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Trento
22 settembre | 20:21

196 pasti al giorno, aumentano i senzatetto che chiedono aiuto al Punto d'Incontro. Civico: "Per molti si riduce la prospettiva concreta di futuro, servono servizi"

Da qualche tempo nella casa di via Travai, dove viveva don Dante, sono iniziati i lavori di ristrutturazione pagati per gran parte con i fondi  che provengono dalla “Missione 5” del Pnrr. La struttura tornerà a riaprire le proprie porte entro la fine del prossimo anno ma intanto, a pochi passi dal civico numero 1, nell'ex convento delle Orsoline, hanno trovato posto i nuovi spazi per accogliere chi oggi ancora vive in strada

196 pasti al giorno, aumentano i senzatetto che chiedono aiuto al Punto d'Incontro

TRENTO. C'è chi arriva all'ora di pranzo per trovare un piatto caldo, chi cerca un angolo dove riposarsi dopo aver trascorso una notte steso su un marciapiede o nell'anfratto di qualche palazzo senza riuscire a chiudere occhio, chi arriva con in mano un pacco di carte che rappresenta per il momento l'unico presente e futuro, chi cerca una doccia e chi, ancora, cerca solo qualcuno con cui parlare, un viso amico che non lo giudichi. 

 

Il cuore del Punto d'Incontro a Trento pulsa in ogni momento. E' un crocevia di persone che provengono da ogni parte del mondo, uno spazio che negli anni ha saputo  custodire l’intuizione originaria di don Dante, quella di “essere amico di coloro che non hanno amici”. Quasi 50 anni di storia, da quel 1977 quando don Dante Clauser decide di lasciare la parrocchia di San Pietro a Trento condividendo per un periodo la vita in strada con chi era senza una casa

 

Da qui la decisione di avviare l'esperienza nella casa di via Travai per offrire risposte ai bisogni primari delle persone  attraverso un invito a pranzo “siediti e parliamo”. Una storia da allora ad oggi fatta di persone e di relazioni che ha saputo crescere, adeguarsi ai bisogni che ci presenta il tempo ed evolvere dall'idea originaria messa in campo da don Dante senza mai dimenticarla. 

 

Da qualche tempo nella casa di via Travai, dove viveva don Dante, sono iniziati i lavori di ristrutturazione pagati per gran parte con i fondi  che provengono dalla “Missione 5” del Pnrr, destinati, tra l’altro, a interventi sociali nell’ambito della povertà estrema e della grave emarginazione. 

La struttura tornerà a riaprire le proprie porte entro la fine del prossimo anno ma intanto, a pochi passi dal civico numero 1, nell'ex convento delle Orsoline, hanno trovato posto i nuovi spazi per accogliere chi oggi ancora vive in strada.  Ed è proprio da questi spazi che oltre ad un pasto caldo viene data anche un'opportunità per ripartire e guardare avanti. 

 

“È evidente sotto i nostri occhi che aumentano le persone che vivono ai margini e contemporaneamente vediamo che si riduce ogni giorno per loro la prospettiva concreta di 'un posto'. Per questo come Punto d'Incontro vogliamo provare a fare un ponte fra quelli che arrivano prima in via Travai e oggi in via Rosmini con un'opportunità formativa per spezzare la dimensione in cui si trovano, per dare delle prospettive” spiega Mattia Civico  che da inizio del 2023 è direttore del Punto d'Incontro. 

 

Il lavoro, portato avanti da volontari e personale della struttura, è in continua crescita. E lo sono anche i bisogni di chi vive in strada e che riconoscono nel progetto fondato da don Dante un aiuto, una via d'uscita. A confermarlo sono i numeri dei servizi erogati. Secondo i dati, da gennaio ad agosto del 2024, alla mensa del Punto d'Incontro, sono stati serviti una media di 196 pasti al giorno. Oltre 2400 docce con contestuale consegna del cambio vestiti al bisogno e centinaia di lavatrici. E accanto a tutto questo c'è lo sportello legale in collaborazione con gli Avvocati della solidarietà con oltre 60 appuntamenti da inizio anno, quasi 400 appuntamenti con i sanitari del Gris e poi ancora l'attività di orientamento e tanto altro. 

