo di vicario provinciale. Per lui, tra i momenti più duri di questi mesi, la morte del confratello, fra Giampiero. Lo ricorda nella lettera che ha inviato ai tanti volontari nelle ultime ore. “Dopo la morte di Gianpietro – scrive padre Massimo - ero spaesato e svuotato, mi sono trovato a terra come un pugile pestato; rialzandomi mi ero detto che nulla sarebbe stato come prima e che non avrei lasciato andare Gianpietro senza che il suo passaggio non producesse in me un cambiamento”.

 

Parla di un momento di riflessione sul suo modo di relazionarsi e sul rapporto con i propri confratelli precisando, però, che in tutto ciò non viene meno la sua fede in Gesù Cristo. In un altro passaggio della lettera mostra il momento difficile che padre Massimo sta attraversando. “Non vi nascondo - spiega ai volontari - che mi sento in colpa nell’interrompere il cammino iniziato tanti anni fa sulle orme di san Francesco e di lasciare voi in questo modo. Purtroppo una corda interiore si è spezzata e difficilmente riuscirò a rimetterla insieme; molte sono le questioni che mi mettono in discussione e prego che la luce che intravedo davanti a me si accresca sempre più e faccia germogliare la pianta di vita che mi attende”.

 

Infine l'invito ai tanti volontari e ai confratelli di non farsi prendere dallo sconforto e di avere coraggio per andare avanti con rinnovata forza. “Immagino che sarà difficile per voi capire questa mia scelta e vi prego solo di non giudicarmi e di pregare per me affinché il Signore della vita mi aiuti a imboccare la strada che porta al bene”. 

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