I frati Cappuccini se ne vanno, cosa accadrà al convento di Trento? Le parole del vescovo Tisi, la decisione sulla mensa dei poveri e chi arriverà
A delineare i progetti futuri per la struttura è stato l'arcivescovo Lauro Tisi in “Lievito e sale” la nuova Lettera alla comunità in occasione del patrono San Vigilio

TRENTO. Uno spazio che possa portare avanti la mensa dei poveri ma non solo: anche la dimora per la famiglia di un diacono permanente e alcune religiose. Vi troverà casa anche la comunità degli studenti universitari.
Sono questi alcuni tratti sul futuro che riguarda il convento dei Cappuccini a Trento di cui la Diocesi assumerà la gestione a partire dal prossimo autunno. A delineare i progetti futuri per la struttura è stato oggi l'arcivescovo Lauro Tisi in “Lievito e sale” la nuova Lettera alla comunità dell’arcivescovo Lauro in occasione del patrono San Vigilio.
L’Arcivescovo conferma l’intenzione di mantenere in vita la mensa dei poveri e ad alcune attività già in essere, individuando nel Convento un luogo di ricarica spirituale attorno alla Parola di Dio e un “cuore pulsante di vita caritativa e fraterna, a beneficio della comunità cittadina e diocesana”.
L'ADDIO DEI FRATI CAPPUCCINI
L’ufficialità della notizia, è arrivata lo scorso marzo con un comunicato in cui si dava conto dei lavori del Capitolo Ordinario della Provincia Veneta dei Frati Minori Cappuccini.
Accanto alla nomina del nuovo Ministro Provinciale nella figura di fra Alessandro Carollo, il “governo della Provincia, in comunione con l’assemblea dei frati capitolari, dopo il necessario discernimento, ha quindi – si legge nel comunicato – assunto impegni e preso decisioni che investono le nostre presenze sul territorio”. Si precisa in particolare che dal “prossimo mese di settembre, quando saranno formate le nuove famiglie, non saranno più costituite le fraternità di Rovigo, Bassano del Grappa e Trento”.
“In questi luoghi, dove i frati cappuccini sono sempre stati stimati e amati, ci rendiamo conto – sottolineano i religiosi – della difficoltà di accogliere questa nostra scelta, ma invitiamo comunque a cercare di comprendere il nostro bisogno di custodire lo stile e la bellezza della vita fraterna che oggi, a motivo della diminuzione dei frati, i grandi conventi non ci permettono. Desideriamo anche comunicare che faremo il possibile per custodire, in comunione con la Chiesa e la comunità locali, le opere che da tanti anni sono a servizio dei poveri e di aiuto alla società civile”.
L'ARCIDIOCESI DI TRENTO
La Diocesi proverà a raccoglierne il testimone, garantendo anzitutto la continuità del servizio della mensa dei poveri, grazie in particolare al contribuito dei tanti volontari alternatisi in questi anni.
Attorno alla mensa e ad alcune attività già in essere, spiega nel testo della lettera il vescovo Lauro “vorremmo che il Convento continuasse a tenere accesa la propria insegna evangelica, confermandosi cuore pulsante di vita caritativa e fraterna, a beneficio della comunità cittadina e diocesana”. Ecco allora che all’interno della struttura, oltre ai servizi ecclesiali più vicini al mondo della povertà, prenderanno dimora la famiglia di un diacono permanente e alcune religiose. Vi troverà casa anche la comunità degli studenti universitari.
A chi varcherà la soglia del Convento dai ragazzi della catechesi ai giovani in ricerca, agli adulti desiderosi di nuove motivazioni di fede saranno offerti incontri stabili con la Parola di Dio e momenti di spiritualità, in un percorso che conduca, quasi naturalmente, all’incontro con i poveri. “Vorremmo – spiega don Lauro - che le parrocchie guardassero al Convento come a un luogo dove si respira Vangelo vissuto, all’insegna di tre parole programmatiche: accoglienza, preghiera, fraternità. Dalla collina della città vorrei si riverberasse una luce di positività e di speranza. Mi piacerebbe veder espandersi la convinzione che la vicinanza alla fragilità è la principale urgenza pastorale della nostra Chiesa. Comunità in grado di farsi antenne sul territorio, aprire realmente le porte, sedersi accanto alle donne e agli uomini per ascoltare le storie di sofferenza di ciascuno. Testimoni e facilitatori di fraternità, nella sobrietà e nella gratuità”.
QUI LA LETTERA INTEGRALE


