 

“Le presenze quotidiane sono aumentate dopo il Covid – spiega Civico – ma questo riguarda non solo il Punto d'Incontro ma anche tutti gli altri servizi di bassa soglia che si sono trovati a dover fare i conti con il fatto che oltre alle persone che tradizionalmente frequentano le strutture e non hanno casa,  è stata registrata la presenza di tanti richiedenti protezione internazionale che hanno  tempi di attesa medio lunghi ed è chiaro che quindi ingrossano le file. Questo incide sui servizi, e se i posti letto si possono aumentare di qualche decina di unità questo non basta per la dimensione importante del fenomeno che sta mettendo sotto stress il sistema”. 

 

Al punto d'Incontro l'aiuto viene dato a tutti i senza dimora di fatto senza alcun genere di distinzione. Una rete di servizi che negli anni si è potenziata grazie alle collaborazioni nate con le altre strutture di accoglienza straordinaria monitorando gli interventi ed evitandone la sovrapposizione. 


“I bisogni delle persone sono cambiati nel corso degli anni– continua il direttore del Punto d'Incontro – e noi garantiamo a tutti un posto dove mangiare, riposare, dove poter chiedere aiuto ma non ci vogliamo fermare a questo. Ci sono persone giovanissime che vivono anche in maniera prolungata sulla strada e questo è un problema. Hanno poche prospettive di breve – medio periodo, sono esposte alla cosiddetta zona grigia. E noi cerchiamo di fare la nostra parte”.
Una parte che si è tradotta con il progetto “Un posto alla volta” orientata, tramite una raccolta fondi, a dare una opportunità di uscita dalla strada. Preparare un pasto, offrendo insieme anche un posto. E l'esempio è il  Laboratorio di Falegnameria, a Mattarello di Trento, dove già diverse persone hanno trovato un'opportunità di formazione al lavoro e di apprendimento professionale. 

Ad oggi sono stati fatti sette inserimenti nel laboratorio tutti autofinanziati per circa 1200 ore di formazione a cui a breve se ne aggiungeranno altri 5. A questi si affiancano anche 14 persone inviate dal Comune di Trento. Dare subito una prospettiva a chi non ha più nulla è la vera sfida del nostro tempo. “Vediamo le persone che arrivano qui nei primi due mesi che hanno ancora la spinta rispetto la voglia di fare e il futuro – spiega Civico – ma con il passare del tempo tutto questo si affievolisce. L'opportunità viene data sia per i richiedenti protezione internazionale non ancora nel sistema di accoglienza sia per le persone senza dimora  non richiedenti protezione”.

Ma quel “ponte” di inserimento nella società che il Punto d'Incontro oggi è impegnato a costruire, assieme a tante realtà, è formato da tanti piccoli pezzetti e tra questi troviamo anche i due appartamenti, per cinque posti complessivi, per aumentare  le potenzialità di inserimento nel lavoro in laboratorio. “Una persona senza dimora ha bisogno di un contesto diverso dove vivere, dalla strada non si riesce ad andare a lavorare”. Ad alcune persone viene data l'opportunità di formazione e di lavoro assieme ad un posto al caldo dove stare e dove riacquistare la propria autonomia riappropriandosi della vita che rischiavano di perdere per strada. 

 

Così a ragazzi e uomini anche al di sotto dei 30 anni ma fino ad oltre 50 anni viene data un nuova possibilità di vita. Non tutti provengono dall'estero. Non tutti sono arrivati in Italia per cercare un futuro migliore. Ci sono anche trentini che arrivano dalle valli e che fino a qualche anno fa nemmeno immaginavano di trovarsi in una situazione del genere. “Sono persone che dormono in strada, che a causa della rottura dei rapporti famigliari non hanno più una casa, ma anche chi dopo il Covid è ancora alla ricerca di una ripresa, di un posto di lavoro che ha perso durante pandemia e si è poi trovato ad affrontare  altri problemi” spiega Mattia Civico.  

 

La vita in strada è devastante. Dalla strada non si riesce a costruire nulla ed è nelle crepe di queste esistenze che il Punto di Incontro lavora in modo delicato e in silenzio. “Noi offriamo servizi di bassa soglia – continua il direttore – ma pensiamo che si debba spingere il più possibile le persone ad andarsene dalla strada. In Trentino esiste una importante filiera dell'accoglienza e questo nuovo luogo all'ex convento delle Orsoline può diventarne un elemento importante. L'esigenza è quella di strappare più persone possibili alla dimensione dell'attesa per accompagnarle in una dimensione di promozione e formativa con corsi d'italiano e le collaborazioni con le altre realtà del territorio come l'agenzia del lavoro. Qua ci sono delle persone che hanno davvero importanti capacità e il nostro impegno è di aiutarle”

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