Alzheimer, in Trentino 11 mila persone convivono con la demenza. Casanova: "L’80% pensa ancora che sia inevitabile con l’età, ma non è vero". Ecco i campanelli d'allarme
I numeri sono destinati a crescere con l'invecchiamento della popolazione e il sistema sanitario si trova davanti una sfida di non poco conto. L'esperta: "Gli studi dimostrano che il 45% delle demenze è prevedibile o comunque ritardabile nell'evoluzione"

TRENTO. Sono quasi 11 mila le persone che vivono con demenza in Trentino. Un dato che è destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni. L'aumento dei casi è connesso, infatti, all'invecchiamento della popolazione e le stime mostrano che la crescita riguarda soprattutto le fasce di età più avanzate.
Ma la demenza e in particolare l'Alzheimer, nonostante quello che si pensa, non è una questione solo di età. "Secondo studi scientifici 1'80% della popolazione è ancora convinta che la demenza sia inevitabile caratteristica dell'età, ma non è vero" ci spiega la dottoressa Anna Casanova direttrice del Dipartimento ad attività integrata anziani e longevità dell'Asuit.
E proprio qui si gioca una parte decisiva della partita perché è fondamentale, in vista di quello che il sistema sanitario dovrà affrontare in futuro, riconoscere i segnali, intervenire presto, lavorare sulla prevenzione e prepararsi anche a diagnosi e terapie nuove.
Dottoressa Casanova, qual è oggi la situazione dell'Alzheimer e delle altre forme di demenza in Trentino?
Sono circa 10800 le persone in Trentino a cui è stata diagnosticata una forma di demenza e circa 200 hanno un'età inferiore ai 65 anni. Come in tutto il territorio, le diagnosi sono in aumento e questo corrisponde all'aumento dell'età della popolazione che è il maggiore fattore di rischio. Le stime mostrano che la crescita riguarda soprattutto le fasce di età più avanzate, che sono anche quelle destinate ad aumentare maggiormente nei prossimi decenni.
Oggi l'Alzheimer rappresenta circa il 60% delle diagnosi di demenza. Stiamo parlando di patologie che colpiscono in prevalenza il sesso femminile.
Ci sono poi circa 8800 persone che presentano invece un disturbo cognitivo lieve che non è detto evolva in demenza, ma che comunque necessita di monitoraggio.
Quali sono le fasce d'età maggiormente colpite?
La fascia di popolazione maggiormente interessata dalle demenze è quella oltre i 65 anni. Ma ci sono anche le demenze a esordio precoce, tra i 35 e i 64 anni, che vengono seguite dai neurologi mentre i pazienti di età più avanzata, vengono seguiti dai geriatri. E' bene sapere che sul territorio esistono dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze che sono costituiti da équipe multidisciplinari, formate da diverse figure professionali, tra cui neurologi, geriatri, infermieri, psicologi e terapisti. Il loro scopo e garantire la diagnosi, la presa in carico del paziente e la continuità delle cure
Fondamentale rimane l'approccio globale, che non consideri soltanto il paziente, ma anche la sua famiglia e il contesto in cui vive in un concetto di presa in carico integrata. Per questo motivo, la gestione della demenza richiede il coinvolgimento di più professionisti.
Quali sono i primi segnali che dovrebbero spingere una persona a rivolgersi al medico?
I campanelli più comuni sono la perdita di memoria, i momenti di confusione, le difficoltà nel ricordare fatti recenti o nel linguaggio. Ma bisogna stare attenti anche ad altri elementi, i cambiamenti di umore, il ritiro sociale o la difficoltà/rifiuto di eseguire attività che si portavano avanti stabilmente. Quando queste situazioni sono ripetute allora è importante rivolgersi al proprio medico di medicina generale.
Cosa fa il medico? Quale percorso deve affrontare il paziente in Trentino?
Il medico applica una scala iniziale di valutazione ed esegue la valutazione generale. Se secondo questa scala il paziente ha una problematica di decadimento cognitivo viene indirizzato ad un Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze. Sono 14 quelli distribuiti sul territorio provinciale nei vari distretti in un'organizzazione di rete.
Al loro interno viene seguito il percorso diagnostico terapeutico assistenziale (P-PDTA) previsto dalla nostra azienda, basato sulle linee nazionali e recepito nelle normative provinciali che promuovono la presa in carico del paziente a partire dalla prevenzione fino alle fasi terminali della patologia e comprendente l'informazione ed il sostegno ai pazienti ed ai familiari.
Quanto pesa ancora lo stigma legato all'Alzheimer e alla demenza in generale?
Ci sono studi che hanno dimostrato come l'80% delle persone pensa ancora che il quadro di demenza sia tipico dell'età e invece non lo è. Questo dimostra che c'è ancora un'idea di demenza non corretta in quanto solo correlata all'età. Dobbiamo però anche dire che c'è una maggiore presa di coscienza da parte della popolazione di queste tematiche e una maggiore attenzione nella presa in carico degli utenti con sostegno alle loro famiglie. Questo anche grazie all'importante attività portata avanti dalle associazioni nel territorio. Rilevante l'impegno nel sostegno alla costruzione delle Comunità amiche delle persone con demenza.
In futuro le diagnosi di demenza sono destinate ad aumentare. Il sistema sanitario è pronto ad affrontare questa situazione?
Ci si sta attivando. I percorsi dovranno adeguarsi anche in funzione sia delle prospettive terapeutiche che richiedono particolare attenzione diagnostica e di monitoraggio sia dell'importante coinvolgimento dei caregivers. Sono allo studio nuovi farmaci che in Italia non sono stati ancora autorizzati, ma è innegabile che le prospettive di cura e di diagnostica stanno evolvendo. Infatti ad oggi ci sono più di 150 farmaci nuovi in studio. Senza contare i supporti non farmacologici.
A livello nazionale abbiamo un piano che sta incentivando dei percorsi e ci sono anche progettualità che riguardano l'uso di App riferite alla stimolazione cognitiva che siano validate ovviamente a livello scientifico. Dobbiamo inoltre continuare a lavorare sulla prevenzione. Gli studi dimostrano che il 45% delle demenze è prevedibile o comunque ritardabile nell'evoluzione.
In che modo?
Ci sono diversi fattori, che coinvolgono tutte le fasi della vita, sui quali lavorare. Si parte dal livello di istruzione in età giovanile, la prevenzione dei traumi cranici e poi ci sono fattori come l'alimentazione, il movimento fisico, l'abolizione del fumo e dell'alcol, ma anche la correzione dei danni all'udito e alla vista e il contrasto dell'isolamento sociale. Tutto questo può prevenire in maniera significa l'esordio delle demenze


















